"Captain
America: Il Primo Vendicatore" è l’adattamento
cinematografico dell’omonimo supereroe dei fumetti,
creato da Jack Kirby negli anni ’40 e rilanciato negli
anni ’60 dalla Marvel Comics, la casa editrice titolare
di altri famosi personaggi come Spider-Man, X-Men, Thor e
Hulk. Il film è ambientato negli anni ’40, in
piena Seconda Guerra Mondiale, con le avventure del soldato
Steve Rogers: un giovane scartato dall’esercito americano
a causa del suo fisico minuto che, però, viene scelto
come cavia per un esperimento segreto di potenziamento fisico
teso a creare il prototipo di super-soldato. Il progetto è
condotto dal Dr. Abraham Erskine, inventore di un preparato
chimico che agisce direttamente sul DNA, incrementando le
prestazioni fisiche (forza, velocità, resistenza, agilità)
a livelli sovrumani. La morte di Erskine, ucciso da una spia
nazista infiltrata, fa sì che Steve Rogers sia l'unica
persona ad usufruire dei benefici apportati dal siero, divenendo
così un esemplare unico. Steve sarà utilizzato
sia come arma segreta contro il Terzo Reich sia come veicolo
di propaganda, indossando una divisa dai colori della bandiera
americana ed usando uno scudo corazzato come arma di difesa
e d'attacco. Divenuto Capitan America, si scontrerà
contro due agenti di Hitler, lo spietato gerarca chiamato
Il Teschio Rosso e il suo collaboratore Arnim Zola i quali,
a capo della divisione segreta del Terzo Reich chiamata Hydra,
perseguono il fine di distruggere l’America grazie ad
una potentissima arma segreta.
"Captain
America: Il Primo Vendicatore" è una pellicola
che nasce non come prodotto a sé stante, ma come parte
di un cross-over cinematografico, ovvero una saga
sviluppata tramite film con protagonisti diversi; un esperimento,
mai tentato prima nella storia del cinema, che collega narrativamente
questo lungometraggio ad altri, quali i due “Iron Man”,
“The Incredible Hulk” e il recente “Thor”,
per poi confluire nel film corale “The Avengers”,
in uscita nel 2012.
Nel ruolo di Capitan America c’è la giovane star
Chris Evans, protagonista degli action-movie “Cellular”
e “The Losers”, oltre al fantascientifico “Sunshine”
ed i due film sui “Fantastici 4” (nei quali
era un altro personaggio dei fumetti, la Torcia Umana),
che qui compie un salto qualitativo a livello di interpretazione
personale, senza però riuscire a trasmettere sul grande
schermo il carisma e la profondità del personaggio,
specie quando si cala nei panni di un supereroe che, al tempo
stesso, è un arma, un patriota, un soldato. La sua
nemesi, il Teschio Rosso, è invece interpretato con
gelido zelo da un ottimo Hugo Weaving (noto per il ruolo
dell’agente Smith nella trilogia di “Matrix”
o del giustiziere mascherato in “V per Vendetta”),
bravo a far trasparire l’alterigia e l’ambizione
del suo personaggio, nonostante la sceneggiatura lo presenti
con poco spessore e con motivazioni non ben specificate.
Diretto
in maniera onesta ed artigianale da Joe Johnston (“Wolfman”,
“Jumanji”, “The Rocketeer”), il film
ha il pregio di cercare di trattare in maniera realistica
e coerente le origini di un eroe molto classico e propagandistico
dei fumetti americani, mettendo saggiamente da parte qualsiasi
retorica a stelle e strisce e qualsiasi apparente intento
di celebrare le forze armate statunitensi. La prima parte
è sicuramente la migliore, lineare ed asciutta tanto
nell’ambientazione (molto credibili le scenografie
anni ‘40), quanto nella storia del protagonista,
aggiornando e modificando alcuni elementi del fumetto in funzione
del film, ma comunque nella forma più armonica possibile,
concedendo anche una strizzata d’occhio ai lettori (vedi
la presenza di alcuni personaggi storici come Bucky e l’Howling
Commando, oppure il cameo di Stan Lee, l’autore delle
storie negli anni ’60). La seconda parte è
invece più debole da un punto di vista concettuale
e narrativo, nonostante sia quella che contiene la maggior
parte delle sequenze d’azione: il personaggio, infatti,
quando diventa un supereroe, perde quella credibilità
che aveva precedentemente guadagnato come semplice essere
umano; questo a causa di un raccordo narrativo degli eventi
e dell’evoluzione caratteriale non curato nei minimi
dettagli in fase di sceneggiatura, peccando di un’eccessiva
linearità e superficialità che viene resa ancor
più evidente dalle doti scarsamente autoriali e poco
introspettive di un regista come Joe Johnston, impeccabile
dal punto di vista tecnico, ma poco idoneo a conferire sostanza
e spunti di riflessione a fatti e personaggi della storia.
Inoltre, nonostante abbia “occhio” da cinema sensazionalistico
americano, adatto a pellicole di cassetta, Johnston non riesce
ad infondere alla narrazione un tono epico, a causa principalmente
della sua incapacità nel realizzare sequenze d’azione
elaborate, con un risultato finale poco spettacolare.
In
sostanza, “Captain America” è un prodotto
d’intrattenimento di medio livello, che non vola alto,
ma non raschia neanche il fondo del barile, vantando alcuni
pregi come un cast di interpreti di supporto ben assortito
e soprattutto un’ impostazione visiva da fantascienza
retrò che non lo rende un film di guerra (ed infatti
non si vede l’ombra di un nazista), bensì un
film fanta-eroistico. Una pellicola che, nei suoi evidenti
limiti, sconta anche il fatto di essere un progetto nel quale
i produttori non hanno creduto fino in fondo, sia per la scelta
dei nomi degli autori, sia per un budget non troppo ampio,
anche se comunque dignitoso.
Infine, una nota di demerito al solito, insicuro, doppiaggio
in italiano, il quale – per ragioni di marketing –
si piega a chiamare il personaggio non Capitan, ma Captain
America, con un effetto nei dialoghi abbastanza ridicolo
e da cugini poveri di provincia.
Paolo
Pugliese