BLACK DAHLIA

Titolo Originale: Id.
Genere: Noir
Regia: Brian De Palma
Sceneggiatura: Josh Friedman
Cast: Josh Hartnett, Aaron Eckhart, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Mia Kirshner
Colonna Sonora: Mark Isham
Produzione: Millennium Films Inc., Signature Pictures
Paese: USA - 2006
Durata: 120 minuti

 

Tratto dal romanzo “Black Dahlia” di James Ellroy (autore anche di “L.A. Confidential”), il nuovo film di Brian De Palma è ambientato nella Los Angeles degli anni Quaranta ed ha come protagonisti Lee Blanchard-Mister Fire (Aaron Eckhart) e Bucky Bleichert-Mister Ice (Josh Hartnett): due poliziotti ed ex pugili che, dopo aver disputato un incontro promozionale di boxe, vengono inseriti nel nuovo reparto di polizia dei Mandati. Nell’assolvimento delle proprie funzioni si imbattono nell’efferata uccisione di un’aspirante attrice, il cui cadavere viene ritrovato in un campo, nudo, tranciato in due parti e con il volto sfregiato. I due poliziotti, diventati anche amici nella vita, cominciano ad indagare e mentre Lee diventa sempre più ossessionato dal caso entrando in crisi con la sua bellissima compagna Kay (Scarlett Johansson), Bucky si ritrova sentimentalmente coinvolto con la giovane donna ed, al tempo stesso, cade nel gioco di seduzione dell’accattivante ed aristocratica Madeleine Linscott (Hilary Swank), personaggio ambiguo e maliardo che sembra essere legato alla vittima da un rapporto molto particolare e morboso…
Questo film si presenta molto ricco dal punto di vista narrativo: accanto alla caratterizzazione dei personaggi principali, ognuno di quali con lati oscuri e segreti, c’è il ritratto di un’epoca con splendori e miserie degli ambienti “altolocati” e c’è un mistero da risolvere che porta alla luce torbidi segreti legati ad ambienti lesbo, filmini porno clandestini e prostituzione.
Il lato pregevole di “Black Dahlia” è l’atmosfera evocativa e tetra da noir dove nessuno, neanche i due poliziotti protagonisti, è realmente innocente, con una bella ricostruzione storica dell’anno 1947 che conferisce un fascino visivo “retrò” alla pellicola. Il tocco da maestro di Brian De Palma arricchisce la storia con l’uso di alcuni suoi tipici strumenti narrativi come il rallenty, i piani sequenza e la de-costruzione narrativa tramite flashback, portando lo spettatore in una determinata direzione per poi ribaltare le apparenze, cambiando l’angolo di prospettiva di alcune sequenze-cardine in maniera che assumano un significato totalmente diverso da quello iniziale, con un paio di colpi di scena ben piazzati, anche se leggermente prevedibili.
La narrazione del film è quindi molto cinematografica, con De Palma che riesce magistralmente con i suoi lunghi e descrittivi piani-sequenza a far scoprire i più piccoli particolari e dettagli della storia e ad accompagnarla passo dopo passo, fotogramma dopo fotogramma.
Al di là dell’aspetto visivo, "The Black Dahlia" non risulta però essere decisamente uno dei film migliori di De Palma, forse perché la sceneggiatura ha dei buchi narrativi molto grossi rispetto al libro, a causa dei dovuti tagli fatti all’opera scritta da Ellroy o forse anche a causa del cast che, sebbene annoveri i nomi di nuovi cavalli di razza di Hollywood, non sono forse all’altezza di una storia estremamente greve e complessa: se Josh Hartnett non risulta totalmente credibile sia per la giovane età che per il volto poco da “duro” per il ruolo che interpreta, il pur bravo Aaron Eckhart caratterizza eccessivamente il suo personaggio rendendolo privo di sfumature. Le interpretazioni invece da “femme fatale” tanto della Johansson (estremamente algida) che della Swank (artefatta, ma in alcuni brevi passaggi anche intensa) sono totalmente sopra le righe e risultano davvero molto impostate e poco naturali.
Dal punto di vista narrativo, nonostante il bellissimo omaggio al genere “noir” da parte del regista che mescola sapientemente una storia tutta “americana” con una fotografia ed un montaggio degni di lode, la trama risulta troppo macchinosa e difficile da seguire, aggrovigliandosi ogni tanto su se stessa e rendendo difficile la comprensione degli eventi, sia per il loro accavallarsi sia per il gran numero di personaggi presenti, i cui nomi si affastellano nella mente dello spettatore. Molto deludente, inoltre, lo sviluppo finale del film, con la ricostruzione dell’omicidio della attrice-Dalia Nera che, nonostante sia il nucleo della pellicola intorno al quale si snodano tutte le vicende dei personaggi, risulta alla fine troppo sintetizzato e sminuito.
Molto bella la colonna sonora e di grande effetto, infine, alcune sequenze come quella dell’incontro di boxe, della sparatoria con una ripresa ad ampio respiro che anticipa tanto lo scontro a fuoco quanto il ritrovamento del cadavere ed, infine, la sequenza della corsa per le scalinate ripresa e narrata da più prospettive (una costante nel cinema di De Palma), che riporta alla memoria altri bei film del regista come “Gli Intoccabili” e “Carlito’s Way”.

Valeria Marinaccio