E’
sbagliato definire questo nuovo BATMAN BEGINS come il quinto
capitolo della saga cinematografica dell’Uomo Pipistrello
iniziata nel lontano 1989, né può essere inteso
come un semplice “prequel” rispetto ai precedenti
film. Piuttosto, questa pellicola costituisce un nuovo inizio,
ovvero il primo episodio di una nuova trilogia.
Produrre un nuovo film su Batman era in verità un azzardo
per la Warner Bros dopo i penosi risultati (tanto per resa
artistica quanto per incassi) dell’ultimo “Batman
& Robin” con George Clooney: un fumettone cinematografico
superficiale e sgangherato che aveva finito per ridicolizzare
una figura affascinante come quella Batman.
Una carta vincente per rilanciarne il mito al cinema, da parte
di autori e produttori, è stata dunque quella di affrontare
le origini del supereroe inaugurando una nuova linea narrativa
slegata da quella dei primi 4 film e, soprattutto, di raccontare
il personaggio e tutto il suo mondo in un’ottica praticamente
opposta alle altre produzioni: cioè improntata sul
più rigoroso realismo, agganciando il personaggio –per
toni della narrazione e regia- all’attualità
del mondo di tutti i giorni.
Per questo, il nuovo film di Batman è stato affidato
ad un autore lontano anni luce dai blockbusters hollywoodiani
come Christopher Nolan: un regista noir dallo stile molto
personale (ed autore di due sole, interessantissime, opere
come “Memento” ed “Insomnia”), il
quale con molto rigore ha ri-narrato le origini del Cavaliere
Oscuro la cui sceneggiatura è stata da lui stesso firmata
insieme allo specialista David S. Goyer, uno sceneggiatore
molto bravo e richiesto.
Il risultato è un film quasi totalmente perfetto, superiore
persino al celebrato primo “Batman” di Tim Burton;
BATMAN BEGINS è un film realistico, oscuro, complesso
che cattura perfettamente lo spirito e le atmosfere dell’Uomo
Pipistrello al di là delle caratterizzazioni gotico-pop
dei precedenti film.
Assistiamo quindi al percorso di vita che fa il miliardario
Bruce Wayne, i cui genitori furono uccisi da un rapinatore
sotto i suoi occhi quando aveva dieci anni, il quale, divorato
dal rimorso e dai sentimenti di vendetta, viaggia per il mondo
apprendendo quanto gli serve per combattere il crimine, ma
anche cercando di comprenderlo a fondo frequentandone l’ambiente.
In Asia, sbandato, viene contattato da un misterioso uomo,
Henry Ducard, il quale lo invita ad entrare nella misteriosa
Setta delle Ombre di cui lui stesso fa parte: un’organizzazione
millenaria di giustizieri dai metodi estremamente radicali
guidata dal misterioso Ra’s Al Ghul, i cui membri vivono
in un tempio nascosto in Tibet. Qui, Bruce sarà addestrato
alle arti marziali, divenendo l’allievo di Ducard ed
apprendendo letali tecniche ninja come l’arte di nascondersi
tra le ombre o di incutere timore negli avversari. L’apprendistato
che ne eleverà le facoltà fisiche e mentali
servirà al giovane miliardario anche per focalizzare
meglio i suoi obiettivi, per trovare sé stesso e soprattutto
per affrontare i suoi demoni (il rimorso per la morte dei
suoi cari) e le sue paure, decidendo di divenire l’incarnazione
di ciò che lo spaventa di più fin dall’infanzia:
i pipistrelli.
Abbandonata la Setta, Bruce ritorna nella sua Gotham City,
una città divorata dal crimine, dalla corruzione e
dalla crisi economica, che decide di salvare divenendo un
simbolo che possa incutere paura nei criminali e speranza
nei cittadini onesti: Batman.
E siamo solo a metà del film...
La sceneggiatura di BATMAN BEGINS è ben ideata e sviluppata;
la storia risulta complessa e giocata su più piani
narrativi, i cui eventi si intrecciano perfettamente tra loro
in una trama di ampio respiro e dai toni estremamente noir.
Il film ha un approccio narrativo ed uno sviluppo d’intreccio
più poliziesco che fantasy, con un realismo estremo
(ed a nostra opinione anche piuttosto intrigante) per un film
basato su un supereroe.
Le motivazioni e l’evoluzione psicologica di Bruce Wayne/Batman
sono poi ben rappresentate tramite dialoghi, flashback e reazioni
emotive, rendendo più credibili le scelte del personaggio
con spiegazioni logiche coerenti e credibili.
