In
una piccola comunità boscaiola di 700 anni fa, la bella
Valerie (Amanda Seyfried) è innamorata del taglialegna
Peter, ma viene promessa in sposa dalla famiglia al più
agiato Henry, il giovane fabbro del villaggio. Improvvisamente,
la sorella maggiore di Valerie viene uccisa da un lupo mannaro.
Per anni, la popolazione del luogo ha mantenuto una difficile
tregua con la bestia, offrendo alla creatura un sacrificio
animale mensile. Ma il lupo ora pretende una vita umana. Il
prete chiama il famoso cacciatore di lupi mannari, padre Solomon
(Gary Oldman), per aiutarli ad uccidere la bestia. Ma Solomon
avverte che il lupo, che assume forma umana durante il giorno,
potrebbe essere uno qualsiasi degli abitanti del villaggio.
Mentre il bilancio delle vittime aumenta con ogni luna, Valerie
inizia a sospettare che il lupo mannaro possa essere qualcuno
a lei molto vicino…
Versione
gotica e horror della fiaba “Cappuccetto Rosso”
dei fratelli Grimm, questo film ha una storia dai toni adulti
e cupi che mescola con efficacia tematiche horror a quelle
di avventura e dramma sentimentale. Più complesso di
quanto possa apparire, il film espone il pubblico ad un percorso
labirintico di segreti che affiorano dal passato e influenzano
il presente dei vari personaggi, le cui interazioni vanno
ad arricchire il percorso della favola originale che assume
i contorni di un Giallo. Non rinunciando ai vari dettagli
iconici della fiaba, che vengono riveduti e corretti (compresi,
naturalmente, il cappuccio Rosso, il paniere e la domanda
“Nonna, che occhi grandi che hai…”), la
regista Catherine Hardwicke (“Twilight”, “Lords
of Dogtown”) gestisce con parsimonia la tensione del
racconto, costruendo una progressiva pressione conflittuale
basata principalmente sul mistero di chi possa essere in realtà
il Lupo. L’attenzione della regista per la dimensione
claustrofobica del villaggio sotto assedio, evidenziata anche
da una fotografia dai toni cupi, è forse l’elemento
meglio sviluppato del film: un clima di fobia, sospetto e
paranoia umana che arricchisce ed al tempo stesso rende più
palpabile l’arcana minaccia del Licantropo, a dispetto
però dell’introspezione sommaria dei personaggi
e del meccanismo del triangolo amoroso poco approfondito.
Tra
le pecche del film c’è un finale sotto tono che
sconta la progressiva sottrazione dei personaggi dal gruppo
dei sospetti, perdendo di credibilità e smorzando l’andamento
in crescendo del Pathos narrativo con un confronto debole
e fin troppo sintetico. La protagonista Amanda Seyfried, già
vista nel musical “Mamma Mia!”, ha un volto interessante
e fuori dagli schemi Hollywoodiani.
Paolo
Pugliese