Italia 1982: il Bellevue Hotel è un luogo fuori mano,
popolato da personaggi borderline. Tra i corridoi e le camere
dello squallido albergo, si consumano nel corso di una notte
vite ed incontri legati da un filo comune, tra balordi, killer,
pornostar ed altri insoliti ospiti.
Esordio cinematografico di Ago Panini, regista con un lungo
curriculum di spot commerciali e videoclip, “Aspettando
il Sole” è un noir post moderno frammentato in
vari segmenti intrecciati tra loro, con personaggi ombrosi
immersi in un’atmosfera claustrofobica e surreale, i
cui destini convergono alla fine in un’unica linea narrativa
raccontata, quasi in tempo reale, nell’arco di circa
due ore.
Il
film ha un risultato inferiore rispetto alle ambiziose intenzioni
stilistiche, apparendo come un freddo prodotto pianificato
metodicamente a tavolino ed infarcito di personaggi ed elementi
da cinema post-noir. Se uscito 10-15 anni fa sarebbe apparso
come un’operazione estremamente originale, oggi invece
un pò meno, visto il suo rifarsi al cinema già
visto di registi come Wim Wenders, David Fincher e Bryan Singer,
stemperandone le tinte fosche con elementi da commedia nera.
Resta comunque considerevole la cura messa nel caratterizzare
i personaggi, ben interpretati da un cast di attori tra i
migliori mai assemblati in un film italiano: tra tutti svettano
sicuramente Giuseppe Cederna (“Mediterraneo”)
e Bebo Storti (“Quo Vadis Baby?”) nei rispettivi
ruoli, estremamente ambigui, di un portiere d’albergo
frustrato ed un regista porno; poi c’è Raoul
Bova nella parte crepuscolare di fidanzato abbandonato, e
le due donne Claudia Gerini e Vanessa Incontrada in due ruoli
estremamente diversi tra loro (un’amante ed un’attrice
porno), ma caratterizzati da una drammaticità di fondo
ben delineata sul grande schermo. A loro si aggiungono i vari
Claudio Santamaria, Gabriel Garko, Massimo de Lorenzo, Rolando
Ravello, tutti diretti con linee sicure da Panini e scusate
se è poco.
Sorvolando
su una certa freddezza narrativa e su ispirazioni stilistiche
prese in prestito, i difetti del film si denotano soprattutto
nella sceneggiatura, inutilmente frammentaria: i vari episodi
sono diseguali per peso narrativo e non arrivano tutti ad
una piena risoluzione, uniti tra loro da un montaggio sincopato
simile ad uno zapping televisivo che non rende le cose facili
al pubblico.
Nonostante lacune ed artifici, “Aspettando il Sole”
rappresenta comunque il nuovo che avanza nel cinema italiano;
pur rientrando nel genere di intrattenimento made in Italy,
il regista Panini sceglie una strada poco battuta dal nostra
industria cinematografica, tentando di dare al pubblico qualcosa
di diverso. Non possiamo fare altro che lodarne il tentativo,
seppur non pienamente riuscito.
Marco
Valerio