ARRIVEDERCI AMORE, CIAO


Genere: Drammatico/Noir
Regia:
Michele Soavi
Sceneggiatura:
Franco Ferrini, Heidrun Schleef, Marco Colli, Gino Ventriglia, Michele Soavi
Cast:
Alessio Boni, Michele Placido, Isabella Ferrari, Alina Nedelea, Carlo Cecchi
Colonna Sonora:
Andrea Guerra
Produzione:
Dino Di Dionisio
Paese d’origine:
Italia/Francia - 2005
Durata:
107 minuti

 

Tratto dal romanzo di Massimo Parlotto, "Arrivederci amore, ciao" -a dispetto del titolo sentimentale- è un noir duro e spietato, che evidenzia il sottobosco della criminalità infiltrata ovunque, dalle alte sfere alla strada.
Protagonista è Giorgio Pellegrini (alias Alessio Boni), un extra-parlamentare la cui vita, dopo un’azione terroristica che aveva provocato una vittima innocente, prende una piega inaspettata: emesso contro di lui un mandato di cattura e condannato all’ergastolo, sceglie di fuggire e di allontanarsi dalla sua vita precedente e dalla storia politica che lo aveva incastrato, scoprendo di provare piacere nell'uccidere e nel tradire. Nascosto in America Centrale, disilluso da tutto e tutti, Giorgio vorrebbe solo essere un uomo normale come tanti, con una vita rispettabile; ma il suo cinismo lo porta a gesti estremi, come quello di freddare con un colpo di pistola alla testa il suo compagno di viaggio e di avventure sovversive Luca. Durante l’esecuzione la radio in sottofondo che lasciava suonare la vecchia canzone di Caterina Caselli "Arrivederci amore, ciao”. Sono proprio queste note a sancire il suo desiderio di tornare a casa.
Recatosi prima a Parigi, chiede aiuto all'Organizzazione dei fuoriusciti. Queste le istruzioni: rientrare in Italia, consegnarsi alla polizia e chiedere la revisione del processo. Nel frattempo qualcun altro confesserà il suo delitto e verrà condannato al posto suo. Eseguiti gli ordini, Giorgio sfortunatamente trova sulla sua strada il vice-questore della Digos Anedda, il quale lo ricatta, essendo in possesso di una prova schiacciante del suo antico crimine. Il protagonista è costretto quindi a vendere all’agente i nomi dei suoi vecchi compagni e scontare due anni di pena. E solo dopo altri cinque anni di buona condotta potrà avere la riabilitazione.
Giorgio comprende che solo i soldi potranno salvarlo e da questa presa di coscienza comincia la sua discesa agl’inferi. Entra in uno sporco giro d’affari, droga e prostituzione in un locale di lap-dance e si lascia corrompere da lavori sempre più “sporchi” che gli vengono proposti da Anedda. Ed è proprio qui che conosce Flora (Isabella Ferrari), quarantenne infelice che lo riporta in paradiso, lo fa sognare e sperare, ma che alla fine lo molla in maniera molto dura ed amara, accrescendo ancor più il suo cinismo ed il suo scetticismo. Ma Giorgio va avanti e con Anedda ed una gang di gente malavitosa -che finisce per autoeliminarsi-, mette a punto e porta a termine una rapina che lo rende milionario, che gli permette di pagare la sua riabilitazione e, aiutato dall’altrettanto losco avvocato Brianese, di aprire e gestire un ristorante alla moda frequentato dalla gente bene ed in cui i soldi cominciano a girare bene. Gli rimane un ultimo passo per la redenzione: un rapporto di coppia solido, un matrimonio ed una famiglia. Ed è proprio nel suo locale che Giorgio incontra Roberta, una ragazza semplice, pulita, ingenua, che si innamora follemente di lui ed anche dei suoi lati oscuri e misteriosi. E nella loro storia ritorna la canzone "Arrivederci amore, ciao", quasi come un presagio negativo: ricompare infatti Anedda, pronto a ricattarlo con una vecchia foto compromettente: Giorgio non ha esitazioni e lo elimina sotto casa sua. Ma la sua uscita notturna insospettisce Roberta che comincia allora a vivere nel dubbio, scavando nel suo passato, cercando di capire e andando avanti nelle sue ricerche con molta testardaggine. Questi suoi comportamenti portano Giorgio ad essere coerente con se stesso fino alla fine…
Devo dire che fa piacere vedere ogni tanto nel cinema italiano un film diverso dalle solite commediole natalizie e dai drammoni con crisi di coppia, problemi giovanili e temi triti e ritriti.
“Arrivederci amore, ciao” è un film molto godibile da un lato, con delle belle ed originali inquadrature, una buona tecnica registica, ben sceneggiato e costruito e finalmente con degli esterni girati tanto in Italia quanto in Francia -cosa difficile da vedere in un “nostro” film-.
Ma dall’altro pecca un po’, soprattutto nell’interpretazione: un Alessio Boni che punta soprattutto sul suo bell’involucro e poco sulle sue qualità di attore, risultando monocorde e poco espressivo e, quindi, non credibile nel ruolo che interpreta. Stessa cosa per Michele Placido, che nei panni dell’agente sardo Anedda appare addirittura ridicolo.
Il personaggio di Flora, interpretato da una bravissima e molto bella Isabella Ferrari, dopo aver caratterizzato una parte consistente ed importantissima del film dal punto di vista della narrazione, viene congedato frettolosamente e sostituito da Roberta (Alina Nedelea), che anche se brava nel suo ruolo ingenuo, fresco e pulito risulta davvero inappropriata.
Michele Soavi, tornato al cinema dopo i suoi esordi -l’horror/pulp “La Chiesa” e l’originale “Dellamorte Dellamore”-, e dopo tanta televisione, ha portato sul grande schermo questo romanzo noir che è una metafora della realtà odierna, un'indagine sulla società contemporanea, complici le immagini e le inquadrature in perpetuo movimento che sottolineano uno stato di inquietudine sempre presente, un'attesa di situazioni che finiscono per rimanere sempre in sospeso e che riflettono un mondo, quale quello attuale, che cambia ma che non si sa dove andrà a finire.

Valeria Marinaccio