AVATAR

Titolo Originale: Id.
Genere: Fantascienza/Avventura/Drammatico/Guerra
Regia: James Cameon
Sceneggiatura: James Cameron
Cast: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, Giovanni Ribisi, CCH Pounder, Laz Alonso
Colonna Sonora: James Horner
Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Lightstorm Entertainment, Giant Studios Inc.
Paese d’origine: USA – 2008/2010
Durata: 166 minuti
Data di uscita: 15 Gennaio 2010

 

Come al solito quando si annuncia un film di James Cameron ci si porta inevitabilmente dietro un seguito di grandi cifre: anche stavolta il regista di “Aliens”, “Terminator” e “Titanic” ha infranto il tetto, più volte superato da se stesso, del film più costoso della storia del cinema: stavolta le spese ammontano a ben 237 milioni di dollari solo per la realizzazione, ai quali si aggiungono le gigantesche operazioni di lancio del prodotto, arrivando a superare i 400 milioni…
Ma anche quello dei più alti incassi: “Avatar” ha raggiunto la cifra record di un miliardo di dollari in poche settimane, battendo “Il Signore degli Anelli: il Ritorno del Re”, candidandosi a vincere il finora imbattuto record di "Titanic".

Diciamolo subito: il film ha una storia che ci è piaciuta, ma che sa un po’ di già visto: una specie di “Balla coi Lupi” spaziale frammisto a “Pocahontas” versione aliena. In breve, il marine paraplegico Jake Sully (Sam Worthington) deve infiltrarsi tra gli abitanti del fantastico pianeta Pandora alla ricerca di informazioni su un materiale del quale i terrestri sono alla disperata ricerca, l’unobtanium. Il problema è che gli abitanti sono tutt’altro che disposti ad andarsene dalla loro terra, visto che il giacimento del preziosissimo minerale si trova proprio sotto i loro più sacri insediamenti. Inoltre l’atmosfera di Pandora è irrespirabile per gli umani. Non resta dunque che usare degli “avatar”, ovvero corpi in tutto e per tutto simili ai nativi Na’vi ottenuti da materiale genetico misto umano-alieno e “guidati” a distanza dal cervello umano. In cambio delle informazioni raccolte, Jake otterrebbe una costosa operazione per riavere l’uso delle gambe: l’unico problema è che egli non aveva considerato la possibilità di innamorarsi della bella Neytiri (Zoe Saldana), né dello stile di vita meraviglioso del popolo Na’vi…

Come detto prima, la trama non è delle più originali, ma la vera novità è l’esperienza visiva straordinaria e mai vista prima che viene offerta allo spettatore, e che fa di questo film un ammaliante spettacolo per gli occhi. Non si pensi con questo solo ad un vuota pellicola piena zeppa di effetti speciali: è vero che il 3D al cinema esiste dagli anni ‘50, ma mai prima era stato usato in maniera tanto spettacolare e accurata.
Ciò che c’è davvero di nuovo in “Avatar” è la capacità di aver integrato il 3D in ogni piano del movimento e della scena: la cura per i particolari è qualcosa di mai visto prima e lo scopo del regista, più che puntare al facile effetto, è di superare il ristretto confine dello schermo; oltrepassare la finestra e catapultare lo spettatore per la prima volta in un mondo alieno fantastico che, allo stesso tempo, è credibile e pulsante di vita.
Grandiosa ed impressionante la ricchezza dell’esperienza visuale che ci si spalanca davanti: dagli schermi tridimensionali dei tecnici di laboratorio alle grandiose scene a volo d’uccello a cavallo di fantastiche creature alate tra paesaggi da sogno (paesaggi che tra l’altro vengono impreziositi e non mortificati dall’uso sapiente della tecnologia a tre dimensioni, facendoli risaltare in tutta la loro chiarezza e bellezza); ma quello che più colpisce e stupisce la fantasia è la rappresentazione della vita pulsante del pianeta, dei suoi animali fantastici e persino delle piante, ciascun elemento con un moto e un’anima propri e con letteralmente ogni angolo dello schermo che prende vita: l’idea è di rappresentare tutto un ecosistema mai visto, una lussureggiante foresta tropicale di un altro mondo con tutti i suoi elementi (indimenticabili a tal proposito le scene notturne nella foresta fosforescente del pianeta, un vero e proprio documentario fictionale su una ipotetica biologia aliena). E anche i personaggi umanoidi –cosa rara e molto difficile nel cinema– sono resi con un realismo e una fluidità che mai si erano visti prima, sicché lo spettatore quasi si stupisce di ritrovarsi ad ammirare i sensuali corpi blu degli avatar Na’vi, i quali quasi paradossalmente si ritrovano ad essere persino più belli ed espressivi dei loro equivalenti nel mondo reale.

Tra i personaggi di maggiore interesse c’è il marine Sully, interpretato dall’emergente Worthington, già visto nell’ultimo “Terminator” (il quale però, come abbiamo detto, è meno interessante del suo equivalente digitale…), ma risalta anche la “tosta” ed ecologista dottoressa Grace Augustine, alias la grandissima Sigourney Weaver, che a suo tempo già lavorò con Cameron nel secondo capitolo di Alien (ecologista ma anche accanita fumatrice, cosa che non ha mancato di provocare parecchie polemiche negli USA e persino un “polmoncino nero” da parte dell’agguerritissimo sito web scenesmoking.org).
E a proposito di polemiche, grande scalpore ha creato in rete un post intitolato “La depressione causata dal sogno di Pandora”. Il suo autore, Mike, si dichiara depresso dopo aver visto il film, al punto che “Guardando il favoloso mondo di Pandora, ho realizzato che vorrei vivere in un posto così. Ho pensato di uccidermi, magari rinascerò in un luogo simile a quello del film, dove tutto è come in Avatar”…
Altri rispondono che dopo essersi svegliati “la mattina dopo essere stato al cinema, il mondo mi è apparso grigio. Il mio lavoro, la mia vita, tutto ha perso ogni valore. E' tutto così insignificante, è un mondo di morte” (fonte: la stampa.it).
Da qui l’ennesima polemica-leggenda metropolitana (è il caso di dirlo), che meglio sarebbe evitare di vedere "Avatar" perché “istigherebbe al suicidio”…
Esagerazioni a parte, questa è davvero la prova che James Cameron non ha girato solo un film, ma creato dal nulla un nuovo mondo.

Stefano Damato