BOBBY

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico
Regia: Emilio Estevez
Sceneggiatura: Emilio Estevez
Cast: Anthony Hopkins, Sharon Stone, Emilio Estevez, Demi Moore, Martin Sheen, Helen Hunt, Elijah Wood, Lindsay Lohan
Colonna Sonora: Mark Isham
Paese d’origine: Usa - 2006
Produzione: Bold Films
Durata: 114 minuti

 

“Ora che e' morto Martin Luther King abbiamo solo Bobby". Questa frase, pronunciata da uno dei protagonisti del film, riassume le speranze e i timori che tanti in America, soprattutto le classi più povere, nutrivano verso il senatore Kennedy. Speranze per il suo operato, timore per la sua vita.
Bobby racconta l’ultimo giorno di vita di Robert Kennedy, fratello minore di John, il presidente assassinato a Dallas. Era stato uno stretto collaboratore di John e poi era diventato senatore. Bobby era impegnato nella campagna elettorale per le primarie del partito democratico e il 4 giugno 1968 si trovava a Los Angeles, in California. E quella sera stessa venne assassinato, nelle cucine dell’hotel Ambassador, dopo aver salutato i suoi sostenitori.
Il regista compie una scelta particolarmente indovinata nel narrare l’evento in maniera indiretta, tramite 22 personaggi che incroceranno il destino di Kennedy in quel fatidico giorno. In questo modo si evita che il film scivoli verso un clima troppo nostalgico o di elogio funebre mentre si pone l’accento sulla straordinaria capacità che aveva Robert Kennedy di catturare l’interesse della gente, anche di quelli più disincantati o poco interessati alla politica.
Così potremo seguire le vicende del direttore dell’hotel che porta avanti una relazione extra-coniugale con una centralinista; la moglie (Sharon Stone), ignara di tutto, incontrerà la stella dello spettacolo Virginia Fallon (Demi Moore), sul viale del tramonto e perennemente ubriaca; una giovanissima ragazza sposerà un suo amico, in un matrimonio solo burocratico, allo scopo di non farlo partire per il Vietnam; due ragazzi, volontari della campagna elettorale di Kennedy, sperimenteranno per la prima volta gli effetti allucinogeni dell’LSD; un gruppo di camerieri lavora sodo per prepararsi alla festa serale, quando giungerà il candidato presidente e proclamerà i risultati del voto; il vecchio portiere dell’albergo, vedovo e in pensione, non riesce a staccarsi dal luogo in cui ha lavorato per tutta una vita … e così via.
Una serie di piccole storie quotidiane, diversissime tra di loro, che si evolveranno e convergeranno verso il tragico finale. E nel frattempo ci offrono un piccolo ma significativo spaccato della società americana dell’epoca, disorientata dagli sconvolgimenti sociali del ’68, dalla guerra in Vietnam (un’ombra perennemente presente per tutta la durata del film), dalla crisi economica, ma che vede in Kennedy l’uomo che potrà guidarli, che potrà rinnovare la speranza perduta, una speranza di pace, di integrazione, di concordia.
Il senatore Robert rimane sullo sfondo, inserendosi tra le maglie delle vicende quotidiane di varia umanità che vanno intrecciandosi, tramite i discorsi che pronunciò durante la sua campagna elettorale. Ma inevitabilmente la forza delle sue parole emerge prepotentemente, conquistandosi di diritto il ruolo di protagonista indiscusso del film. Discorsi forse un po’ ingenui, forse addirittura un po’ ipocriti nel loro idealismo. Ma che prendono decisamente le distanze dal clima di paura che (oggi come allora) veniva usato come potente arma elettorale. Le sue parole sono pertanto attualissime ancora adesso, anzi forse ancora più ora di quarant’anni fa…

La scelta del regista di narrare l’ultimo giorno di vita di Robert Kennedy tramite altre persone, come detto prima, è stata efficace, Però l’operazione non riesce totalmente e il film inizialmente stenta a carburare e ad acquistare ritmo. Questo è dovuto, paradossalmente, al passaggio troppo rapido da un personaggio ad un altro, da una vicenda ad un’altra, che impedisce allo spettatore di immergersi sin da subito nelle singole storie e assaporare l’atmosfera, sonnolenta ma elettrica allo stesso tempo, di una lunga giornata californiana vissuta nell’attesa del grande evento.
Ma è un disagio solo temporaneo, perché a poco a poco il film riesce a coinvolgerti e invilupparti in una rete di emozioni, umanità, gioie e dolori, momenti solenni e gag divertenti.
Il cast del film è di altissimo livello e incide molto positivamente sulla riuscita della pellicola. Una menzione particolare meritano il crepuscolare Anthony Hopkins e le sofferte interpretazioni di Sharon Stone e Demi Moore. Ma tutto il cast si dimostra di qualità, ben guidati dal regista sia nell’atmosfera sonnolenta della giornata sia nei convulsi momenti dell’attentato.
In definitiva un film ben recitato, emozionante, toccante, con il giusto mix tra commedia e tragedia, dolcemente nostalgico ma anche attualissimo nelle sue tematiche. Da vedere. E da chiedersi come sia possibile che Bobby abbia incassato cifre tanto miserevoli negli USA.

Mario Colasuonno