In
un microscopico centro del napoletano, la vita trascorre senza
scossoni: Peppe, disoccupato sciupafemmine, accompagna il nonno
Alfredo a Villa Serena sostenendo di essere preoccupato per la
sua salute, ma in realtà vuole toglierselo un po’
di torno; Ivo, il postino, scorrazza sulla sua Vespa per effettuare
le solite consegne. Rosario, custode del cimitero, tranquillo
e un po’ insofferente, è alle prese con le smanie
della moglie, insegnante d’italiano che vorrebbe una vita
più eccitante e spera di trovarla in Carlo, collega di
matematica di origini milanesi. Pian piano tutte le storie inizieranno
a convergere su un tentativo di rapina ad una gioielleria, nel
quale tutti sperano per cambiare vita.
Ha i toni leggerissimi della commedia all’italiana più
classica quest’opera prima del cortista Ivan Polidoro, che
ha trovato il sostegno produttivo di Rai Cinema ma, ahinoi, non
quello di una seria distribuzione e dunque viene fatto circolare
un po’ alla chetichella, sperando nel passaparola. I numeri
per piacere ad un pubblico di bocca buona il film ce li avrebbe:
l’intreccio è gradevole e funzionale, le trovate
comiche si sprecano e il gruppo di attori chiamato ad interpretarlo
è in stato di grazia, perfettamente affiatato, non perde
una battuta (in particolare Gianfelice Imparato, ma anche Lorenza
Indovina che interpreta sua moglie insoddisfatta) e si sprecano
le citazioni (non becere né scopiazzate) a Totò
e Peppino, a cominciare dalla “Banda degli Onesti”.
Purtroppo però il film si assesta su mediocri standard
televisivi dal punto di vista visivo, la fotografia lascia a desiderare
e il finale non riesce ad avere il giusto “twist”
almeno nei tempi, e dunque un lavoro gradevole finisce per non
lasciare nessun “sapore” in bocca.
Bruno
di Marcello