Seconda
parte del corposo ritratto del “Che” Guevara di
Steven Soderbergh e Benicio Del Toro, Guerriglia racconta
il dopo Rivoluzione Cubana, concentrandosi sulla campagna
boliviana che avrebbe dovuto dare inizio alla grande rivoluzione
latino-americana. Assistiamo ad una storia dura di tenacia,
sacrificio e coraggio nella quale Guevara porta avanti strenuamente
una guerriglia destinata però alla sconfitta, con la
morte del rivoluzionario.
Se
il timbro registico della prima_parte
era quello di un documentario con il punto di vista storico
in primo piano, questa seconda parte è incentrata invece
sull’uomo anziché l’icona rivoluzionaria;
il film è raccontato sulla falsariga di un diario personale,
narrativamente più lineare del precedente episodio
e strutturato con meno flashback, ma con una sintassi maggiormente
amplificata su passaggi introspettivi e riflessivi che possono
essere scambiati per lentezza e ripetitività. La regia
di Soderbergh è stilisticamente ineccepibile, con una
linea filologica sobria e realistica che, attraverso la proposizione
del contrasto tra uomini e paesaggi naturali selvaggi ed impervi
-quali l’entroterra boliviano- sottolinea la
solitudine e la coerenza di personaggi disposti a sacrificare
tutto per i propri ideali. I 300 giorni della guerriglia in
Bolivia contro le milizie del presidente Barrientos, vengono
raccontati in maniera flessibile e intima, con una cinepresa
a spalla che segue Guevara con uno sparuto gruppo di combattenti
cubani mentre fugge, combatte e tenta di sollevare un popolo
di contadini vessati contro un potere di Stato crudele e corrotto.
Il risultato stilistico è di grande impatto emotivo
e va oltre i limiti narrativi della sceneggiatura, trasmettendo
al pubblico la passione ed i tormenti idealistici del “Che”
senza scadere in una rappresentazione agiografica.
L’
iconografia di Guevara degli ultimi 40 anni del XX° secolo
sono infatti messi da parte dal regista, che si concentra
sul fattore umano per dare un ritratto doloroso e veritiero
del “Che”, mostrandoci la fatica e l’ isolamento
della guerriglia, i suoi problemi d’asma, la sua nuova
identità, l’addio alla famiglia con i figli che
non lo riconoscono; tutti elementi che smontano il mito glorioso
di un uomo il cui volto è celebre come quello di una
Rockstar, consegnandoci invece un’immagine sofferente
di una persona in quanto tale, con pregi e virtù, con
successi ed errori, destinata ad essere ricordata come eroe
e martire per i propri ideali rivoluzionari, in un’epoca
di grande contrasto tra fermenti libertari e dittature paramilitari.
Marco
Valerio