Bolt
è, a sua insaputa, la stella di una serie televisiva
di successo, ricca di azione, avventure e pericoli.
Ma il cane non distingue la realtà dalla finzione e
crede davvero di essere un super-cane dotato di superpoteri.
Quando, per un disguido, viene spedito dallo studio di Hollywood
a New York, Bolt crede di vivere un’altra delle sue
avventure ed inizia un viaggio attraverso l’America
per ricongiungersi alla padroncina Penny. Lo aiuteranno due
improbabili compagni di avventure: una gattina chiamata Mittens
e un criceto teledipendente chiuso in una sfera di plastica
di nome Rhino, che crede anche lui nei superpoteri di Bolt.
Questo
nuovo lungometraggio costituisce un punto di svolta da parte
della Disney la quale, affrancandosi dal suo ex-laboratoro
digitale Pixar (quello di "Wall-E" e "Ratatouille"
per intenderci), ha iniziato già da tempo esperimenti
nel campo dell’animazione in grafica computerizzata
tridimensionale.
Dopo i modesti, ma dignitosi risultati di pellicole come “Chicken
Little” e “I Robinson”, “Bolt”
si presenta come un prodotto più sofisticato, sia dal
lato narrativo che da quello tecnico: il duplice obbiettivo,
parzialmente raggiunto, era proporre una storia d’intrattenimento
sia per grandi che per piccini ed al tempo stesso raggiungere
un’animazione in 3-D soddisfacente.
Per il risultato finale, “Bolt” non passerà
certamente alla storia, ma comunque riesce a reggere bene
il confronto coi prodotti targati sia Pixar che Dreamworks.
Un prodotto abbastanza divertente e ben realizzato, sorprendentemente
convincente soprattutto nel primo tempo, con ottime e spettacolari
sequenze d’azione che raggiungono quasi i fasti de “Gli
Incredibili”. Anche le situazioni divertenti non mancano
e reggono buona metà del film (menzione di merito
per i piccioni).
Tecnicamente
non siamo assolutamente ai livelli di Pixar, sia chiaro, ma
“Bolt” si presenta con una storia originale, una
premessa decentemente intrigante e con un incipit estremamente
dinamico, ritmato, coinvolgente.
Purtroppo, ad un certo punto, le buone idee e la spigliatezza
della narrazione sembrano scemare; ecco quindi arrivare il
comprimario comico dalla dubbia utilità (il criceto
nerd), le canzoncine stucchevoli di vecchio stampo disneyano,
la retorica buonista che si concretizza in un paio di sequenze
particolarmente irritanti (l'equivoco sulla sincerità
dell'affetto di Penny, le lezioncine sul "bello di essere
cani veri", i predicozzi fastidiosi della gatta),
fino a sfoderare uno sviluppo improbabile che dà un
prevedibile pretesto di autentica impresa eroica e il finale
zuccheroso, ma comunque non toccante come in altre pellicole.
In
sostanza, “Bolt” è un film che parte con
il botto, ma che consuma tutta la grinta a metà strada
e finisce per rifugiarsi nella più convenzionale strutturazione
da animazione "mite" per famiglie.
Originalità? Un lusso che non potevano permettersi,
a quanto pare.
Tuco
Benedico Pacifico
Revisione: Paolo Pugliese