Per
chi fosse a digiuno di animazione nipponica, ASTRO BOY rappresenta
per il Giappone quello che è Pinocchio per
l’Europa o Topolino per l’America: un
personaggio amatissimo, nonché il più celebre
eroe d’animazione per grandi e piccini del paese del
Sol Levante, a cui si deve l’inizio dell’iconografia
dei celebri robottoni.
Nato originariamente come fumetto nell’Aprile del 1952,
ad opera di Osamu Tezuka (autore anche di Kimba il Leone
Bianco, La Principessa Zaffiro, Cyborg 009 e Super Robot 28),
serializzato come cartone animato nel 1968, con un remake
nei primi anni ’80, ASTRO BOY è un androide con
le fattezze di un bambino creato dal dottor Tenma, un grande
scienziato esperto in robotica che gli ha dato l’aspetto
del figlio, morto in un tragico incidente.
Nonostante
le dimensioni e l’aspetto non minaccioso, Astro è
in realtà un’arma vivente potentissima e corazzata,
alimentato da energia nucleare e quindi dotato di super-forza
nonché svariate armi ad energia, oltre ad essere in
grado anche di volare. Il suo cervello elettronico è
sofisticatissimo, con schemi cerebrali simili a quelli umani
che con il tempo gli permettono di sviluppare una coscienza
ed un proprio carattere, tanto altruistico da decidere autonomamente
di usare le capacità in suo possesso per il bene dell’umanità,
proteggendo la sua Metro City da minacce robotiche, terroristi
e sedicenti dominatori del mondo.
Il personaggio potrebbe essere definito come una sorta di
Pinocchio robotico del futuro, che ha appassionato
diverse generazioni di lettori e spettatori con le sue avventure,
ottenendo un discreto successo anche in Europa e Stati Uniti.
E proprio gli americani rilanciano con uno spettacolare lungometraggio
d’animazione in CGI (Computer Grapic Imaging),
diretto da uno specialista del genere: il regista del cartoon
digitale “Giù per il Tubo” David Bowers,
professionista nel campo dell’animazione da molti anni,
con collaborazioni nei film "Il Principe d’Egitto,"
"La Strada per El Dorado", “Galline in Fuga”,
"Shark Tale" e "Wallace & Gromit: la Maledizione
del Coniglio Mannaro”.
Realizzato
dal laboratorio Imagi Studios di Hong Kong, già responsabile
di “TMNT”, ASTRO BOY è una favola fantascientifica
sia per adulti che per piccini, dall’animazione sofisticata
e spettacolare.
Mantenendo gli elementi originali del personaggio, per non
scontentare le centinaia di migliaia di fan, il film propone
una versione comunque aggiornata del robot-bambino, protagonista
di una storia sviluppata con abile superficialità,
mescolando sequenze spettacolari e di combattimento a momenti
comici ma anche introspettivi: è il caso della crescita
emotiva di Astro, robot che comunque si crede un bambino vero
e la cui evoluzione psicologica è ben esposta.
Non tutto è perfetto comunque: qua e là si avverte
una certa estraneità da parte dei realizzatori per
quanto riguarda l’essenza stessa del personaggio, inquinato
da una dose eccessiva di elementi macchiettistici.
Il risultato complessivo è comunque gradevole, con
aperti rimandi a personaggi come il già citato Pinocchio,
ma anche supereroi come Iron Man e Spider-Man,
oltre ad opere come “Metropolis” di Fritz Lang,
“A.I. – Intelligenza artificiale” di Steven
Spielberg, “King Kong” di Peter Jackson e la seconda
trilogia di “Star Wars” di George Lucas.
Marco
Valerio