BILLO - IL GRANDE DAKHAAR

Genere: Biografico/Drammatico/Commedia/Sentimentale
Regia: Laura Muscardin
Sceneggiatura: Laura Muscardin & Thierno Thiam
Cast: Thierno Thiam, Susy Laude, Paolo Gasparini, Marco Bonini, Lella Costa, Luisa De Santis, Carmen De Santos
Colonna Sonora: Youssou N'Dour
Produzione: The Coproducers, Achab Film
Paese d’origine: Italia - 2008
Durata: 90 minuti
Data di uscita: 19 Settembre 2008

 

Commedia biografica dal sapore agrodolce, “Billo – il Grand Dakhaar” è la prima co-produzione Italia-Senegal del cinema italiano e racconta la vera storia dell’attore protagonista Thierno Thiam che, con il nome d’arte di Billo, si è fatto conoscere dal pubblico italiano in trasmissioni come “Libero” con Teo Mammuccari oppure in fiction come “Capri” o film come “Bianco e Nero” della Comencini.
Billo è un giovane senegalese arrivato in Italia clandestinamente, con il sogno di far fortuna nel mondo della moda. Nonostante, infatti, la povertà della sua famiglia, ha ricevuto una buona educazione coltivando il suo talento e studiando fino a diventare un ottimo sarto. Inoltre, il giovane ha bisogno di denaro perché ha giurato di sposare l’amata cugina Fatou che però non può mantenere essendo povero. In Italia, nonostante le difficoltà, Billo riesce ad affermarsi realizzando tute sportive ed incontra Laura della quale s’innamora, ricambiato, nonostante sia costretto a tornare in Africa e sposare la cugina con i soldi guadagnati e spediti alla famiglia...

Il film, pur parlando di immigrazione, non è un racconto di abusi, solitudine, criminalità e miseria, ma un viaggio di cambiamenti e crescita interiore che però non sono trattati con sufficiente attenzione, assumendo i toni di una favoletta lineare vagamente moraleggiante, poco convincente e pressappochista per personaggi, sviluppi e dialoghi.
Sulla carta, “Billo – il Grand Dakhaar” poteva essere una bella scommessa cinematografica, un film all’insegna dell’incontro e dell’integrazione tra culture che tra il serio e l’ironico, raccontava anche il dramma di sopravvivere nel nostro paese da parte dei tanto vituperati immigrati extracommunitari, costretti ad accettare lavori duri e mal pagati, vivendo in stamberghe pagate a caro prezzo. Invece il film, dopo un inizio promettente con l’arrivo del protagonista su una spiaggia italiana che, spaesato, non rinuncia alla sua preghiera rituale, si assesta su una narrazione politicamente corretta e pervasa da un buonismo ingenuo (o ammiccante per riscuotere facili consensi?) oltre che da un’eccessiva sinteticità nel raccontare le vicissitudini e gli incontri del protagonista.

L’aspetto psicologico di chi si trova a vivere tra due mondi con il contrasto tra le proprie origini e l’occidentalizzazione è trattato in maniera molto sommaria, con il protagonista che incontra -guarda il caso- solo gente accogliente e “illuminata”, come il tappezziere generoso, la poliziotta comprensiva, la coppia di amici gay, la fidanzata progressista, il grossista attento al talento; non sappiamo se gli eventi siano realmente accaduti, ma essi sono raccontati in maniera troppo superficiale per risultare credibili. La regista Laura Muscardin, a dispetto di un rilevante curriculum tra film, cortometraggi e documentari, nobilitato anche da vari premi e riconoscimenti, dirige la pellicola con una regia da fiction televisiva, poco attenta ai particolari e le sfumature, statica e convenzionale.

Da sottolineare, comunque, i passaggi ambientati in Africa che costituiscono le parti migliori del film, oltre alla simpatia e naturalezza dell’attore Thierno Thiam e le musiche firmate da Youssou N'Dour.
Elogiamo in chiusura lo sforzo del progetto corale The Coproducers: un sistema produttivo cinematografico indipendente, lontano dai circuiti ufficiali di produzione. Tutti i membri del cast artistico e tecnico sono gli unici proprietari della pellicola che, in cambio del loro contributo produttivo, diventano proprietari di una quota dei diritti di sfruttamento economico della distribuzione. Un metodo rivoluzionario e coraggioso per produrre opere d’autore alternative e rilanciare anche il cinema italiano. Pazienza, quindi, se “Billo – il Grand Dakhaar” è un’opera con troppe lacune per essere pienamente riuscita.

Paolo Pugliese