Nolan ha realizzato un Batman epico ed hard boiled, dirigendo
un film sommariamente ben strutturato, solido, teso ed avvincente
anche se, alla fine, non perfetto. Le parti migliori sono
sicuramente quelle senza Batman, ma quando c'è il super
eroe protagonista della scena, questi si vede pochissimo,
i combattimenti sono rapidissimi e poco chiari, si fatica
a capire cosa stia succedendo e non sappiamo dire con certezza
se questo sia imputabile ad un preciso intento stilistico
da parte del regista, improntato al più serio ed asciutto
realismo evitando quindi scene roboanti e spettacolari (tranne
sul finale), oppure perché Nolan non è semplicemente
un regista d’azione. Sulla fiducia, vista l’ottima
resa finale, propendiamo per la prima ipotesi.
Il ritmo narrativo è poi un pò discontinuo,
soprattutto nella prima parte della genesi che, comunque,
risulta la più interessante del film con tanto materiale
psicologico e narrativo perfettamente focalizzato. Certi personaggi,
però, risultano solo lievemente abbozzati e magari
avrebbero meritato maggiore spazio come, ad esempio, quelli
di Ra’s Al Ghul (uno dei criminali più affascinanti
dell’universo fumettistico di Batman) o anche il poliziotto
Jim Gordon –interpretato da un poco ispirato ma simpatico
Gary Oldman-, alleato di Batman che però risulta poco
curato ed, in alcune scene, addirittura ridicolo. Poco approfondito
anche il carachter di Lucius Fox (interpretato da Morgan Freeman),
un personaggio che ha l’unico scopo di essere il deus
ex machina tecnologico di Batman, rifornendolo di armi ed
attrezzature, aiutandolo indirettamente nella sua crociata
contro il crimine senza avere spessore alcuno.
Anche il personaggio del criminale “Lo Spaventapasseri”
è scarsamente sviluppato e la sua presenza nel film
poteva essere evitabilissima visto che è in sé
poco giustificata e pare adempiere unicamente alla funzione
di essere il secondo cattivo della storia, come è ormai
tradizione dei film di Batman (che di supercriminali ne affronta
due alla volta per ogni pellicola).
Per quanto riguarda il cast, esso è quanto di più
eterogeneo e lussuoso si sia visto da parecchio tempo a questa
parte e rivaleggia con quello “all stars” di “Sin
City”, con un talentuoso Christian Bale che incarna
il miglior Batman cinematografico mai visto; Bale è
perfettamente calato nella parte e dà al personaggio
molto spessore emotivo e psicologico. Ottimi e credibili anche
Liam Neeson ed il decano Michael Caine nelle rispettive parti
del mentore/nemesi di Batman e del maggiordomo/confidente/padre
putativo di Bruce Wayne. Pollice in basso invece per la bella
Katy Holmes che incarna la classica ragazza da salvare (con
relativa storia sentimentale, grazie a Dio poco evidenziata)
che però non lascia assolutamente traccia d’interesse
nel pubblico, interpretando con poca credibilità e
molto vezzo un personaggio che ricorda il carachter televisivo
della serie Tv “Dawson's Creek” che ne ha lanciato
la carriera.
Per il resto, meritano un plauso le musiche –roboanti
e trascinanti- composte da Hans Zimmer (Oscar per “Rainman”)
ed il lavoro dei realizzatori delle scenografie esterne (reali
e digitali) che hanno concepito una Gotham City non più
gotica come quella vista nei due Batman di Burton, ma ugualmente
oscura e visualizzata come una metropoli tecnologica ed al
tempo stesso decadente che ricorda molto, nei vicoli piovosi
e bui, la città di “Blade Runner”. In linea
con il realismo del film, merita un’ultima menzione
anche la nuova Batmobile, concepita praticamente come un mezzo
militare corazzato che risulta più credibile e pratico
(l’unica concessione alla mitologia batmaniana è
costituita dal suo reattore posteriore fiammeggiante) rispetto
ai vari ed ingombranti gotici macchinoni a punta, con ali
e pinne, visti nei precedenti film; anche questo è
un ulteriore segno della distanza tra i vecchi film ed il
nuovo BATMAN BEGINS, un film che tra l'altro è imperniato
sul concetto della "paura" nell’uomo, che
per la prima volta in tanti anni fa piena luce sulla psicologia
di un grande personaggio e potenzialmente si candida ad essere
il miglior lungometraggio di supereroi mai girato fino ad
ora.
Paolo
Pugliese

Film
noioso e piatto. Doppiamente scialbo: nella sceneggiatura
e nella fotografia.
