BASTARDI SENZA GLORIA

Titolo Originale: Inglorius Basterds
Genere: Azione/bellico/Fanta-storico/Drammatico
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Cast: Brad Pitt, Eli Roth, Melanie Laurent, Diane Kruger, Christoph Waltz, Daniel Bruhl, Gedeon Burkhard, Til Schweiger, Michael Fassbender, B.J. Novak, Mike Myers
Produzione: The Weinstein Company, Universal Pictures, A Band Apart, Lawrence Bender Productions, Studio Babelsberg
Paese d’origine: USA 2009
Durata: 153 minuti
Data di uscita: 2 Ottobre 2009

 

Verso la fine della Seconda Guerra mondiale, nelle Ardenne del 1944, un manipolo di soldati americani di origine ebrea formano una squadra chiamata I Bastardi, agli ordini dello scafato tenente Aldo Raine (Brad Pitt). Il gruppo opera nella Francia occupata dai tedeschi ed ha come unica missione uccidere quanti più soldati possibile del terzo Reich, portando via loro lo scalpo e diffondendo il terrore tra le truppe teutoniche. Operando al di là delle linee nemiche, vengono raggiunti dall’ordine di mettere in atto l’operazione Kino, consistente nell’assassinare il braccio destro di Hitler, Goebble, facendo esplodere con una bomba il cinema dove presenzierà alla proiezione di un film di propaganda sul Terzo Reich. Grazie all’aiuto dell’affascinante Bridget Von Hammersmark, famosa attrice tedesca in realtà spia per gli Alleati, Aldo Raine riesce a penetrare con i suoi nella sala cinematografica gremita da grossi esponenti del Reich, ma il piano sarà destinato a complicarsi sia a causa dell’arguzia del colonnello Hans Landa, responsabile della sicurezza, sia per l’intromissione della giovane proprietaria del teatro, Shosanna: una ragazza ebrea scampata qualche anno prima all’esecuzione di tutta la sua famiglia e decisa ad incendiare l’intera sala con tutti i suoi occupanti.

Collaborando nuovamente con Harvey Weinstein, il produttore di “Kill Bill” e “A Prova di Morte”, Quentin Tarantino si misura per la prima volta con il cinema di guerra e naturalmente lo fa a suo modo, realizzando un baldanzoso fumettone fantabellico ispirato alla pellicola italiana “Quel Maledetto Treno Blindato” (diretta nel 1977 da Enzo G. Castellari) e con il quale riscrive eventi storici ad uso e consumo del pubblico.
Non c’è nessuna verosimiglianza storica in questa pellicola, questo è bene precisarlo, perché Tarantino ha preferito realizzare non solo un’operazione nostalgica verso un classico genere cinematografico come quello bellico (vedi “La Caduta delle Aquile”, “Ardenne ’44: un Inferno”) ma anche ludica, rielaborandone gli elementi principali ed arricchendoli con quelli tipici del suo stile caleidoscopico e policontaminato.
Le dinamiche storico-belliche sono quindi passate al setaccio, amalgamandone le caratteristiche primarie con altri incipit narrativi che fanno sì che Bastardi senza Gloria sia un mix equilibrato di generi perfettamente bilanciati tra loro, passando in maniera disinvolta dalla commedia nera al drammatico, dalla spy-story alla satira storica (vedi l’Hitler nevrastenico che si atteggia come Charlie Chaplin ne “Il Grande Dittatore”), condita da effettacci splatter (lo scalpo ai nemici, ad esempio) e numerose citazioni cinematografiche.
Tutto è piacevolmente sopra le righe: dalla caratterizzazione dei personaggi alle loro interazioni reciproche, dai dialoghi alle interpretazioni stesse degli attori, mettendo in scena diversi protagonisti in un ventaglio di snodi narrativi che confluiscono nell’intreccio, i cui sviluppi (soprattutto in merito ai personaggi) sono secchi, quasi brutali; il regista dribbla le convenzioni narrative tipicamente hollywoodiane e si diverte a tradire le aspettative del pubblico, ma al tempo stesso limita i toni distopico-grotteschi del suo cinema che qui sono meno ridondanti, anche nei dialoghi, ben costruiti e più coincisi ed essenziali rispetto a quelli verbosi della precedente opera “A Prova di Morte”.

Il film è diviso in cinque capitoli, replicando la scansione narrativa di “Kill Bill”, di cui Tarantino riprende altre trovate come la matrice fumettistica di alcuni personaggi (ad esempio, il sergente con la mazza da baseball Donny Donowitz oppure l’ufficiale tedesco Stiglitz assassino di SS), introdotti con tanto di titoli cinematografici (o semplici freccine) e flashback fulminanti.
La regia di Tarantino è tecnicamente ineccepibile, asciutta ed attenta ai particolari, ispirandosi al cinema di Sergio Leone e Brian De Palma dei quali replica gli insegnamenti fondamentali costruendo intensi primi piani allargati oppure sequenze particolarmente affollate nelle quali la cinepresa si muove focalizzando l’attenzione dello spettatore su personaggi e sviluppi vari, che avvengono in scena: esemplari sono in questo caso la lunga sequenza di dialogo ambientata nella locanda oppure, nel secondo tempo, la complessa costruzione narrativa all’interno del teatro.
Soddisfacenti le performance del cast: Brad Pitt recita efficacemente sopra le righe, permettendosi il lusso di fare il verso sia all’amico George Clooney, sia a divi del passato come Clark Gable e Marlon Brando; lo sconosciuto Christoph Waltz, invece, è il titolare della migliore interpretazione del film nei panni dell’infido colonnello Landa; una bella sorpresa, infine, sono le prove dell’emergente Melanie Laurent (Shosanna), di Til Schweiger (il granitico Hugo Stiglitz) ed infine di Eli Roth (Donny Donowitz), quest’ultimo regista di film come “Cabin Fever” ed “Hostel” che per l’amico Tarantino esordisce come attore, con una faccia che buca lo schermo.

Paolo Pugliese