Riuscite
ad immaginare qualcosa di più pacifico ed indifeso
di una pecora?
Pare proprio di no, ma cosa succederebbe se qualcosa che giudicate
assolutamente non pericoloso, come appunto un placido bovino,
si rivelasse invece una minaccia letale ed inarrestabile?
E’ questo che devono aver pensato alcuni produttori
sardonici neozelandesi che, insieme all’apporto degli
ormai prestigiosi laboratori sfx della Weta Workshop (quelli
della trilogia de “Il Signore degli Anelli” e
di “King Kong”) fondati dal regista Peter
Jackson, hanno confezionato questo horror surreale: a causa
di alcuni esperimenti genetici, un gregge di pecore si trasforma
in inarrestabili predatori licantropo-mutanti che attaccano
gli umani singolarmente oppure in gruppo. In una fattoria,
alcuni coltivatori vengono attaccati dalle pecore assassine
(!!!) e devono darsi da fare per fronteggiare la minaccia.
Scritto
e diretto dall’esordiente (e promettente) Jonathan King,
“Black Sheep” è una commedia horror abbastanza
riuscita, o meglio, un horror ecologico venato da ironia nerissima
che da una chance di rivalsa alle povere pecore, le quali
dopo essere state prede degli umani per secoli nonché
cavie di recenti esperimenti e clonazioni, qui ribaltano i
ruoli diventando predatori di carne umana. Nonostante le molteplici
scene gore, ben realizzate da trucchi old-style che non sfigurano
con gli effetti speciali digitali, “Black Sheep”
propone una parodia non gratuita di tante pellicole horror
rispettandone però i canoni ed il ritmo; non guasta
un pizzico di introspezione psicologica che dà spessore
alla storia, riguardante il protagonista Henry Oldfield (Nathan
Meister) che interagisce con una certa credibilità
con gli altri personaggi membri della famiglia assediata dalle
pecore antropofaghe.
C’è
poco altro da dire sul film: non si tratta comunque di un
capolavoro ed a parte la semi-inedita idea di base inerente
la minaccia di animali innocui (ci aveva già pensato
Hitchcock con “Gli Uccelli”) esso si rifà
ampiamente agli eco-horror degli anni ’70 tipo “Piranha”
o “Frogs”, proponendo un’unica situazione
narrativa di fuga ed assedio. Tenendo conto di una narrazione
leggera ma non banale e sommandola ad un ritmo serrato, effetti
speciali ed alcune gags, il film alla fine non fa rimpiangere
certo i soldi del biglietto, regalando un’ora e mezza
di intrattenimento.
Marco
Valerio