Mortalmente noioso nella prima parte, in cui, guardando disperatamente
l’orologio, ci si chiede quando finalmente comparirà
Batman e farà decollare la storia, nel frattempo si
assiste, sopprimendo uno sbadiglio, a interminabili sequenze
viste un milione di volte del povero derelitto che, accolto
e addestrato da una misteriosa setta segreta ninja sull’Himalaya,
ritrova sè stesso e la voglia di giustizia... olè!
Peccato, che tra sessioni di addestramento, fisico e mentale
(con le solite banalità sparse a profusione del tipo
“vinci la paura”, “controlla il territorio”
e via di questo passo) e flashback della sua infanzia traumatica
passi una buona oretta tediosa e di scarso interesse. Per
non parlare della strana tendenza che hanno i cattivi di lasciare
polvere da sparo sparsa un pò dovunque in casa propria,
giusto per facilitare il compito a giovani e inesperti vigilanti
mascherati...
Quando Bruce Wayne finalmente ritrova se stesso e incanala
i rimorsi e la collera in una voglia di giustizia e non di
vendetta, allora si inizia a sperare che “ah, ora diventa
Batman!”. Invece no, ancora lunghe e noiose spiegazioni
di come Bruce torna a casa, di come scopre la Batcaverna,
di come si procura i suoi geniali marchingegni eccetera, eccetera.
Certo, un film che si chiama BATMAN BEGINS deve raccontare
le origini del personaggio e non è questo che rimprovero
al regista, quanto il fatto che la narrazione procede lenta
e svogliata, sommergendo di noia lo spettatore.
Quando poi finalmente (!!!) Batman compare, il film effettivamente
si trasforma, però in peggio, facendo persino rimpiangere
il soporifero approccio psicologico della prima parte: il
film diventa fracassone e molesto, con effetti sonori degli
scontri sparati a mille e lunghi e insensati inseguimenti
automobilistici. L’idea di far apparire Batman come
una presenza tangibile ma sfuggente, spettrale, quasi invisibile,
è ottima ma l’atmosfera lugubre e cupa così
creata va a farsi benedire per colpa delle già menzionate
gazzarre motoristiche (che possono fare la gioia dei fan di
Vin Diesel, ma non certo di quelli di Nolan o di Batman) e
di assordanti sequenze di “CRUNCH” “BOOOM”
“BRADANG” che portano al termine della proiezione
ad alzarsi sfiniti e con le orecchie doloranti. Per non parlare
della passione che Nolan dimostra avere per le case che vanno
in mille pezzi tra fragorose e imponenti esplosioni. In questo
film ce n’è un intero catalogo.
Non è con questi mezzucci che si crea tensione tra
gli spettatori...
Non mi dilungo su altri fattori negativi, accennando solo
al fatto che anche il finale non sfugge alla piattezza generale
del film, risultando sbrigativo e tirato per i capelli, con
poche emozioni e poca tensione. Si ha l’impressione
che Nolan, dovendo realizzare la classica sfida finale tra
l’eroe e la controparte, si sia limitato a svolgere
il compitino strettamente necessario senza sforzarsi di uscire
dagli schemi consolidati di questo genere di film.
Poco convincenti anche gli avversari di Batman, con un cattivo
–Henry Ducard/Liam Neeson- poco carismatico e abbastanza
insulso nelle sue caratterizzazioni e motivazioni. Più
interessanti, ma poco sfruttati i suoi sottoposti, il boss
della malavita Falcone e lo Spaventapasseri (che fa una fine
veramente ignominiosa, abbattuto da una ragazzotta spaventata,
armata di un semplice taser). Peccato perché l’accoppiata
tra i due avrebbe dato risultati più interessanti ai
fini della trama, accostando il mondo malavitoso classico
di Falcone, fatto di violenza, corruzione e sopraffazione,
con la malsana e ripugnante doppia vita dello Spaventapasseri.
Invece si è preferito ricondurre il tutto all’ennesimo
super criminale che vuole distruggere la città per
sue labili e ridicole motivazioni.
Sbiadita anche la presenza femminile nel film, limitata a
quella di Katy Holmes nel ruolo del procuratore distrettuale
Rachel Dawes che però non esce mai dai suoi stretti
confini di personaggio di contorno e poco aggiunge alla trama
e alla personalità di Wayne, non sfuggendo al grigiore
generale.
Un film insapore, spesso noioso nella prima parte, inutilmente
assordante nella seconda. Un’occasione persa che dimostra
come per girare un buon film tratto dai fumetti, non basta
cercare di rimanere il più possibile aderenti al personaggio
su carta. E il Batman di Tim Burton sta lì a dimostrarlo.
Mario "Otto Wurstel" Colasuonno
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