In
un futuro molto vicino sconvolto da guerre sanguinose, l’Europa
è un continente in crisi, controllato in parte da associazioni
criminali come la Mafia dell’Est. Il mercenario Toorop
(Vin Diesel), ex-veterano dell’esercito, accetta l’incarico
di scortare una giovane donna (Melanie Thierry) chiamata Aurora
da un monastero in Russia dove è cresciuta ad una misteriosa
destinazione nel cuore di Manhattan. Durante il viaggio Toorop
scopre che la ragazza è una sorta di arma biologica
e porta nel suo corpo un virus batteriologico creato in laboratorio
in grado di infettare e distruggere in poco tempo l’intera
razza umana. Ma, oltre ai servizi segreti militari e le multinazionali,
sono interessati alla donna anche una congrega di persone
che si mette all’inseguimento della coppia convinti
che lei porti in realtà in grembo un feto umano superiore,
atteso come il nuovo Messia per salvare un mondo dall’autodistruzione.
“Babylon
A.D.” è un thriller di fantascienza inerente
le tematiche di manipolazione genetica con atmosfere futuristico-sociali
decadenti che rimandano a quelle di un film come “I
Figli degli Uomini” di Alfonso Cuarón, ma anche
al “Blade Runner” di Ridley Scott; il film, frutto
di una coproduzione anglo-francese realizzata con un budget
di oltre 60 milioni di dollari, ha una storia tratta da un
piccolo romanzo di culto come “Babylon Babies”
di Maurice G. Dantec, mentre la regia è stata affidata
al talentuoso regista-attore francese Mathieu Kassovitz (“L’Odio”,
“I Fiumi di Porpora”), al suo secondo film americano
dopo il thriller paranormale “Gothika”. Sulla
carta, ci sarebbero tutti gli ingredienti per il successo,
compreso il fascino ruvido del protagonista Vin Diesel (“XXX”,“The
Fast and the Furious”,“Pitch Black”) ed
un cast di attori noti come Michelle Yeoh (“La Tigre
ed il Dragone”, “007-Il Domani non Muore Mai”),
Gérard Depardieu (“Cyrano de Bergerac”,
“Novecento”) e Charlotte Rampling (“Il Portiere
di Notte”,”Zardoz”)... eppure il film appare
fin dai primi minuti sbagliato, presuntoso ed eccessivamente
impostato.
La
linea narrativa voluta, supponiamo dai produttori, predilige
il lato più spettacolare della vicenda rinunciando
a tutto il substrato di riflessioni bio-etiche e politiche
presenti invece nel romanzo, le cui tematiche vengono ridotte
ad un confuso apologo scientifico/religioso sul futuro dell'umanità.
Tali rinunce impoveriscono molto la trama che diventa eccessivamente
lineare e povera di contenuti, aumentandone la grana con sequenze
d’azione filmate in maniera professionale ma anche convenzionale
da un Kassovitz svogliato, forse demotivato per i continui
scontri con la produzione che hanno fatto in seguito dichiarare
al regista di aver fatto “l’esperienza peggiore
della sua carriera”, disconoscendolo come suo film.
Tale esperienza si ripercuote al cinema sugli spettatori,
che assistono ad un film banale, artificioso e senza mordente:
uno dei soliti e superficiali kolossal sci-fi Hollywoodiani
che butta ai quattro venti il materiale narrativo a propria
disposizione, autopenalizzandosi con un finale monco ed affrettato.
L' ennesima occasione sprecata, insomma, di trarre da un buon
libro un buon film.
Marco
Valerio