Milano.
Checco, agente della security di una misera discoteca della
Brianza, a causa del pericolo di attentati che richiede misure
straordinarie per i luoghi a rischio e grazie anche ad alcune
raccomandazioni, si ritrova a lavorare come addetto alla sicurezza
del Duomo di Milano. In poco tempo, per le sue scarsissime
capacità intellettuali che provocano infiniti malintesi,
Checco diventa la vera minaccia al patrimonio artistico italiano
e presto ci si rende conto di non aver fatto un grande affare
ad assumerlo. Intanto Checco incontra Farah, una studentessa
d’architettura che si finge francese e se ne innamora.
Farah in realtà è araba ed è a Milano
per portare a termine la sua personalissima vendetta attraverso
un attentato terroristico. La bella ragazza intuisce subito
che Checco, ignorante come pochi, potrebbe essere un perfetto
e inconsapevole alleato per i suoi piani. Tutto sembra andare
bene per lei, ma Farah non ha fatto i conti con l'animo di
Checco e della sua famiglia che cambierà per sempre
le sorti della sua vita.
Torna
sul grande schermo Luca Medici con la sua maschera di italiano
beota Checco Zalone, che si conferma il nuovo alfiere della
commedia nazional-popolare italiana, scalzando i vari De Sica
& company grazie allo straordinario successo di pubblico
di questo suo secondo film. Sempre in coppia con il fidato
regista-sceneggiatore Gennaro Nunziante, Medici/Zalone interpreta
una storia semplice ed un po’ già vista, meno
esilarante rispetto al precedente “Cado dalle Nubi”,
ma anche meglio strutturata a livello di sintassi narrativa.
Non ci troviamo certo di fronte ad un’opera epocale,
ma è da riconoscere lo sforzo degli autori di non adagiarsi
sugli allori con una storia gratuita al servizio dell’ennesimo
comico televisivo approdato al cinema con personaggio comico
e relativi tic e tormentoni. Al contrario, come è già
successo per “Cado dalle Nubi”, Zalone è
protagonista di una trama di senso compiuto che, tra gags
varie, propone anche una grottesca e sarcastica ironia su
vari archetipi negativi che affliggono il nostro paese: la
scarsa meritocrazia nelle assunzioni, il meccanismo delle
raccomandazioni, l’imporsi dell’ignoranza becera
e del maschilismo, l’abuso di potere di certi esponenti
delle forze dell’ordine; persino i tabù del pericolo
del terrorismo islamico (vedi l’attentato del Big Ben
di Londra scongiurato dalle cozze tarantine) e l’impegno
dei nostri soldati nel medio oriente (riassumibile con la
battuta del militare in carriera: “Quali sono i miei
ideali per andare in Afghanistan? Mi pagano 6.000 euro al
mese per non fare un ca##o, questo è il mio ideale.”)
vengono messi ferocemente alla berlina.
“Che
bella Giornata” non ha comunque né il pregio
né l’intenzione di essere un’opera satirica
sui mali del nostro paese; è una commedia facile e
diretta che celebra anche valori come la coesione familiare,
le tradizioni e l’integrazione sociale, ma sempre comunque
in maniera molto leggera, quasi da accompagnamento alle vicende
del protagonista. Con una regia basilare, ma agile e focalizzata
sui singoli personaggi, Luca Medici ripropone la sua maschera
Zalone con maggiore capacità interpretativa, nonostante
una comicità basata quasi essenzialmente sulla fisicità
e le peculiarità del suo personaggio piuttosto che
sulle pieghe della storia, i cui momenti più esilaranti
sono contenuti soprattutto nella seconda parte del film, con
un primo tempo più debole a livello comico che funge
da introduzione a storia e personaggi. Ottimo l’apporto
al film da parte di bravi caratteristi come Rocco Papaleo,
Ivano Marescotti e Tullio Solenghi (il suo Monsignore è
straordinario nella sua compostezza ed ambiguità) che
danno alle vicende del film un valore aggiunto non indifferente,
oltre alla brava esordiente Nahiha Akkari ed un esilarante
cameo (specie per chi conosce il suo stile musicale) del cantante
Caparezza.
Paolo
Pugliese