CAPTIVITY

Titolo Originale: Id.
Genere: Thriller
Regia: Roland Joffé
Sceneggiatura: Larry Cohen & Joseph Tura
Cast: Elisha Cuthbert, Daniel Gillies, Pruitt Taylor Vince
Colonna Sonora: Marco Beltrami
Produzione: Mark Damon, Sergei Konov, Gary Mehlman, Leonid Minkovski
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 97 minuti

 

Una fotomodella famosa (Elisha Cuthbert) viene misteriosamente rapita e segregata in una cella completamente sigillata, osservata costantemente dal suo carceriere mascherato che la sottopone a raccapriccianti e sadiche punizioni qualora lei si ribelli. Completamente isolata, la ragazza scopre che un’altra persona è tenuta prigioniera in una cella adiacente alla sua: un giovane con cui finisce per stringere un legame di solidarietà, ma tutto questo fa parte di un piano programmato dal carceriere, anzi, dai carcerieri...

Sarò breve: siamo di fronte ad un film totalmente inutile e la causa di questo giudizio è una trama desolante e gratuita che scimmiotta maldestramente altri film ed affonda miseramente nel vuoto spinto di contenuti ed idee.
Già il concetto di base non era per nulla originale e questo avrebbe dovuto stimolare gli autori ad inventarsi qualcosa di nuovo o almeno di credibile, ma invece tutto viene mal sviluppato con idee deboli e poco coerenti (il piano dei carcerieri ad esempio), limitandosi a replicare maldestramente l’estetica del disgusto, della tortura e della segregazione già ampiamente sviscerata da film come “Saw” ed “Hostel”.
Ed infatti, la storia appare già vista altrove e va avanti senza sapere dove andare a parare, diventando prevedibile senza riuscire neanche a salvarsi in corner con un colpo di scena plausibile (anzi, tutt’altro), fino alla conclusione con la solita mattanza finale.

Proprio non riesco a capacitarmi come un regista “serio” come Roland Joffé (autore di film corposi come “Urla nel Silenzio”, “Mission” e “Vatel”) abbia accettato di dirigere un thriller così miserrimo e banale come questo “Captivity”; un film dove non c’è nulla che vada per il verso giusto, a parte un inizio inquietante con un’atmosfera malsana che faceva ben sperare, ma che poi lascia il posto ad una serie di sviluppi stiracchiati e convenzioni narrative da cinema horror di ultima generazione che finiscono per far scivolare la trama nell’assurdo involontario e nella noia.

Paolo Pugliese