BACIAMI ANCORA

Genere: Commedia/Sentimentale/Drammatico
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino
Cast: Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti, Sabrina
Impacciatore, Adriano Giannini, Daniela Piazza, Marco Cocci, Primo Reggiani
Colonna Sonora: Jovanotti
Produzione: Fandango
Paese d’origine: Italia - 2009
Durata: 139 minuti
Data di uscita: 29 Gennaio 2010

 

Dieci anni dopo Gabriele Muccino riprende in mano le sorti dei personaggi de L’ultimo Bacio.
Carlo e Giulia sono separati: lui, dopo anni di relazioni occasionali, si illude di potersi legare definitivamente a una ragazza che non ama, mentre Giulia vive con la figlia Sveva, avuta da Carlo, e il nuovo convivente. Marco è in crisi con la moglie da cui non riesce ad avere figli e che lo tradisce con un ragazzo molto più giovane di lei. Adriano ritorna dopo dieci anni –e la dura esperienza del carcere alle spalle– e desidera conoscere il figlio avuto dalla compagna Livia che aveva lasciato e che ora frequenta Paolo, amico di Adriano e del resto della comitiva, fortemente depresso e farmacodipendente. L’unico che conduce la vita di sempre è Alberto, quotidianamente impegnato con donne intercambiabili e corroso dal solito desiderio mai realizzato di lasciare il paese.

Giunti alla soglia dei quarant’anni, i protagonisti di Baciami ancora sono sempre identici a loro stessi: sempre incerti, spaventati, perdenti in preda alla nevrosi e alla tipica incertezza adolescenziale della serie “cosa farò da grande?”. Ma la fontana dei desideri, dove si radunavano a fantasticare sul futuro, ora è secca, non c’è più acqua: i personaggi di Muccino non riescono a raggiungere i loro desideri non tanto perché non ci credono, ma semplicemente perché non ne hanno. Sono vuoti contenitori senza anima.
Cosa spinge un regista a fare un seguito? Certo la possibilità di prolungare una storia di successo, evitando i grossi rischi del totalmente originale. Ma c’è qualcosa di molto più intimo che soggiace all’operazione del sequel: il privilegio di poter ritrovare i personaggi amati, di rivederli gioire, soffrire, maturare o inabissarsi per sempre, ma, in ogni modo, vivere. Vedendo Baciami ancora, pare che a Muccino questo piacere sia totalmente estraneo. Perché se è vero che i personaggi de L’ultimo Bacio ritornano, è altrettanto vero che ritornano privi di anima, piatti fantocci le cui differenze umane sono state annullate, che parlano con parole nelle quali non credono, agiscono con gesti di cui non prevedono l’esito e nella cui giustezza o opportunità, di certo, non confidano.

Gli attori sono piuttosto scialbi: Accorsi tratta qualsiasi sentimento con la stessa espressività: che sia l’improvvisa rinascita dell’amore per l’ex moglie, la sua tristezza cronica o la sua ansiosa ipocondria; le lacrime della Puccini, che dovrebbe essere una Giulia ferita e appassionata, sono credibili solo se versate sotto una pioggia battente; la depressione del personaggio totalmente inespressivo di Santamaria è segnalata solo dalle pillole che prende in continuazione; il passato del carcere e dei sensi di colpa che pesa su Pasotti ci è restituito solo dalla sua capigliatura rada e bruciacchiata, oltre a quell’immagine un po’ kitsch della pesante croce di legno che issa faticosamente sul muro di una chiesa.
Per sembrare “veri” gli attori di Muccino devono passare per forza attraverso la caricatura e l’esagerazione: come il Marco interpretato da Pierfrancesco Favino o l’isterica Livia di Sabrina Impacciatore. Dei sentimenti e delle emozioni non rimane nulla, solo gli involucri privi di vita, i cliché già visti e sentiti.
E così a Muccino non resta che chiudere un film debole e piatto, che arranca nell’eccessiva lunghezza senza riuscire a bucare neanche per un attimo la superficie, con il quadretto familiare più finto e banale possibile: le coppie ritrovate sorridono davanti al video amatoriale con i loro neobimbi. Che importanza ha se il figlio non è il tuo, ma dell’amante, o se per ricucire una storia d’amore del passato, tanti cuori del presente sono stati spezzati senza la minima preoccupazione: solo ritornando alle proprie radici, solo ricostituendo il nucleo familiare tradizionale, si può sperare di sopravvivere.

Muccino ritorna uguale a se stesso, solo con una macchina da presa più statica del solito, e non riserva sorprese: Baciami ancora è un film vuoto, dove trionfa lo stereotipo, incapace di comunicare, di emozionare. Si fatica quasi a credere che si tratti dello stesso regista di La ricerca della felicità e Sette anime. Se Muccino a Hollywood sa lavorare meglio, che Hollywood sia: a patto che la smetta una volta per tutte col micro-mondo limitato e limitante delle giovani famiglie medio-borghesi e dei noiosi e claustrofobici drammi minimalisti che vi scorrono.

Ilaria Colla