CHE (Parte II°) - GUERRIGLIA

Titolo Originale: Guerrilla
Genere: Biografico/Drammatico
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Peter Buchman
Cast: Benicio Del Toro, Lou Diamond Phillips, Franka Potente, Benjamin Bratt, Julia Ormond, Catalina Sandino Moreno, Kahlil Mendez, Yul Vazquez, René Lavan, Edgar Ramirez, Jordi Mollà, Carlos Bardem, Demián Bichir, Rodrigo Santoro
Colonna Sonora: Alberto Iglesias
Produzione: Laura Bickford Productions, Morena Films, Telecinco, Wild Bunch
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 132 minuti
Data di uscita: 30 Aprile 2009

 

Seconda parte del corposo ritratto del “Che” Guevara di Steven Soderbergh e Benicio Del Toro, Guerriglia racconta il dopo Rivoluzione Cubana, concentrandosi sulla campagna boliviana che avrebbe dovuto dare inizio alla grande rivoluzione latino-americana. Assistiamo ad una storia dura di tenacia, sacrificio e coraggio nella quale Guevara porta avanti strenuamente una guerriglia destinata però alla sconfitta, con la morte del rivoluzionario.

Se il timbro registico della prima_parte era quello di un documentario con il punto di vista storico in primo piano, questa seconda parte è incentrata invece sull’uomo anziché l’icona rivoluzionaria; il film è raccontato sulla falsariga di un diario personale, narrativamente più lineare del precedente episodio e strutturato con meno flashback, ma con una sintassi maggiormente amplificata su passaggi introspettivi e riflessivi che possono essere scambiati per lentezza e ripetitività. La regia di Soderbergh è stilisticamente ineccepibile, con una linea filologica sobria e realistica che, attraverso la proposizione del contrasto tra uomini e paesaggi naturali selvaggi ed impervi -quali l’entroterra boliviano- sottolinea la solitudine e la coerenza di personaggi disposti a sacrificare tutto per i propri ideali. I 300 giorni della guerriglia in Bolivia contro le milizie del presidente Barrientos, vengono raccontati in maniera flessibile e intima, con una cinepresa a spalla che segue Guevara con uno sparuto gruppo di combattenti cubani mentre fugge, combatte e tenta di sollevare un popolo di contadini vessati contro un potere di Stato crudele e corrotto. Il risultato stilistico è di grande impatto emotivo e va oltre i limiti narrativi della sceneggiatura, trasmettendo al pubblico la passione ed i tormenti idealistici del “Che” senza scadere in una rappresentazione agiografica.

L’ iconografia di Guevara degli ultimi 40 anni del XX° secolo sono infatti messi da parte dal regista, che si concentra sul fattore umano per dare un ritratto doloroso e veritiero del “Che”, mostrandoci la fatica e l’ isolamento della guerriglia, i suoi problemi d’asma, la sua nuova identità, l’addio alla famiglia con i figli che non lo riconoscono; tutti elementi che smontano il mito glorioso di un uomo il cui volto è celebre come quello di una Rockstar, consegnandoci invece un’immagine sofferente di una persona in quanto tale, con pregi e virtù, con successi ed errori, destinata ad essere ricordata come eroe e martire per i propri ideali rivoluzionari, in un’epoca di grande contrasto tra fermenti libertari e dittature paramilitari.

Marco Valerio