“Qualunque
amore riusciate a dare o avere, qualunque felicità
riusciate a rubacchiare, qualunque temporanea elargizione
di grazia, basta che funzioni”... è questa
la singolare filosofia del protagonista del nuovo film scritto
e diretto da Woody Allen, la cui ultima battuta si presta
anche da titolo. Boris Yellnikoff (Larry David) è un
geniale professore universitario specializzato in meccanica
quantistica, preso in considerazione anni addietro per il
Nobel della Fisica, ma con una visione della vita assolutamente
pessimista e cinica. Boris è infatti un misantropo
ansioso in pensione, divorziato dalla moglie, sopravvissuto
ad un tentativo di suicidio e vulnerabile ad attacchi di panico
per vivere in questa società (“l’orrore,
l’orrore”). Tira avanti impartendo lezioni
di scacchi a ragazzini puntualmente apostrofati con appellativi
tutt’altro che gentili. Nella sua vita irrompe Melodie
(Evan Rachel Wood), ragazzetta di provincia ingenua e dolcemente
ignorante fuggita da una famiglia oppressiva ed arrivata in
città cercando fortuna. Contrariamente alla sua voglia
di isolamento, Boris la ospita in casa e questa scelta lo
porterà a cambiare molte cose della sua vita nonché
quelle di altre persone, come i genitori della stessa Melodie
che, venuti in città a riprendersi la figlia, affronteranno
insieme a Boris importanti transizioni.
Con
questa sua ultima pellicola Woody Allen ritorna non solo a
girare nella sua New York dopo la sua lunga trasferta europea,
ma anche alle radici del suo cinema, realizzando una commedia
di stampo teatrale, girata quasi tutta in interni e pervasa
da un vivace ritmo narrativo. Con una cinepresa semi-fissa
e concentrata unicamente sui protagonisti, il film propone
una storia costituita da dialoghi brillanti e confronti serrati
tra i personaggi felicemente naif e sopra le righe, ben interpretati
da un cast variopinto ed interessante in cui spiccano gli
sconosciuti ma bravissimi Larry David, Evan Rachel Wood e
Patricia Clarkson.
Basta
che Funzioni non aggiunge nulla di nuovo al cinema di
Allen, contenendo tutti i suoi elementi più tipici,
ma al tempo stesso è un film molto divertente, che
scorre via in maniera lieve lasciando una sensazione di positività
nel pubblico.
Allen guida i suoi personaggi attraverso una storia segnata,
nonostante il carattere del protagonista, da un ottimismo
ed un romanticismo che si fanno progressivamente sempre più
consistenti, fino a stravolgere la vita dei protagonisti assumendo
i contorni di una dolce favola esistenzialista e sentimentale.
In maniera leggera, ma non superficiale, Allen racconta come
l’arte, l’amore e la casualità giornaliera
possano fare davvero la differenza su elementi esistenziali
opachi come la vecchiaia, la stanchezza di vivere e la consapevolezza
della morte ad una certa età.
Evitando qualsiasi retorica stucchevole, Basta che Funzioni
è un compendio disinvolto e spiritoso sulla vita, arricchito
da molte battute fulminanti tipiche dell’umorismo ebraico
di Allen (quella su Dio arredatore è una delle
migliori degli ultimi anni) ed un paio di trovate estremamente
gustose e funzionali al racconto, come il rivolgersi di Boris
allo stesso pubblico in sala per fare il punto della
situazione. E noi con lui.
Paolo
Pugliese