Meryl
e Paul Morgan, una coppia di New York in piena crisi matrimoniale,
assistono involontariamente a un omicidio. Entrati nel programma
di protezione testimoni dell’FBI, vengono trasferiti
sotto falso nome in una desolata cittadina del Wyoming. La
convivenza forzata e l’impatto con un modo di vivere
più lento, semplice e a contatto con la natura, riavvicinerà
la coppia; ma il killer è sempre sulle loro tracce…
Hugh Grant incarna il solito ruolo di un uomo benestante e
ironico, finto imbranato e sensibile al fascino femminile,
nel quale da anni si trova perfettamente a suo agio (Quattro
matrimoni e un funerale, Nine Months, Notting Hill, fino
ai più recenti Bridget Jones); Sarah Jessica
Parker ripropone il personaggio alla Sex and the City
che l’ha consacrata a fama internazionale: donna in
carriera, verbosa e glamour, nevrotica e iperattiva, ma in
fondo inguaribilmente romantica.
Le
gag comiche di questo film dovrebbero nascere dal fatto di
vedere questi due attori, che lo spettatore è abituato
a vedere in abiti eleganti e in atteggiamenti raffinati, catapultati
dalla chiassosa vita metropolitana in un paesino sperduto
tra le Montagne Rocciose, dove passano le giornate in pigiama
e tuta da ginnastica, a montare maldestramente cavalli, tagliare
legna, mirare contenitori di latta, mungere vacche, difendersi
da orsi grizzly e guardare film di John Wayne.
Eppure c’è qualcosa che non convince: i momenti
esilaranti sono del tutto assenti, le battute umoristiche
ci sono, ma poche e incapaci di creare un’atmosfera
realmente comica; più che altro si ride a denti stretti
o si sorride appena. L’altro elemento che avrebbe dovuto
funzionare da catalizzatore di comicità è l’innesto
di interferenze thriller e poliziesche nel genere ormai consolidato
della commedia romantica. Un’operazione nella quale,
del resto, Lawrence aveva già dato prova di brillantezza
e originalità nelle sceneggiature di Miss Detective
e relativo sequel. Ma, anche sotto questo aspetto, Che
fine hanno fatto i Morgan? fallisce nel tentativo di
far ridere.
Il problema è che dei tre registri che si incrociano
durante il film (comico, sentimentale e thriller), quello
comico avrebbe dovuto avere un ruolo fondamentale e unificante:
la comicità doveva essere più fitta e serrata,
e invece viene relegata a pochi episodi divertenti, che si
inseriscono senza soluzione di continuità in una trama
di fondo piuttosto monotona e prevedibile. La mancanza di
sistematicità della vis comica rende poco apprezzabili
persino i siparietti sentimentali e gli inserti polizieschi,
che anziché funzionare da varianti capaci di arricchire
la trama e creare spunti per alimentare nuove situazioni umoristiche,
contribuiscono ad ovattare ulteriormente una comicità
già stanca e consumata.
Che
fine hanno fatto i Morgan? è una commedia che
basa tutto il suo potenziale comico sul prendersi gioco dello
stereotipo: dai cittadini tipo newyorkesi, iper impegnati,
sempre di corsa e in costante crisi esistenziale; agli abitanti
dell’America reazionaria e selvaggia, appassionati di
rodei e di bistecche.
Peccato che in realtà il regista con i cliché
ci giochi davvero poco, prendendosi troppo sul serio e sacralizzando
il matrimonio con un lieto fine soporifero. Ci si aspettava
molto di più dal sodalizio Lawrence-Grant, che in passato
era stato capace di produrre commedie decisamente più
godibili, come Two Weeks Notice- Due settimane per
innamorarsi e Scrivimi una canzone.
Qualche dubbio lo lascia anche Sarah Jessica Parker: non tanto
per la sua performance, che probabilmente è il massimo
che poteva fare, ma proprio perché non sembra essere
la figura femminile più adatta da abbinare a Hugh Grant.
Il fatto è che da sempre la commedia si riserva di
affiancare personaggi molto diversi tra loro per suscitare
il riso: la Parker è troppo simile all’attore
inglese, che avrebbe avuto bisogno di una “spalla”
più esuberante e meno intellettuale come controcanto
alla sua ironia un po’ “abbottonata” (e
lo dimostra, nelle precedenti commedie, la scelta vincente
di partner come Sandra Bullock e Drew Barrymore).
In definitiva, si tratta di un film che avrebbe anche gli
ingredienti giusti per attrarre in sala il pubblico e promettergli
un paio d’ore di svago compiaciuto, ma che purtroppo
disattende tutte le aspettative. Tipico esempio di quando
il disimpegno si trasforma più in sbadigli che in sorrisi.
Ilaria
Colla