BURN AFTER READING - A PROVA DI SPIA

Titolo Originale: Burn After Reading
Genere: Commedia
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Cast: Gorge Clooney, Brad Pitt, Frances McDormand, Tilda Swinton, John Malkovich, Richard Jenkins
Colonna Sonora: Carter Burwell
Produzione: Mike Zoss Productions, Working Title Films
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 96 minuti
Data di uscita: 19 settembre 2008

 

Dopo l’Oscar del folgorante “Non è un Paese per Vecchi”, i fratelli Coen ci propongono stavolta una commedia nera che ironizza in maniera beffarda ed agrodolce sull'America di oggi e sull'idiozia umana, con una storia incrociata a base di intrighi, tradimenti, burocrazia e controspionaggio, interpretata da un cast d’eccezione: Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich, Frances McDormand (Premio Oscar per “Fargo”) e Tilda Swinton.
Il film si presenta a prima vista come una satira sul mondo dei servizi segreti raccontando le vicende dell’analista della CIA Ozzie Cox (Malkovich) che, dopo essere stato retrocesso per alcolismo ed essersi orgogliosamente licenziato, intende scrivere un libro con le sue memorie il cui testo, con rivelazioni sugli affari sporchi dell’agenzia segreta americana, viene memorizzato su un CdRom. Il dischetto viene accidentalmente in possesso di un trainer di fitness (Pitt), il quale insieme alla sua collega Linda (McDormand), pensa di ricattare Cox. La vicenda si allarga poi alla moglie algida e priva di scrupoli di Cox (Swinton) ed al suo amante Harry (Clooney), pedine di un fitto gioco ad incastro volutamente non lineare e pieno di sfumature, alcune delle quali decisamente azzeccate.

Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa: "Burn After Reading" appartiene alla filmografia minore dei Coen e non è quel capolavoro che ci aspetteremmo dai due sagaci fratelli regista/sceneggiatore, piuttosto una commedia degli equivoci che nelle intenzioni degli autori dovrebbe fungere da parabola impietosa e farsesca sulla futilità delle relazioni interpersonali e delle aspirazioni umani nella società moderna, risultando però frustrata da una sceneggiatura che parte in maniera brillante ma poi si sgonfia progressivamente rivelando una quantità limitata di idee.
Non è tanto la storia in sé ad essere importante comunque, quanto il come è raccontata, con una leggerezza che nasconde una lucida ed intelligente riflessione sulla nostra epoca opulenta e superficiale evidenziando la mancanza di scrupoli dei protagonisti, i quali si rivelano tutti –chi più, chi meno- dei perdenti, dotati di scarsa intelligenza ed attitudini rispetto alle loro ambizioni ed ego.
C’è da evidenziare come, attraverso le caratterizzazioni e reazioni dei personaggi, i Coen disseminano lungo il film metafore e riflessioni che con sottile ironia derisoria puntano il dito contro la vacuità umana, ovvero l’ossessione per il proprio aspetto estetico, la tendenza a volersi arricchire facilmente ed a qualsiasi costo, il compatirsi con l’alcol oppure il vuoto degli incontri sessuali su Internet…
Gli attori svolgono un lavoro perfetto, primi tra tutti un inedito Brad Pitt (il suo “idiota” è adorabile), la sempre gradevole Frances McDormand ed un cupissimo Malkovich, mentre rimangono più in ombra Clooney (che gigioneggia un po’ troppo) e la pur brava Swinton che sta rimanendo prigioniera di un ruolo da carachter negativo.

Al di là dei suoi pregi, "Burn After Reading" ha una storia corale che soffre di una certa asimmetria tra la prima (la migliore a nostro avviso) e la seconda parte, dove si avverte una certa stanchezza narrativa; partendo da lontano, come un gigantesco ingranaggio che una volta acceso non può essere più fermato, la trama finisce per stritolare quasi tutti i personaggi: essi, come i pezzi di un puzzle, agiscono per la maggior parte del film senza alcun contatto tra loro, ma le cui vicende sono destinate ad incontrarsi nel finale che, nella migliore tradizione dei Coen, è ruvido e immediato, lasciando gli spettatori spiazzati (l’incontro tra i personaggi di Clooney e Pitt, ad esempio, ha un esito esilarante quanto imprevedibile).
La lacuna principale del film sta proprio in questo: un meccanismo narrativo lento ad ingranare ed eccessivamente rapido nello sviluppo che, sebbene il suo carattere ironico e grottesco, rimane comunque al di sotto dell’inventiva e della satira di pellicole come “Il Grande Lebowski”, “Fargo”, “Fratello dove sei?” o il mitico “Arizona Junior”.

Paolo Pugliese