CHE FINE HANNO FATTO I MORGAN?

Titolo Originale: Did You Hear About the Morgans?
Genere: Commedia/Romantico
Regia: Marc Lawrence
Sceneggiatura: Marc Lawrence
Cast: Sarah Jessica Parker, Hugh Grant, Sam Elliott, Mary Steenburgen, Elisabeth Moss, Kim Shaw, Michael Kelly
Colonna Sonora: Theodore Shapiro
Produzione: Castle Rock Entertainment, Banter, Relativity Media
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 100 minuti
Data di uscita: 19 febbraio 2010

 

Meryl e Paul Morgan, una coppia di New York in piena crisi matrimoniale, assistono involontariamente a un omicidio. Entrati nel programma di protezione testimoni dell’FBI, vengono trasferiti sotto falso nome in una desolata cittadina del Wyoming. La convivenza forzata e l’impatto con un modo di vivere più lento, semplice e a contatto con la natura, riavvicinerà la coppia; ma il killer è sempre sulle loro tracce…
Hugh Grant incarna il solito ruolo di un uomo benestante e ironico, finto imbranato e sensibile al fascino femminile, nel quale da anni si trova perfettamente a suo agio (Quattro matrimoni e un funerale, Nine Months, Notting Hill, fino ai più recenti Bridget Jones); Sarah Jessica Parker ripropone il personaggio alla Sex and the City che l’ha consacrata a fama internazionale: donna in carriera, verbosa e glamour, nevrotica e iperattiva, ma in fondo inguaribilmente romantica.

Le gag comiche di questo film dovrebbero nascere dal fatto di vedere questi due attori, che lo spettatore è abituato a vedere in abiti eleganti e in atteggiamenti raffinati, catapultati dalla chiassosa vita metropolitana in un paesino sperduto tra le Montagne Rocciose, dove passano le giornate in pigiama e tuta da ginnastica, a montare maldestramente cavalli, tagliare legna, mirare contenitori di latta, mungere vacche, difendersi da orsi grizzly e guardare film di John Wayne.
Eppure c’è qualcosa che non convince: i momenti esilaranti sono del tutto assenti, le battute umoristiche ci sono, ma poche e incapaci di creare un’atmosfera realmente comica; più che altro si ride a denti stretti o si sorride appena. L’altro elemento che avrebbe dovuto funzionare da catalizzatore di comicità è l’innesto di interferenze thriller e poliziesche nel genere ormai consolidato della commedia romantica. Un’operazione nella quale, del resto, Lawrence aveva già dato prova di brillantezza e originalità nelle sceneggiature di Miss Detective e relativo sequel. Ma, anche sotto questo aspetto, Che fine hanno fatto i Morgan? fallisce nel tentativo di far ridere.
Il problema è che dei tre registri che si incrociano durante il film (comico, sentimentale e thriller), quello comico avrebbe dovuto avere un ruolo fondamentale e unificante: la comicità doveva essere più fitta e serrata, e invece viene relegata a pochi episodi divertenti, che si inseriscono senza soluzione di continuità in una trama di fondo piuttosto monotona e prevedibile. La mancanza di sistematicità della vis comica rende poco apprezzabili persino i siparietti sentimentali e gli inserti polizieschi, che anziché funzionare da varianti capaci di arricchire la trama e creare spunti per alimentare nuove situazioni umoristiche, contribuiscono ad ovattare ulteriormente una comicità già stanca e consumata.

Che fine hanno fatto i Morgan? è una commedia che basa tutto il suo potenziale comico sul prendersi gioco dello stereotipo: dai cittadini tipo newyorkesi, iper impegnati, sempre di corsa e in costante crisi esistenziale; agli abitanti dell’America reazionaria e selvaggia, appassionati di rodei e di bistecche.
Peccato che in realtà il regista con i cliché ci giochi davvero poco, prendendosi troppo sul serio e sacralizzando il matrimonio con un lieto fine soporifero. Ci si aspettava molto di più dal sodalizio Lawrence-Grant, che in passato era stato capace di produrre commedie decisamente più godibili, come Two Weeks Notice- Due settimane per innamorarsi e Scrivimi una canzone.
Qualche dubbio lo lascia anche Sarah Jessica Parker: non tanto per la sua performance, che probabilmente è il massimo che poteva fare, ma proprio perché non sembra essere la figura femminile più adatta da abbinare a Hugh Grant. Il fatto è che da sempre la commedia si riserva di affiancare personaggi molto diversi tra loro per suscitare il riso: la Parker è troppo simile all’attore inglese, che avrebbe avuto bisogno di una “spalla” più esuberante e meno intellettuale come controcanto alla sua ironia un po’ “abbottonata” (e lo dimostra, nelle precedenti commedie, la scelta vincente di partner come Sandra Bullock e Drew Barrymore).
In definitiva, si tratta di un film che avrebbe anche gli ingredienti giusti per attrarre in sala il pubblico e promettergli un paio d’ore di svago compiaciuto, ma che purtroppo disattende tutte le aspettative. Tipico esempio di quando il disimpegno si trasforma più in sbadigli che in sorrisi.

Ilaria Colla