BRONSON
 
Titolo Originale: Id.
Genere: Biografico/Drammatico/Grottesco
Regia: Nicolas Winding Refn
Sceneggiatura: Brock Norman Brock, Nicolas Winding Refn
Cast: Tom Hardy, Kelly Adams, Luing Andrews, Katy Barker, Gordon Brown, Amanda Burton, Mark Devenport, Paul Donnelly, Andrew Forbes
Colonna Sonora: Artisti vari
Produzione: Vertigo Films, 4DH Films, Aramid Entertainment, EM Media, Perfume Films
Paese d’origine: UK - 2008
Durata: 89 minuti
Data di uscita: 10 giugno 2011

 

Gran Bretagna, anni ‘70. Michael Gordon Peterson (Tom Hardy) nasce e cresce nei quartieri operai delle città britanniche dove negli anni cinquanta tutto sembra seguire un ordinato e regolare piano di sviluppo. Ma il suo destino è ben lontano dalla quieta routine della gente che lo circonda: dopo prime malefatte adolescenziali, come l’aggressione all’insegnante e ai compagni del liceo, Michael si prepara a colpi più grossi e, costruitosi un fucile a canne mozze, si presenta all’ufficio postale dove ruba 26.18 sterline. Per il furto Michael è condannato a sette anni di carcere durante i quali manifesta la sua indole irrequieta con ripetute aggressioni e provocazioni alle guardie carcerarie che non gli lesinano repliche a tono. La natura del personaggio non è affatto repressa dall’esperienza di reclusione ed anzi esploderà in un crescendo di violenza che lo pseudonimo Charles Bronson, affibbiatogli dall’impresario dei suoi primi incontri di boxe, stigmatizza perfettamente: dal 1987 Michael sarà conosciuto con il nome dell’attore americano diventato archetipo del duro e famoso protagonista di film western e d’azione degli anni ‘6’ e ‘70. La storia biografica di Peterson prosegue con salti cronologici fino ai giorni nostri: Michael alias Bronson è tutt’oggi - 2011 - in carcere, dove sconta la condanna all’ergastolo e dunque il resto della sua vita.

Con un ritardo di due anni, sulla scia dei premi e delle critiche lusinghiere ricevute in tutto il mondo, arriva anche in Italia “Bronson”, il personalissimo apologo del regista Nicolas Winding Refn sulla vita del detenuto più pericoloso d’Inghilterra. Un uomo che fu rilasciato per un breve periodo unicamente perché la regina d’Inghilterra decise che era troppo costoso tenerlo in carcere, dopo una lunga serie di danni a strutture e lesioni alle guardie. Il film di Winding Refn non è un biopic come tanti altri, né un’opera calligrafica di facile lettura: piuttosto è un pugno nello stomaco contro la società civile e il sistema carcerario inglese, raccontando la vita del protagonista con un approccio non scontato né gradevole, contaminato da sperimentazioni visive e narrative che contribuiscono a dipingere un quadro umano ruvido ed al tempo stesso barocco. In un mix di cronaca dei fatti, elementi di prison-movie ed atmosfere oniriche, il regista mette in campo una narrazione costituita da un linguaggio d’avanguardia, a metà strada tra lo psichedelico ed il grottesco, che utilizza per scavare nell’inconscio del personaggio, dandone un ritratto originale e profondo. In una ricostruzione vivace ed introspettiva, caratterizzata da un approccio visivo teatrale e volutamente scarno nella sua impostazione vintage, il film cambia registro narrativo più volte, passando da una cronaca serrata e claustrofobica dei fatti a siparietti da commediante onirico, nei quali il protagonista si rivolge allo stesso pubblico in sala, svelando l’aspetto più egocentrico e sardonico della sua personalità.

Il ritratto di Bronson è quello di un uomo pericoloso ed autodistruttivo; un essere umano in caduta libera, protagonista di una parabola discendente nella quale viene trascinato da una lucida follia, dettata da un proprio codice d’onore e da un ancora più personale visione del mondo; una sorta di gladiatore incapace di integrarsi nella società moderna, a causa di una profonda inadeguatezza ed autostima che si palesano sotto forma di rabbia egocentrica e nichilista, autoalimentata in un circolo vizioso dettato da autocompiacimento e culto del proprio ego. Le occasioni di rinascita non mancano, come il breve periodo di libertà provvisoria che spreca in combattimenti clandestini all’ultimo sangue e nella compagnia di gente ambigua; oppure, grazie alla sensibilità di un insegnante d’arte, nel reinventarsi brevemente come disegnatore ed illustratore di grande talento, le cui potenzialità saranno gettate all’ortica dalla miopia e dalla mancanza di rispetto dell’autorità carceraria, che innescheranno una reazione violenta, ed a suo modo poetica, di Bronson, denunciando il fallimento del sistema nel recupero dei detenuti.
Il giovane attore Tom Hardy ci dà una grande prova interpretativa, alle prese con un ruolo duro e difficile che ha affrontato con coraggio e talento, tanto da arrivare alla corte di Guy Richie (in “Rockenrolla”) e del nuovo Hitchcock, Christopher Nolan, che lo ha voluto sia in “Inception”, sia nel suo prossimo “Dark Knight Rises”, capitolo conclusivo della moderna trilogia di Batman.

Paolo Pugliese