Baaria
è un piccolo centro della Sicilia, i suoi abitanti,
quasi tutti contadini e pastori vivono intensamente i cambiamenti
storici e politici degli ultimi ottanta anni di storia italiana.
Attraverso la seconda guerra mondiale, l’avvento della
repubblica e del comunismo, fino ai giorni nostri con l’asfissiante
predominio mafioso, Baaria diventa il più grande centro
abitato della provincia di Palermo con tutte le contraddizioni
tipiche del Sud Italia, tra un patrimonio storico incredibile
fatto di splendide ville barocche ed il caos del traffico
di tutti i giorni.
Giuseppe
Tornatore, regista ed autore della sceneggiatura di Baaria
- La Porta del Vento, ci regala una storia intensa, ricca
di dettagli e di personaggi indimenticabili. Attraverso le
vicissitudini di Peppino e Mannina dà vita ad una storia
di grande passione ed intensità che non può
non lasciare un segno nello spettatore. I volti bruciati dal
sole, l’arida terra, gli sterminati campi di ulivi e
limoni, e l’immensa povertà di una terra che
sopravvive e si divincola tra le antiche tradizioni e la volontà
di cambiare, Baaria è questo ed altro ancora. La coralità
che ancora una volta caratterizza l’opera di Tornatore
frammenta la storia di questa città in mille altre
storie, in mille realtà di gioia e dolore, di amore
e sofferenza. Ogni sguardo, ogni sorriso, ogni luogo è
illuminato da una fotografia che evidenzia il calore di una
Sicilia solare e africana.
Può forse non piacere la teatralità della recitazione,
ma il siciliano è un dialetto teatrale forte e prepotente,
fatto di grande gestualità e troppo spesso abusato
dalla comicità televisiva. Discutibile la scelta di
distribuire in Italia una versione doppiata della pellicola
riservando la versione in “baariota” alla Sicilia
ed al mercato estero, probabilmente a causa delle esigenze
del pubblico italiano più propenso a rinunciare all’unicità
di un dialetto così intenso e sicuramente poco disponibile
all’utilizzo dei sottotitoli.
Il
nutrito gruppo di attori che ci accompagna in questo viaggio
si dimostra all’altezza della situazione assecondando
la volontà di Tornatore nel creare personaggi quasi
felliniani, capaci di ironizzare sulla propria povertà
e sulle sventure in cui si muovono con disinvoltura. Tanti
i volti notissimi che hanno reso onore a Baaria,
talvolta solo con un breve cameo, altre volte con ruoli più
significativi. Tra tutti un’indimenticabile Angela Molina,
una brava Nicole Grimaudo in duetto con la grande Lina Sastri,
l’ottimo duo Ficarra e Picone questa volta totalmente
separati nella vicenda, ed ancora il buffo Leo Gullotta, ma
sono tanti i piccoli e indimenticabili ruoli di questa storia,
impossibile non citare Michele Placido, Enrico Lo Verso, Beppe
Fiorello, Nino Frassica e Corrado Fortuna. Sorprendono anche
i due esordienti Francesco Scianna e Margareth Madè
capaci di creare un’intesa romantica e tenera che fa
da filo conduttore a tutta la vicenda.
Sublimi,
ancora una volta, le musiche di Ennio Morricone, avvolgono
gli spettatori in maniera sinuosa e toccante, accentuando
la poeticità di questa storia che vola tra i decenni
talvolta sfiorando con dolcezza talvolta travolgendo con veemenza.
Baaria è, di sicuro, l’ennesima piccola
grande storia, con i suoi piccoli grandi eroi, uomini e donne
di tutti i giorni, che sopravvivono agli orrori della guerra,
della povertà e dei soprusi, capaci di lottare allo
stremo delle forze, e non importa se questi temi insieme a
quello della mafia sono argomenti triti e ritriti perché
l’unicità di questa storia e la passionalità
con cui viene raccontata fanno di questo film una perla preziosa
commovente ed imperdibile.
Giulia
Di Natale