APNEA

Titolo originale: Id.
Genere: Noir/Drammatico
Regia: Roberto Dordit
Sceneggiatura: Roberto Dordit
Cast: Claudio Santamaria,, Giuseppe Battiston, Elio De Capitani, Fabrizia Sacchi
Colonna Sonora: Paolo Buonvino & Pasquale Laino
Produzione: Indigo Film
Paese d’origine: Italia - 2004
Durata: 93 minuti

 

Opera prima del regista Roberto Dordit, questo APNEA arriva nelle sale con ben tre anni di ritardo (ma pare abbia rischiato di non uscire affatto), nonostante fosse stato dichiarato film di interesse culturale e nazionale dal Ministero dei Beni Culturali.
Un piccolo film indipendente, mandato un pò allo sbaraglio nelle sale senza sostegno pubblicitario, che si rivela un giallo di discreta fattura (ma non piacerà a tutti), con molti elementi intriganti: un realistico ritratto della provincia italiana, un’atmosfera cupa ed ambigua, i personaggi caratterizzati in maniera molto cinematografica, ma al tempo stesso introspettiva.
Lo spaccato sociale narrato nel film è il ricca ma sulfurea provincia del Nordest italiano, tra villette di gente benestante, concerie, campagne e nebbia. Un uomo sta per annegare, e nei secondi interminabili che lo separano dalla fine, racconta la sua ultima indagine. Paolo è un trentenne che lavora come giornalista sportivo in un piccolo giornale. Alle sue spalle, un passato sportivo di campione di scherma, che si riaffaccia nella sua vita quando Franz, un suo amico nonché anche lui ex-schermidore divenuto poi imprenditore, muore d’infarto. Paolo si accorge che tanto la morte quanto la vita dell’amico scomparso ha molti punti oscuri, molti segreti sui quali il giornalista comincia ad indagare, svelando certe pratiche ciniche e spietate della moderna imprenditoria, ma infilandosi in un pericoloso vicolo cieco.
APNEA è quindi un noir di provincia che parte in quarta, con un inizio sfasato temporalmente dove il protagonista che annega nell’acqua racconta la sua storia, esposta al pubblico con una narrazione lenta e cupa che conferisce anche maggiore realismo.
L’impostazione narrativa iniziale è introspettiva, basata sulla vita del protagonista: un ordinario antieroe, ex-schermidore ed indagatore in bilico tra le mille cose che si fanno ma non si dicono nella ricca provincia industriale, tra benessere e sfruttamento della manodopera, incidenti ed industrialotti cinici e senza scrupoli; un personaggio ben portato sullo schermo dall’ormai più che emergente Claudio Santamaria (“Romanzo Criminale”, “007-Casino Royale”, “L’Ultimo Bacio”), dallo sguardo inquieto e sovrapensiero. Il film gira tutto intorno a lui e ne segue le mosse diventando progressivamente un noir che poi, attraverso l’indagine iniziata quasi per caso, assume i toni di denuncia sociale a riguardo del settore dello sfruttamento dei lavoratori e degli incidenti sul luogo di lavoro.
L’esordiente Dordit è un regista molto attento alla composizione delle immagini e, come sceneggiatore, sviluppa bene alcule sue intenzioni narrative piazzando anche qualche buona metafora (a cominciare dal titolo). Purtroppo, però, la sua regia si rivela anche piuttosto algida e di non semplicissima lettura, con un impianto narrativo in vari punti farraginoso che denuncia anche i difetti di una sceneggiatura debole e sommaria, dall’evoluzione troppo breve e con alcuni buchi narrativi, tra i quali una storia d’amore abbastanza gratuita.
Il film rimane comunque un buon esempio di fare cinema d’impegno senza incedere in futili pistolotti morali e di denuncia, ma assumendo i toni di film di “genere” risultando un thriller abbastanza coinvolgente, nonostante i difetti che possono essere anche giustificabili dal fatto di essere un’opera prima.

Marco Valerio