BLOOD STORY
 
Titolo Originale: Let me In
Genere: Horror, Fantasy, Drammatico, Romantico
Regia: Matt Reeves
Sceneggiatura: Matt Reeves
Cast: Kodi Smit-McPhee, Chloe Moretz, Richard Jenkins, Cara Buono, Elias Koteas, Sasha Barrese, Dylan Kenin, Chris Browning, Jimmy "Jax" Pinchak, Dylan Minnette
Colonna Sonora: Michael Giacchino
Produzione: Hammer Film Productions, Overture Films, EFTI
Paese d’origine: USA - 2011
Durata: 115 minuti
Data di uscita: 30 settembre 2011

 

“Blood Story” è il remake americano dell’horror danese del 2008 “Lasciami Entrare” (Låt den rätte komma in), ambientato nel 1981 a Stoccolma, che raccontava una tenera quanto crudele storia d’amore, amicizia, vendetta e vampiri, tra Oskar e la coetanea Eli: il primo timido ed introverso, la seconda minuta ed implacabile, dai grandi occhi che non sopportano la luce e dalle letali capacità. Con il tempo Oskar scoprirà che Eli è una vampira immortale ed entrambi si prenderanno cura l’uno dell’altro: Eli difenderà Oskar da giovani bulli violenti ed Oskar la proteggerà dagli adulti che scoprono la sua natura vampira. Tanto il film originale quanto questa sua replica-fotocopia raccontano una storia fantasy, adulta e cupa, sul dolore dell’infanzia, sulla forza dell’amicizia in cui sangue, su violenza ed orrore che si piegano alla voglia di vivere. Il remake americano propone la stessa, identica storia, ma spostando l’ambientazione alla Seattle del 1983, con i due ragazzini protagonisti che, da Oskar ed Eli, diventano Owen ed Abby, venendo interpretati dai giovanissimi Kodi Smit-McPhee (“The Road”) e Chloe Moretz (“Kick-Ass”).

La sceneggiatura originale è stata riadattata dal regista Matt Reeves (“Cloverfield”), che ha diretto la pellicola avendo come modello narrativo l’impianto del film originale. Reeves si dimostra abbastanza abile sia a replicare i toni e le dinamiche del racconto, sia ad illustrare il rapporto innocente tra i due ragazzini, Owen ed Abby. Ci sono qua e là diverse, buone, intuizioni registiche, come la sequenza d’apertura o quella nell’auto di una delle vittime o anche l’incidente automobilistico, ma il livello qualitativo dell’intera operazione è modesto. Il taglio della regia, la sceneggiatura e il suo tema principale sarebbero davvero state degne di nota se fossero totalmente originali, ma questo film non è solo una fotocopia pura e semplice dell’intrigante “Lasciami Entrare”, ma ne è anche una versione molto più diluita e superficiale sul piano dei concetti e della caratterizzazione dei personaggi.

Le lacune del film sono tante, cominciando dalla superficialità con cui sono trattati gli elementi-cardine della storia, quali il dolore dell’infanzia e la forza dell’amicizia; la sceneggiatura e la regia, poi, non approfondiscono minimamente le personalità dei due piccoli protagonisti, così come i meccanismi del loro rapporto sono raccontati in maniera sommaria, senza troppa introspezione. Non c’è molta attenzione neanche per l'ambientazione, per il contesto sociale e scolastico né per il tema dell’amore tra due pre-adolescenti; tutto scorre via in maniera blanda e superficiale, smussando vari elementi “scomodi” (per il cinema americano), come l’ambiguità sessuale dei due ragazzini (con relativo colpo di scena) e sorvolando per altri su altri, finendo per dare un senso di incompiuto all’intera storia. Invasivi e poco realistici, infine, si rivelano anche gli effetti speciali digitali, a causa di una realizzazione artefatta e sgraziata, là dove invece “Lasciami Entrare” di Tomas Alfredson risultava molto più riuscito e convincente grazie a buone scelte di regia e semplici trucchi scenici, senza ricorrere ad alcun freddo apporto computerizzato.

Paolo Pugliese