Quattordici
anni dopo il celebre thriller che lanciò il suo mito di
sex symbol, Sharon Stone torna ancora sul luogo del delitto ed
interpreta “Basic Instinct 2”, ovvero il secondo capitolo
delle avventure cinematografiche dell’ambigua e pericolosissima
scrittrice Catherine Tramell la quale dall’America si trasferisce
in Inghilterra per scrivere un suo nuovo romanzo cedendo poi all’antico
vizio degli omicidi erotico-seriali ed ingaggiando un vero e proprio
duello psicologico con la polizia londinese e soprattutto con
uno psicologo (David Morrissey) al servizio di Scotland Yard,
il quale finirà immancabilmente nella tela di seduzione
tramata dalla donna, qui ancora più manipolatrice di prima.
Il film, interpretato da un’ancora splendida 47enne Sharon
Stone (potere del make up), si propone al pubblico con ambizioni
da thriller psicologico-erotico labirintico, dove ogni cosa in
realtà è estremamente diversa da quello che sembra
a prima vista, con atmosfere da noir alla Hitchcock e scene e
situazioni ad alto contenuto erotico: un repertorio da far impallidire
gli spettatori più bacchettoni, fatto da giochi erotici
proibiti, sesso a tre, masturbazione in auto ad alta velocità,
amori e seduzioni lesbiche, tranelli, coiti furiosi su scrivanie,
oscuri segreti familiari sepolti da tempo e via dicendo...
Purtroppo però, al di là del marketing e dei comunicati
stampa da parte della produzione, il pubblico in sala assiste
a molto meno di quanto promesso, sia per trama che per ammiccamenti
all’eros ed alla sbandierata voglia di scandalizzare ancora
di Sharon Stone, con scene o censurate o molto meno erotiche di
quanto fatto credere. E questa è la prima fregatura. La
seconda è che la trama fa acqua da tutte le parti e sa
di già visto, presentando molte incongruenze ed avendo
l’ulteriore colpa di non cercare una propria strada ma ricalcare
i medesimi meccanismi narrativi del primo film, che già
non è che fosse un capolavoro. Le ambizioni ed i propositi
narrativi, per quanto alti che siano, non sempre si traducono
in realtà e questo BASIC INSTINCT 2 non è altro
che un buco nell’acqua. Un sequel tardivo di un film famoso
di cui nessuno, francamente, sentiva il bisogno ed è molto
forte il sospetto che sia solo una carta di rilancio per la Stone
le cui azioni sono in ribasso dopo i flop dei suoi ultimi lavori.
E la Stone poteva inventarsi qualcosa di meglio, se è davvero
la donna intelligente che vanta di essere (membro del club delle
persone super-intelligenti nel mondo), perché questo film
propone una storia lessa, poco attenta a qualsiasi verosimiglianza,
diretta in maniera patinata ma inesistente per stile o soluzioni
visive da parte di Michael Caton-Jones, regista che anziché
alla trama è al servizio unicamente della Stone, al pari
di un cast mediocre di interpreti che appaiono unicamente in funzione
della protagonista, punto focale ed anima magnetica di questo
film. Mediocre. Insulso. Irritante.
Marco
Valerio