Tratto
dal romanzo di Massimo Parlotto, "Arrivederci amore, ciao"
-a dispetto del titolo sentimentale- è un noir duro e spietato,
che evidenzia il sottobosco della criminalità infiltrata
ovunque, dalle alte sfere alla strada.
Protagonista è Giorgio Pellegrini (alias Alessio Boni),
un extra-parlamentare la cui vita, dopo un’azione terroristica
che aveva provocato una vittima innocente, prende una piega inaspettata:
emesso contro di lui un mandato di cattura e condannato all’ergastolo,
sceglie di fuggire e di allontanarsi dalla sua vita precedente
e dalla storia politica che lo aveva incastrato, scoprendo di
provare piacere nell'uccidere e nel tradire. Nascosto in America
Centrale, disilluso da tutto e tutti, Giorgio vorrebbe solo essere
un uomo normale come tanti, con una vita rispettabile; ma il suo
cinismo lo porta a gesti estremi, come quello di freddare con
un colpo di pistola alla testa il suo compagno di viaggio e di
avventure sovversive Luca. Durante l’esecuzione la radio
in sottofondo che lasciava suonare la vecchia canzone di Caterina
Caselli "Arrivederci amore, ciao”. Sono proprio queste
note a sancire il suo desiderio di tornare a casa.
Recatosi prima a Parigi, chiede aiuto all'Organizzazione dei fuoriusciti.
Queste le istruzioni: rientrare in Italia, consegnarsi alla polizia
e chiedere la revisione del processo. Nel frattempo qualcun altro
confesserà il suo delitto e verrà condannato al
posto suo. Eseguiti gli ordini, Giorgio sfortunatamente trova
sulla sua strada il vice-questore della Digos Anedda, il quale
lo ricatta, essendo in possesso di una prova schiacciante del
suo antico crimine. Il protagonista è costretto quindi
a vendere all’agente i nomi dei suoi vecchi compagni e scontare
due anni di pena. E solo dopo altri cinque anni di buona condotta
potrà avere la riabilitazione.
Giorgio comprende che solo i soldi potranno salvarlo e da questa
presa di coscienza comincia la sua discesa agl’inferi. Entra
in uno sporco giro d’affari, droga e prostituzione in un
locale di lap-dance e si lascia corrompere da lavori sempre più
“sporchi” che gli vengono proposti da Anedda. Ed è
proprio qui che conosce Flora (Isabella Ferrari), quarantenne
infelice che lo riporta in paradiso, lo fa sognare e sperare,
ma che alla fine lo molla in maniera molto dura ed amara, accrescendo
ancor più il suo cinismo ed il suo scetticismo. Ma Giorgio
va avanti e con Anedda ed una gang di gente malavitosa -che finisce
per autoeliminarsi-, mette a punto e porta a termine una rapina
che lo rende milionario, che gli permette di pagare la sua riabilitazione
e, aiutato dall’altrettanto losco avvocato Brianese, di
aprire e gestire un ristorante alla moda frequentato dalla gente
bene ed in cui i soldi cominciano a girare bene. Gli rimane un
ultimo passo per la redenzione: un rapporto di coppia solido,
un matrimonio ed una famiglia. Ed è proprio nel suo locale
che Giorgio incontra Roberta, una ragazza semplice, pulita, ingenua,
che si innamora follemente di lui ed anche dei suoi lati oscuri
e misteriosi. E nella loro storia ritorna la canzone "Arrivederci
amore, ciao", quasi come un presagio negativo: ricompare
infatti Anedda, pronto a ricattarlo con una vecchia foto compromettente:
Giorgio non ha esitazioni e lo elimina sotto casa sua. Ma la sua
uscita notturna insospettisce Roberta che comincia allora a vivere
nel dubbio, scavando nel suo passato, cercando di capire e andando
avanti nelle sue ricerche con molta testardaggine. Questi suoi
comportamenti portano Giorgio ad essere coerente con se stesso
fino alla fine…
Devo dire che fa piacere vedere ogni tanto nel cinema italiano
un film diverso dalle solite commediole natalizie e dai drammoni
con crisi di coppia, problemi giovanili e temi triti e ritriti.
“Arrivederci amore, ciao” è un film molto godibile
da un lato, con delle belle ed originali inquadrature, una buona
tecnica registica, ben sceneggiato e costruito e finalmente con
degli esterni girati tanto in Italia quanto in Francia -cosa difficile
da vedere in un “nostro” film-.
Ma dall’altro pecca un po’, soprattutto nell’interpretazione:
un Alessio Boni che punta soprattutto sul suo bell’involucro
e poco sulle sue qualità di attore, risultando monocorde
e poco espressivo e, quindi, non credibile nel ruolo che interpreta.
Stessa cosa per Michele Placido, che nei panni dell’agente
sardo Anedda appare addirittura ridicolo.
Il personaggio di Flora, interpretato da una bravissima e molto
bella Isabella Ferrari, dopo aver caratterizzato una parte consistente
ed importantissima del film dal punto di vista della narrazione,
viene congedato frettolosamente e sostituito da Roberta (Alina
Nedelea), che anche se brava nel suo ruolo ingenuo, fresco e pulito
risulta davvero inappropriata.
Michele Soavi, tornato al cinema dopo i suoi esordi -l’horror/pulp
“La Chiesa” e l’originale “Dellamorte
Dellamore”-, e dopo tanta televisione, ha portato sul grande
schermo questo romanzo noir che è una metafora della realtà
odierna, un'indagine sulla società contemporanea, complici
le immagini e le inquadrature in perpetuo movimento che sottolineano
uno stato di inquietudine sempre presente, un'attesa di situazioni
che finiscono per rimanere sempre in sospeso e che riflettono
un mondo, quale quello attuale, che cambia ma che non si sa dove
andrà a finire.
Valeria
Marinaccio