“Ora
che e' morto Martin Luther King abbiamo solo Bobby".
Questa frase, pronunciata da uno dei protagonisti del film,
riassume le speranze e i timori che tanti in America, soprattutto
le classi più povere, nutrivano verso il senatore Kennedy.
Speranze per il suo operato, timore per la sua vita.
Bobby racconta l’ultimo giorno di vita di Robert Kennedy,
fratello minore di John, il presidente assassinato a Dallas.
Era stato uno stretto collaboratore di John e poi era diventato
senatore. Bobby era impegnato nella campagna elettorale per
le primarie del partito democratico e il 4 giugno 1968 si
trovava a Los Angeles, in California. E quella sera stessa
venne assassinato, nelle cucine dell’hotel Ambassador,
dopo aver salutato i suoi sostenitori. Il
regista compie una scelta particolarmente indovinata nel narrare
l’evento in maniera indiretta, tramite 22 personaggi
che incroceranno il destino di Kennedy in quel fatidico giorno.
In questo modo si evita che il film scivoli verso un clima
troppo nostalgico o di elogio funebre mentre si pone l’accento
sulla straordinaria capacità che aveva Robert Kennedy
di catturare l’interesse della gente, anche di quelli
più disincantati o poco interessati alla politica.
Così potremo seguire le vicende del direttore dell’hotel
che porta avanti una relazione extra-coniugale con una centralinista;
la moglie (Sharon Stone), ignara di tutto, incontrerà
la stella dello spettacolo Virginia Fallon (Demi Moore), sul
viale del tramonto e perennemente ubriaca; una giovanissima
ragazza sposerà un suo amico, in un matrimonio solo
burocratico, allo scopo di non farlo partire per il Vietnam;
due ragazzi, volontari della campagna elettorale di Kennedy,
sperimenteranno per la prima volta gli effetti allucinogeni
dell’LSD; un gruppo di camerieri lavora sodo per prepararsi
alla festa serale, quando giungerà il candidato presidente
e proclamerà i risultati del voto; il vecchio portiere
dell’albergo, vedovo e in pensione, non riesce a staccarsi
dal luogo in cui ha lavorato per tutta una vita … e
così via.
Una serie di piccole storie quotidiane, diversissime tra di
loro, che si evolveranno e convergeranno verso il tragico
finale. E nel frattempo ci offrono un piccolo ma significativo
spaccato della società americana dell’epoca,
disorientata dagli sconvolgimenti sociali del ’68, dalla
guerra in Vietnam (un’ombra perennemente presente per
tutta la durata del film), dalla crisi economica, ma che vede
in Kennedy l’uomo che potrà guidarli, che potrà
rinnovare la speranza perduta, una speranza di pace, di integrazione,
di concordia. Il
senatore Robert rimane sullo sfondo, inserendosi tra le maglie
delle vicende quotidiane di varia umanità che vanno
intrecciandosi, tramite i discorsi che pronunciò durante
la sua campagna elettorale. Ma inevitabilmente la forza delle
sue parole emerge prepotentemente, conquistandosi di diritto
il ruolo di protagonista indiscusso del film. Discorsi forse
un po’ ingenui, forse addirittura un po’ ipocriti
nel loro idealismo. Ma che prendono decisamente le distanze
dal clima di paura che (oggi come allora) veniva usato come
potente arma elettorale. Le sue parole sono pertanto attualissime
ancora adesso, anzi forse ancora più ora di quarant’anni
fa…
La
scelta del regista di narrare l’ultimo giorno di vita
di Robert Kennedy tramite altre persone, come detto prima,
è stata efficace, Però l’operazione non
riesce totalmente e il film inizialmente stenta a carburare
e ad acquistare ritmo. Questo è dovuto, paradossalmente,
al passaggio troppo rapido da un personaggio ad un altro,
da una vicenda ad un’altra, che impedisce allo spettatore
di immergersi sin da subito nelle singole storie e assaporare
l’atmosfera, sonnolenta ma elettrica allo stesso tempo,
di una lunga giornata californiana vissuta nell’attesa
del grande evento.
Ma è un disagio solo temporaneo, perché a poco
a poco il film riesce a coinvolgerti e invilupparti in una
rete di emozioni, umanità, gioie e dolori, momenti
solenni e gag divertenti.
Il cast del film è di altissimo livello e incide molto
positivamente sulla riuscita della pellicola. Una menzione
particolare meritano il crepuscolare Anthony Hopkins e le
sofferte interpretazioni di Sharon Stone e Demi Moore. Ma
tutto il cast si dimostra di qualità, ben guidati dal
regista sia nell’atmosfera sonnolenta della giornata
sia nei convulsi momenti dell’attentato.
In definitiva un film ben recitato, emozionante, toccante,
con il giusto mix tra commedia e tragedia, dolcemente nostalgico
ma anche attualissimo nelle sue tematiche. Da vedere. E da
chiedersi come sia possibile che Bobby abbia incassato cifre
tanto miserevoli negli USA.
Mario
Colasuonno