Jerry
(Jack Black), in seguito ad uno strano incidente, si ritrova
“magnetizzato” ed a causa di ciò cancella
accidentalmente una buona parte delle videocassette dei film
del vecchio negozio di video-nolleggio gestito dal suo migliore
amico Mike (Mos Def). Avendo fatto un censimento dei nastri
distrutti, i due amici decidono di tenere nascosta la cosa
ed, in attesa di sostituirli progressivamente, tentano di
soddisfare le esigenze di Ms. Kimberley (Mia Farrow), una
signora di mezza età che soffre di un inizio di demenza
senile la quale è al tempo stesso la più grande
cliente della videoteca. Jerry e Mike decidono di “reinterpretare”
e filmare con mezzi di fortuna i film cancellati, i quali
includono titoli come “Ritorno al Futuro”, “Robocop”,
“A Spasso con Daisy”, “Rocky”, “Ghostbusters”,
“Rush Hour”, “King Kong” e persino
il cartone della Disney “Il Re Leone”...
“Gli
Acchiappafilm/Be Kind Rewind” è una commedia
surreale per tutti gli amanti del cinema Hollywoodiano che
si divertiranno a veder rifatti in maniera arrangiata famosi
film hollywoodiani. Il rischio che questo film sia un’ennesima
pellicola demenziale è scongiurato dalla firma del
geniale Michel Gondry, il regista di lavori originali come
“L’Arte del Sogno” e soprattutto il bellissimo
“Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (distribuito
da noi con il pessimo titolo di “Se mi lasci ti cancello”).
In questo film, Gondry adegua il suo timbro registico alla
vena artigianale e naif dei due protagonisti che decidono
di improvvisarsi registi e tecnici di effetti speciali; il
risultato è un affettuoso e nostalgico omaggio al mondo
della celluloide, che al tempo stesso propone un esercizio
di parallelismo tra realtà e fiction venato da surrealismo
poetico.
Il
tema centrale del film, come anche per le due precedenti opere
di Gondry, è la materia dei sogni, qui visualizzata
nell’opera di rivisitazione amatoriale di alcuni classici
del cinema; ma il meccanismo narrativo, alla lunga, diventa
ripetitivo e rischia di incepparsi apparendo solo come un
semplice collage di sketch comici, nonostante la ragionata
parodia e la sicurezza del regista nel gestire la manipolazione
di generi e stili dell’industria di Hollywood.
In realtà, il film ha una sceneggiatura molto più
complessa di quanto non appaia ad una visione di superficie,
con diverse chiavi di lettura tra atmosfere e suggestive evocazioni
cinematografiche che sanciscono sia la potenza dell’immaginario
filmico (la cosiddetta magia del cinema), sia il
suo potere di aggregazione sociale, sia l’elaborazione
di trucchi e tecnologie per creare un effetto speciale. Gondry
gioca con il cinema e la sua realtà illusoria, permettendosi
di fare la parodia del suo stesso film nella sequenza in cui
il personaggio interpretato da Jack Black disturba con le
sue emissioni elettromagnetiche non solo la televisione, ma
anche l’immagine sul grande schermo quando passa davanti
alla cinepresa che lo riprende.
Marco
Valerio