In
un mondo popolato da automobili, Saetta McQueen è una
giovane e rampante macchina da corsa con il sogno di vincere
la prestigiosa Piston Cup. Durante il tragitto in California,
dove correrà la finale della coppa, Saetta si perde
lungo la Route 66 ed approda nella desolata Radiator City
dove distrugge suo malgrado la strada principale: condannato
a ripararla prima di potersene andare, durante il suo soggiorno
forzato la giovane auto farà la conoscenza del candido
Carl Attrezzi (un carro attrezzi arrugginito chiamato dagli
amici Cricchetto), della bella Sally (una Porche
911) e del saggio Dottor Hudson (una Hudson Hornet del 1951),
grazie alla cui amicizia riscoprirà i veri valori della
vita e diventerà un campione migliore di quanto pensasse
di essere prima. CARS è l’ultimo parto della
prestigiosa Pixar di John Lasseter e Joe Ranft (quelli de
“Gli Incredibili”, “Toy Story” e “Alla
ricerca di Nemo”) e sicuramente, dal punto di vista
della grafica, è il film di animazione digitale più
spettacolare mai realizzato fino ad ora: evolutissimo, realistico
e curato nei minimi particolari (vedi i paesaggi finemente
riprodotti oppure i giochi di luce e di riflesso sulle carenature
delle auto), con un’animazione molto fluida e naturale
che riproduce in maniera realistica le dinamiche (spesso velocissime)
di movimento delle auto, tenendo conto delle leggi della fisica
inerenti inerzia e forza centrifuga.
Se, però, per quanto riguarda il lato visivo, CARS
è una gioia per gli occhi da godersi soprattutto sul
grande schermo (certi preziosismi grafici, ad esempio, negli
stadi durante le gare sarebbero sacrificati sul piccolo schermo…),
dal punto di vista narrativo delude un bel po’.
Intendiamoci, il film è molto divertente, però
non è eccezionale soprattutto per i canoni alti a cui
quei geni della Pixar ci hanno abituato nel corso degli anni.
CARS ha un inizio dinamico e fulminante ambientato durante
una rocambolesca gara, ma quando la storia entra nel vivo
rallentando un po’ il ritmo narrativo a favore dell’introspezione,
si rivela molto "americana" con una sinossi assolutamente
non originale e già vista in molti altri film (il protagonista
egocentrico che, grazie agli altri, diventa migliore scoprendo
le piccole/grandi cose della vita come il valore dell’amicizia).
Anche se la trama viene sviluppata in maniera garbata e non
infantile, cercando di evitare troppe ovvietà, l’esito
purtroppo è scontato ed alla fine perde un po’
di mordente sulle belle premesse iniziali. Inoltre ci sono
davvero poche gags rispetto alle altre pellicole della Pixar
(le migliori restano quelle legate alla Fiat 500 Luigi e l’omaggio
finale dei film della Pixar in chiave automobilistica), mentre
le caratterizzazioni dei personaggi si rivelano molto curate,
ma senza gridare troppo al miracolo.
Per quanto riguarda il doppiaggio in italiano, spesso vituperato
a causa di un frequente uso di caratterizzazioni dialettali,
non possiamo fare comparazioni con i dialoghi originali (c'erano
le voci di Paul Newman ed altri attori come Owen Wilson e
Tony Shalhoub ad esempio...), ma non ci è sembrato
niente di orrido, con una Sabrina Ferilli che doppiava in
maniera pulita (senza accento "romano", forse solo
un pò impostata) la Porsche Sally, l’attore Marco
Messeri nel ruolo (irriconoscibile) di Carl Attrezzi e Marco
della Noce (il comico di Zelig col tormentone di "Viva
la Ferrariii") che ha dato la voce a Luigi, l’utilitaria
italiana appassionata della Ferrari (quindi, ci stava anche
abbastanza bene il doppiaggio caratterizzato, seppur in bolognese).
Orrido, invece, il cameo verbale di Shumacker: 4 parole senza
alcuna inflessione o tonalità.
Per il resto, il film scorre tranquillo verso il finale con
un montaggio veloce e dinamico, una bella colonna sonora ed
alcune riflessioni interessanti come una malinconica nostalgia
di epoche e tecnologie del passato più semplici e genuine.
Sicuramente CARS è qualche spanna sotto gli altri lavori
della Pixar, ma rimane comunque un prodotto godibilissimo
per grandi e piccini.
Paolo
Pugliese