Sam
e Tommy sono due fratelli molto legati tra loro, ma anche
profondamente diversi.
Sam, studente di successo con una brillante carriera sportiva,
sposa la bella Grace ex-cheerleader ai tempi del liceo e con
lei ha due bimbe. La carriera militare da marine lo porta
però ripetutamente ad abbandonare la propria famiglia
per la guerra in Afghanistan, finché un giorno non
fa più ritorno rimanendo vittima in un attentato.
Nel frattempo Tommy, appena uscito di prigione, da sempre
alla deriva senza un lavoro fisso e vittima del disprezzo
del padre che a lui preferisce il successo ed il patriottismo
del fratello Sam, alla morte del fratello si impegna a prendersi
cura di Grace e delle bambine, disorientate dall’improvvisa
scomparsa del padre.
Lentamente tra Tommy e Grace nasce un affetto profondo, che
si limita però ad un timido bacio a causa dei sensi
di colpa che entrambi nutrono.
La notizia che Sam è ancora vivo giunge proprio quando
Grace comincia a ritrovare la propria serenità, ma
il ritorno del marito porta con sé il segreto delle
atroci violenze che la lunga prigionia ha inflitto a Sam,
il quale, ormai segnato da terribili ricordi, stenterà
a riprendere il proprio ruolo di fratello, marito e padre,
mostrando gravi segni di squilibrio mentale.
Solo l’affetto di Grace e Tommy potrà aiutarlo
a rivelare il terribile segreto che si porta dentro.
Remake
del film danese Non desiderare la donna d’altri
di Susanne Bier, pluripremiato nel 2005 al Sundance Film Festival,
Brothers si avvale della valida regia di Jim Sheridan (In
America, The Boxer, Il Mio Piede Sinistro) e soprattutto
dell’ottimo trio di attori costituito dalla bella e
brava Natalie Portman, da Jake Gyllenhaal, uno dei volti più
interessanti nel panorama americano e, su tutti, da Tobey
Maguire, che abbandonato finalmente il costume da Spider Man
ci regala un personaggio profondo e struggente.
Il film ha già guadagnato due candidature ai Golden
Globe per Maguire come miglior attore protagonista in un ruolo
drammatico e per la miglior canzone con Winter degli
U2.
La
regia di Sheridan è incisiva, asciutta, punta sui volti
sofferenti e sconcertati dei suoi protagonisti. L’impatto
con le barbarie della guerra è diretto, chiaro, freddo,
come gelido è lo sguardo di Sam al ritorno dall’Afghanistan.
Sheridan realizza ancora una volta un’opera pienamente
riuscita, in cui le vicende private si mescolano a una realtà
tangibile e attuale, dove l’orrore della guerra si tramuta
in sguardi attoniti e disperati, dove la verità è
profonda ingiustizia ed obbliga al silenzio un eroe che eroe
non è ma vittima e carnefice allo stesso tempo.
La figura del soldato americano rigido e ligio al dovere si
sgretola davanti alla violenza, e la violenza travolge anche
chi la guerra non la vive in prima persona, ma ne subisce
le conseguenze emotive.
L’emotività dei tre protagonisti è il
fulcro su cui verte il film: tre anime che si incontrano e
si scontrano, sovrapponendo i propri ruoli e scambiandoli
confondendo l’assetto iniziale della storia. Ognuno
di loro troverà forse un nuovo posto alla fine della
vicenda ma dovrà in ogni caso affrontare profondi cambiamenti.
Giulia
Di Natale