CHE - L'ARGENTINO

Titolo Originale: The Argentine
Genere: Biografico/Drammatico
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Peter Buchman
Cast: Benicio Del Toro, Franka Potente, Carlos Bardem, Kahlil Mendez, Yul Vazquez, Demián Bichir, Rodrigo Santoro
Colonna Sonora: Alberto Iglesias
Produzione: Laura Bickford Productions, Morena Films, Telecinco, Wild Bunch
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 131 minuti
Data di uscita: 10 Aprile 2009

 

Primo episodio di un film in due parti (sarà seguito da “Guerrilla”), “Che - L’Argentino” appare fin da subito come l’opera più convincente e coraggiosa (prodotta con fondi privati ed ancora senza un distributore in USA) di Steven Soderbergh, fin dai tempi di “Traffic”.
Il regista ha effettuato un’asciutta ricostruzione storica della vita di un personaggio cardine del XX° secolo come Ernesto “Che” Guevara: il risultato è un rigoroso esempio di docu-fiction nel quale il racconto si attiene strettamente ai fatti, con flashback dove immagini di repertorio e filmati da cine-giornale vengono replicati in un vivido bianco e nero per dare maggiore fedeltà al racconto.
Assistiamo dunque alla decisione di Ernesto Guevara di abbandonare la carriera di medico e combattere per la libertà del popolo latino americano, unendosi nel 1956 ai guerriglieri di Fidel Castro, in viaggio verso l’isola di Cuba per rovesciare il dittatore Fulgencio Batista. Un viaggio costellato da privazioni e difficoltà attraverso le lande della Sierra Maestra e scandito dalle azioni di guerriglia, fino ad arrivare alla vittoriosa battaglia di Santa Clara.

“Che – L’Argentino” racconta la storia della rivoluzione cubana in maniera obiettiva e non retorica, frutto di un lungo studio e di una pianificazione costellata di ostacoli e ritardi; qua e là il peso di un’opera diligentemente redatta si fa sentire, sia per la scansione narrativa degli eventi sia per alcuni dialoghi fortemente esaustivi, ma ciò non nuoce alla lettura complessiva di un ritratto d'epoca tradizionale che potrà non entusiasmare molti spettatori, però difficilmente sarà dimenticato.
Il ritmo del film è lento non certamente per esigenze stilistiche, ma per dare il giusto spazio ad un’introspezione dei personaggi in maniera non illustrativa, ma suggerita facendo luce sulle motivazioni, l’idealismo, la fatica ed il sacrificio del Comandante e dei suoi Guerillas attraverso scelte, gesti, sguardi, parole.

Come per il ritratto, profondamente umano e non iconico dei personaggi, sono assolutamente encomiabili anche le interpretazioni di Benicio Del Toro e dello sconosciuto Demián Bichir, nei rispettivi ruoli di Guevara e Castro. I due attori hanno interpretato i loro personaggi con efficacia ed attenzione, persino nella riproduzione dei loro tic, senza però scadere nell’elegiaco o nel macchiettismo.
Da ricordare anche l’ottima fotografia (sempre di Soderbergh) che riproduce i colori della Cuba degli anni ’50, oltre ad alcune sequenze da antologia cinematografica come la spettacolare e cruda guerriglia a Santa Clara.

Paolo Pugliese