Diventa
un film per la regia di Renzo Martinelli la storia di una
grande leggenda dello sport italiano, Primo Carnera, soprannominato
"La Montagna che Cammina".
Nato nel 1906 in un piccolo paese del Friuli, Primo Carnera
(Andrea Iaia) insegue una vita migliore e fugge giovanissimo
dalla miseria emigrando in Francia. Grazie alla sua l'imponenza
fisica (era alto oltre 2 metri per 126 chili), trova
lavoro in un circo come attrazione, venendo notato da Paul
Journée, ex campione francese dei pesi massimi, che
lo segnala al più famoso manager di boxe di quei tempi:
Léon Sée (F. Murray Abraham).
Inizia così la carriera di Carnera nel mondo del pugilato,
diventando nel 1933 campione mondiale dei pesi massimi quando
batterà Jack Sherkley allo storico incontro presso
il Madison Square Garden di New York.
Poteva
essere un evento importante per il nostro cinema questo “Carnera
– The Walking Mountain”, un biopic italiano storico-nazionalista
(non se ne vedono molti in giro...) su un personaggio
di grande fascino, girato con una certa larghezza di mezzi,
un cast internazionale e con diverse sequenze altamente spettacolari
grazie ad un lungo lavoro di post-produzione, con effetti
speciali digitali che hanno ricostruito luoghi storici come
il Royal Albert Hall di Londra oppure il Madison Square Garden
di New York. Ma la storia sul grande schermo della vita, il
successo e il triste declino di un vero e proprio gigante
del pugilato ha una resa francamente tutt’altro che
riuscita e convincente.
Non
convince, infatti, la ricostruzione poco realistica e molto
romanzata della vita di Carnera, con toni eccessivamente melodrammatici
ed enfatici nel tratteggiare la dimensione umana del protagonista/eroe
della gente comune, con un forte elogio della perseveranza,
della virtù e dei valori familiari.
Il regista Martinelli, di cui ricordiamo il thriller "Piazza
Delle Cinque Lune" ed il controverso “Il Mercante
di Pietre”, si prende molte libertà biografiche
ed è più propenso a narrare un racconto moraleggiante
sul personaggio di Carnera che attenersi ai fatti veri e propri;
c’è l’ambizione di illustrare un’intera
epoca -quella del ventennio fascista- attraverso la vita del
protagonista, ma si fa strada nella mente dello spettatore
il sospetto di una certa strumentalizzazione propagandistica.
Un
prodotto di stampo televisivo ambizioso ma poco genuino nelle
intenzioni narrative e molto artificioso nella messa in opera,
che banalizza tutti gli aspetti storici, biografici e sociologici
che si era proposto di rappresentare, in una sarabanda retorica
e moraleggiante che si conclude senza rinunciare al classico
happy end consolatorio e melò da operetta.
Nonostante tutto, “Carnera – The Walking Mountain”
potrebbe piacere a molti, per un certo impianto spettacolare
dal sapore tipicamente esterofilo, anche se l'eccesso stilistico
è dietro l'angolo. Convincenti gli attori italiani
Andrea Iaia, Paolo Seganti ed Anna Valle.
Marco
Valerio