BLOOD DIAMOND - DIAMANTI DI SANGUE

Titolo originale: Id.
Genere: Drammatico/Guerra
Regia: Edward Zwick
Sceneggiatura: Charles Leavitt
Cast: Leonardo DiCaprio, Djimon Hounsou, Jennifer Connelly, David Harewood, Arnold Vosloo, Ntare Mwine, Jimi Mistry
Colonna Sonora: James Newton Howard
Produzione: Warner Bros. Pictures, Bedford Falls Productions, Spring Creek Productions, Virtual Studios
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 143 minuti

 

Sierra Leone, metà anni ’90: siamo in piena guerra civile africana e Danny Archer (Leonardo Di Caprio) è un giovane mercenario che traffica in armi e diamanti, muovendosi in zone di guerra ed avendo contatti con i ribelli. La sua strada si incrocia con quella del pescatore africano Solomon Vandy (Djimon Hounsou), il cui villaggio è stato massacrato dalle bande armate e, mentre la sua famiglia si dà alla fuga, il giovane figlio viene arruolato a forza e lui catturato e costretto dagli stessi a lavorare nelle miniere di diamanti. Trovando un grosso e pregiato diamante rosa, Solomon riesce a nasconderlo e fuggire, cominciando una ricerca per ritrovare la moglie ed i figli dispersi. Per una serie di circostanze, Archer viene a sapere del diamante ed in cambio di esso offre il suo aiuto a Solomon per trovare i suoi familiari. Grazie all’apporto di giornalista coraggiosa ed idealista (Jennifer Connelly), che sta scrivendo un articolo sul traffico dei “diamanti di sangue”, Archer e Solomon attraverseranno le zone di guerra per cercare la famiglia dell’uomo e poi recuperare il diamante rosa, ma le cose saranno destinate a complicarsi drammaticamente...
Girato in Sudafrica e diretto da Edward Zick (“L’Ultimo Samurai”, ”Attacco al Potere”), BLOOD DIAMOND è un action drammatico ad alto budget, che si presenta al pubblico in una duplice veste: in parte è un blockbuster ed in parte un film di denuncia. Accanto, quindi, a pure esigenze di “thrilling” per il grande pubblico, con inseguimenti e sparatorie, il film di Zick coltiva ambizioni “educative” inerenti la terribile questione dei diamanti di sangue, cioè tutte quelle pietre preziose raccolte ai danni dei civili per finanziare l’acquisto di armi, il cui traffico non è stato ancora smantellato.
Il film parte bene, con un’ambientazione di guerra civile davvero molto drammatica e realistica, dove a fare le spese tanto degli abusi e degli scontri tra ribelli e truppe governative sono sempre e solo i civili. Vediamo mani tagliate per non far andare la gente a votare, civili ridotti a schiavi per raccogliere diamanti, scontri a fuoco nelle strade, esecuzioni sommarie, l’inadeguatezza dei Peace Corps e soprattutto la strumentalizzazione dei bambini: rapiti e ferocemente indottrinati dai ribelli per essere trasformarti in ubbidienti ed inesorabili baby killer. Tutte cose assolutamente vere e che giustamente devono essere fatte vedere, eppure, via via che il film prosegue, ci sorge lievemente il sospetto di un’eccessiva strumentalizzazione di tutto ciò, quasi per scopi moralistici e di “lavate di mano” da parte degli USA che nella pellicola sembrano non avere niente a che fare con il traffico di diamanti che alimenta la terribile spirale di violenza mostrata sul grande schermo. Zick è un regista famoso per aver diretto pellicole ambigue e di parte come “Attacco al Potere”, quindi a livello concettuale non ci fidiamo molto di lui, soprattutto vedendo la piega di apologia retorica che il film prende, arrivando ad un finale tanto moralmente trionfalistico quanto eccessivamente gratuito e fuori luogo, che conferma i nostri sospetti di strumentalizzazione di un dramma umano attuale ed ancor oggi insoluto sia a fini d’intrattenimento che di giustificazione.
La storia mostra poi un ritratto delle truppe anti-governative che non sappiamo quanto rispondente alla realtà: nel film tutti i ribelli sono descritti come belve assassine, drogati e viziosi; uomini avidi ed anche poco intelligenti che non mostrano alcuna ideologia. Potrebbe anche essere vero, ma per un film che vuole raccontare quella determinata situazione in Africa è una grave pecca dare un ritratto così superficiale delle ragioni politiche che ci sono dietro la lotta armata, liquidate da poche parole nel corso di un paio di dialoghi tra Di Caprio e la Connelly.
Tra i comunque pregi di questo film, c’è un’amara rappresentazione della forte dicotomia delle condizioni di vita della gente di colore e di quella bianca: i primi vivono in ghetti sporchi e fatiscenti, villaggi poverissimi e campi profughi affollati e recintati; i secondi invece in hotel di lusso, bar alla moda e ridenti fattorie che ci vengono mostrate senza marcature o inutili commenti. Molto crudo e veritiero, poi, il ritratto dei bambini in guerra, mostrato con poche ma efficaci sequenze ricche di particolari, così come il cinismo dei mass media che traspare in una drammatica sequenza di guerriglia ed in alcuni dialoghi. Se a livello di contenuti, Zick ha numerose lacune, mostrandosi anche equivoco ed evasivo, a livello tecnico è invece un buon professionista, dando il meglio di sé soprattutto nelle scene d’azione, con sequenze di guerriglia ben costruite, veloci e concitate.
Un prodotto di cassetta, insomma, travestito da opera d’impegno sociale ed umanitario che ha varie pecche e virtù; a quest’ultime appartengono le performance degli interpreti: bravo ed espressivo Leonardo Di Caprio, ma non credibile al 100% nel ruolo di un esperto assassino, mentre il co-protagonista Djimon Hounsou (“Amistad”, “Le 4 Piume”, “In America”) gli ruba spesso la scena grazie ad una grande sensibilità interpretativa; sotto tono invece Jennifer Connelly (“Dark Water”, “La Casa di Ombra e Nebbia”), titolare di un personaggio molto debole e poco realistico già a livello di sceneggiatura.

Paolo Pugliese