Tim
Lippe è un ingenuo agente assicurativo, che non ha
mai messo piede fuori dalla sua città natale, Brown
Valley, nel Wisconsin, trascorrendo un’esistenza tranquilla
e ripetitiva, allietata dagli incontri sessuali con la sua
ex-insegnante della scuola media che lui scambia per amore.
Non ha mai soggiornato in un albergo e non gli era mai capitato
prima di dover andare a Cedar Rapids, nello Iowa, per partecipare
alla convention annuale del settore assicurativo. Viaggio
che invece dovrà affrontare, sostituendo un suo collega
di successo deceduto in circostanze francamente imbarazzanti
e rappresentando la sua compagnia (che è pure in cattive
acque). Nell’albergo, sede della convention, Tim incontra
tre colleghi, Dean, Joan e Ronald, veterani della manifestazione,
che lo prenderanno "letteralmente" per mano, insegnandogli
tutte le dritte per "sopravvivere" ad un evento
del genere e portandolo ai limiti della sua esistenza così
regolata e ingenuamente ignorante della natura umana e degli
affari.
Travestita
da commedia esistenziale d’autore, “Benvenuti
a Cedar Rapids” è in realtà un’operina
minimalista e moralista, con pochi momenti divertenti ed appesantita
da una fastidiosa (quanto ambigua) promozione idealistica
della categoria professionale dei venditori di assicurazioni
(abbastanza odiata in America, al pari di quella degli avvocati),
culminante con l’immancabile discorso/pistolotto retorico
del protagonista (altro classico del made in America), che
si distingue in positivo da altri esempi del passato grazie
alla sua breve durata. Il maggiore pregio di quest’opera
è quello di avere in linea di massima una prosa garbata
e non volgare, che non eccede nell’uso di personaggi
stereotipati (comunque presenti), né nell’impostazione
sensazionalistica di situazioni comiche (tutti elementi ormai
tristemente tipici della commedia americana). Il difetto maggiore
è invece una trama abbastanza anonima e pretestuosa,
incentrata sul tipico viaggio nella grande città di
un provincialotto insicuro ed ingenuo: un uomo mai cresciuto
che affronterà – neanche tanto consciamente –
un percorso di risveglio e di crescita morale da onesto bamboccione,
raccontato in verità senza troppi contenuti né
spunti di riflessione.
Il
film, infatti, non presenta una progressione evolutiva dei
personaggi approfondita né tantomeno convincente e
va avanti tramite siparietti inerenti la convention, con colleghi
guasconi, camere condivise, esibizioni canore dilettantesche,
ubriacature e tuffi in piscina, caccie al tesoro e feste pericolose
con prostitute sensibili. Il personaggio di Tim è interpretato
con didascalica enfasi clownesca dal semi-sconosciuto Ed Helms
(era nel cast dei due “Una Notte da Leoni”), attore-caratterista
dalla faccia equina, il cui scarso appeal come protagonista
è compensato dalla presenza di buoni interpreti di
supporto, come il bravo John C. Reilly, una misurata Anne
Heche ed una fulminante Sigourney Weaver nel ruolo di maliarda
di provincia, affascinante e materna.
Paolo
Pugliese