Questo
film è l’omonimo remake di un famoso horror di
successo del 1979, “Quando chiama uno Sconosciuto”,
riproponendone la storia a tinte forti inerente un duello
tra una ragazza ed un serial killer. Il film inizia con la
giovane protagonista Jill che viene messa in punizione dal
padre (a causa di eccessive ricariche telefoniche) e costretta
a fare per una sera da babysitter a due bambini, figli di
conoscenti, che abitano in un’enorme villa sulla sponda
di un lago che -classica situazione- è anche piuttosto
isolata. La serata procede tranquilla fino a quando, all’improvviso,
squilla il telefono. Alla cornetta sussurri e poi minacce.
Jill pensa che sia uno scherzo telefonico, ma quando le chiamate
si susseguono e chi è dall’altra parte dell’apparecchio
le chiede se ha controllato i bambini, la ragazza si allarma,
per poi scoprire che forse qualcuno è entrato in casa.
L’incubo è cominciato.
Prodotto dall’indipendente Screen Gems, CHIAMATA DA
UNO SCONOSCIUTO è un horror con ambizioni piuttosto
bassine, su tutti i fronti: sceneggiatura, regia, sviluppo
della storia ed interpretazioni. Diretto con poca inventiva
da Simon West (“Con Air” e “Tomb Rider”),
al quale però riconosciamo un certo impegno nel costruire
carrellate e soggettive, il film presenta un impianto narrativo
stile “gioco al gatto e topo” in un ambiente ristretto
come quello di una casa e simile a quanto già visto
in tanti altri film (pensate, ad esempio, a "Scream").
Il regista gioca con la tensione dello spettatore nascondendo
fino all’ultimo l’identità del cattivo
ed impostando la narrazione su un clima di attesa fino allo
scontro finale che dovrebbe generare inquietudine nello spettatore,
e per un pò il gioco regge risultando anche intrigante;
ma poi, diventa pesante e snervante vedere la protagonista
agitarsi e spaventarsi da sola per quasi tutta la durata del
film, nonostante il fatto che West riesca ad usare abbastanza
bene l’ambientazione labirintica della casa. Purtroppo
però ci sono troppi difetti narrativi ai quali si somma
anche una risoluzione estremamente debole e che risulta non
valere l’attesa subita dal pubblico. Nonostante quindi
l’aggiornamento, questo nuovo CHIAMATA DA UNO SCONOSCIUTO
non ha un briciolo del fascino visivo dell’originale
del ‘79, infinitamente più bello ed inquietante.
Causa principale di questo è anche da imputare alla
sceneggiatura a dir poco raffazzonata e pensata per teen-agers
che alleggerisce eccessivamente la struttura del racconto
originale eliminando molti elementi (come la sfida tra Baby
sitter e serial killer a distanza di anni) e lasciando inalterata
solo la sinossi del duello preda-vittima dilatando la parte
iniziale con l’assedio telefonico che diventa il fulcro
del sequel. Il film, svuotato narrativamente, ha davvero poco
da raccontare e, pur giocato sulla tensione di una minaccia
invisibile ed incombente, riproduce solo parzialmente il clima
claustrofobico e lugubre del primo film, preferendo un facile
effetto pauroso grazie a banali colpi di scena nobilitati
–lo riconosciamo- da alcuni validi accorgimenti tecnici
e citazioni cinematografiche. I dialoghi estremamente banali
non aiutano comunque ad alzare il livello francamente medio-basso
di questo horror, ulteriormente affossato dalle pessime performance
interpretative dei protagonisti (soprattutto Camilla Belle),
da bocciare senza pietà.
Non tutto è da buttare di questo film, il quale comunque
regala qualche brivido, ma francamente è preferibile
noleggiarlo in videoteca e vederselo comodamente a casa piuttosto
che spendere tempo e denaro per andarlo a vedere al cinema.
Paolo
Pugliese