La
vita di Pietro Paladini (Nanni Moretti) è perfetta:
è un manager televisivo di successo, ha un buon lavoro
ed una bella famiglia, ma la tragedia è dietro l’angolo.
Un giorno, mentre si trova al mare e salva la vita ad una
sconosciuta (Isabella Ferrari), sua moglie Lara muore da sola
in casa. Pietro si rammarica silenziosamente di non essere
stato con lei in quel tragico momento, ma è incapace
di elaborare il lutto né di piangerne la perdita, entrando
in uno stato di “caos calmo”. Dopo il
funerale, accompagna la figlia di dieci anni a scuola e decide
di aspettarla per tutta la durata delle lezioni, fino all’uscita,
chiuso nella sua auto oppure seduto sulla panchina della piazzetta
davanti all’istituto. Il giorno dopo anche e così
quello ancora, trascurando il lavoro ed il resto della sua
vita. La sua calma apparente sconcerta parenti, colleghi ed
amici, che si avvicinano a lui per consolarlo e per esprimere
il loro dolore per la morte di Lara, trovando però
una persona dall’atteggiamento indecifrabile di non
ostentazione del lutto, che diventa suo malgrado una sorta
di punto di riferimento. Questo, fino al momento in cui Pietro
sarà pronto per superare il suo stato di sospensione
ed affrontare davvero la scomparsa della moglie, anche grazie
ad Eleonora, la donna da lui salvata.
“Caos
Calmo” non è certamente una pellicola facile
perché costringe lo spettatore a pensare, a partecipare
emotivamente alla vicenda e confrontarsi con alcuni temi trattati:
in sintesi, pur non essendo un capolavoro a causa di una certa
incompletezza di fondo nel tirare le somme finali della storia,
il film propone un lucido percorso interiore di sofferenza
raccontato però con toni sereni e rarefatti, non ermetici
né patetici né tantomeno consolatori.
Il regista Antonello Grimaldi è stato abile a raccontare
con una certa sensibilità una storia introspettiva
che fa da specchio a diversi temi d’attualità
italiana (anche se non tutti espressi efficacemente), nonché
ad un malessere diffuso della nostra società odierna,
ma alla fine perde leggermente di vista le linee guida del
racconto e le due ore di durata pesano un pò agli occhi
dello spettatore.
Non
era certo facile ridurre efficacemente per immagini l’omonimo,
bel romanzo Premio Strega di Sandro Veronesi, con
una storia interiore fatta di silenzi, sfumature e risvolti
morali certamente non di semplice lettura, ma ad alcune lacune
corrispondono diversi pregi e “Caos Calmo” risulta
alla fine un film essenziale ed elegante, anche ricco di spunti
di riflessione quali -ad esempio- la negazione/accettazione
di un lutto, oppure le dinamiche che intercorrono tra un padre
ed una figlia in seguito alla scomparsa della moglie/madre.
E’ doveroso riconoscere però che il risultato
finale più che discreto non si deve completamente alla
sceneggiatura, ma anche alla regia sobria ed avvolgente di
Grimaldi nonché all’ottima interpretazione di
Nanni Moretti. Benché il regista-attore si misuri nuovamente
con un ruolo di una persona colpita da un lutto familiare
(vedi “La Stanza del Figlio”), lo fa con sfumature
inedite, esprimendo la sofferenza silenziosa del suo personaggio
con un’interpretazione misurata e naturale (bellissima,
ad esempio, la scena del pianto solitario).
Il rischio di risultare enfatici era alto, ma sia il protagonista
che gli attori comprimari sono stati ben scelti e quasi tutti
credibili nei propri ruoli: bravi Silvio Orlando, Isabella
Ferrari, Piera Degli Esposti e per una volta anche Alessandro
Gassman, mentre fuori registro appare la pur ottima Valeria
Golino, nei panni della cognata del protagonista che interpreta
con eccessiva enfasi e nervosismo.
Paolo
Pugliese