BORIS - IL FILM

Genere: Commedia
Regia: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Sceneggiatura: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Cast: Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti, Alberto di Stasio, Pietro Sermonti, Giorgio Tirabassi, Carolina Crescentini, Ninni Bruschetta, Antonio Catania, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Luca Amorosino, Valerio Aprea, Carlo De Ruggeri, Claudio Gioè, Roberta Fiorentini, Andrea Sartoretti, Alessandro Tiberi,
Produzione: Wildside, Sky Cinema
Paese d’origine: Italia - 2010
Durata: 108 minuti
Data di uscita: 1 Aprile 2010

 

“Boris” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo serial comico italiano, in onda sul canale Fox Italia di Sky. Conclusosi con la terza stagione, “Boris” (che è il nome del pesciolino di uno dei protagonisti) prende di mira il mondo della televisione italiana, delle fiction e delle amministrazioni interne dei network televisivi, raccontando cosa succede sul set di una scalcagnata serie televisiva, “Gli Occhi del Cuore”, con le vicende di Renè Ferretti (Francesco Pannofino): un regista alle prese con sceneggiatori nullafacenti, attori dal talento inversamente proporzionale alla loro boria ed attricette inette quanto raccomandate, produttori truffaldini, stagisti malpagati, incidenti sul set, compromessi, ipocrisie e meschinità varie...
Il film mantiene lo stesso cast della serie televisiva ed ha una storia inerente il mondo del cinema: René è intento nel realizzare il suo sogno di passare dalla tv al cinema, dirigendo un film d'autore dopo tanti anni di fiction pessime. Ma l’industria cinematografica si rivelerà anche peggiore di quella televisiva, con il fenomeno dei “Cinepanettoni”, i finanziamenti ministeriali inesistenti, addetti ai lavori snob e produttori canaglie.

Nel panorama cinematografico italiano, “Boris” è un caso più unico che raro di passaggio dal piccolo al grande schermo di una serie televisiva, che approda al cinema sotto forma di commedia al vetriolo pienamente riuscita nei suoi intenti satirici, un po’ meno invece sul fronte narrativo. La regia, affidata agli stessi autori del serial, tradisce un impianto di stampo televisivo, costituito da una certa immobilità della cinepresa ed una predilezione per inquadrature statiche, la cui progressione narrativa è comunque resa fluida grazie ad un montaggio rapido e conciso. Modus operandi che cambia quando, citando il classico “Effetto Notte” di Francois Truffault, alla narrazione principale si aggiunge anche quella del film nel film, ovvero la pellicola girata dal protagonista Renè, con un impianto visivo che rincorre beffardo quella scuola fatta di lunghi e lenti piani sequenza, tipica di un certo nostro cinema d’autore. E “Boris” ne ha per tutti, ironizzando sul fenomeno popolare di Cinepanettoni e dei comici sboccati, ma anche sulla spocchia ed un certo immobilismo sia degli sceneggiatori intellettuali che delle maestranze tecniche e perfezioniste, per non parlare del modo di porsi di certi attori ed attrici impegnati, oppure – alzando il tiro – del cinema elitario prodotto dalla Rai o della mancanza di una sostanziale offerta alternativa in Italia in campo televisivo e cinematografico, che diviene metafora di una schiavitù sociale, economica e mediatica che il popolo italiano stenta ancora a riconoscere. Un declino regimentale che, con una certa amarezza, viene sottolineato nel paradossale finale, con un primo piano del protagonista Renè, scuro in volto, seduto al cinema.

Sul fronte degli interpreti, il film ruota intorno al bravissimo Francesco Pannofino che, nel ruolo di Renè, interpreta in maniera brillante un regista un po’ cialtrone ed un po’ artista, avvezzo ai compromessi, ma anche in possesso di un forte orgoglio artistico, che sorregge buona parte del peso del film; accanto a lui c’è un bravo Antonio Catania nel ruolo di un imbonitore quanto bugiardo responsabile di rete, una capace Carolina Crescentini in quello della pessima attrice Corinna ed anche un ottimo caratterista come Alberto di Stasio che interpreta Sergio, produttore maneggione e cafone. Peccato che non tutti i personaggi del cast abbiano lo stesso spazio ed alcuni dei quali sono anche piuttosto sacrificati, come il bravo Pietro Sermonti nel ruolo dell’insopportabile Stanis, oppure Caterina Guzzanti in quello dell’algida Arianna o Ninni Bruschetta come tecnico della fotografia ciarlatano e cocainomane.

Se però il giudizio è positivo sia sul fronte dei contenuti satirici, sia su quello delle performance degli attori, discorso diverso invece per lo sviluppo narrativo: il film ha una storia lineare, che riprende quanto visto nella serie televisiva e si presta a vari intenti comici, ma la cui fruibilità è rivolta soprattutto a chi ha già visto la serie, risultando frammentario invece a chi non la conosce. Questo aspetto diventa palpabile soprattutto quando nel film appaiono quasi tutti i personaggi visti in tre anni, che vengono presentati nudi e crudi, cioè senza una reale costruzione/giustificazione perché già espressa in Tv; chi però la serie non l’ha seguita e non ne conosce gli antefatti, stenta a capire certe dinamiche (vedi lo stagista-schiavo Alessandro ed il suo rapporto con l’aiuto-regista Arianna), oppure certe uscite dei protagonisti (ad esempio la Figlia di Mazinga o l’odio di Renè per Corinna, attrice “cagna maledetta”), finendo per bollare il film come (apparentemente) senza senso. Da questo punto di vista, nonostante l’impegno ed una certa creatività, la trasposizione del background di fatti e personaggi da Tv a cinema non è perfettamente riuscita.

Paolo Pugliese