Una
coppia, in seguito alla morte del figlio caduto da una finestra
(mentre loro facevano l’amore), decide di trascorrere
una breve vacanza in una baita isolata nei boschi, cercando
un po' di pace e provando a recuperare il loro rapporto, profondamente
in crisi. Ma le cose tra i due saranno destinate a peggiorare,
prendendo una piega drammatica e imprevedibile...
Finto
scandalo al Festival di Cannes, ANTICHRIST è un porno-horror
misantropo e fobico, dal titolo sulfureo e dall’estetica
claustrofobica e disturbante. Il film mette in scena un dramma
sull’autodistruzione sentimental-erotica di una coppia
che però sfocia senza molto tatto né logica
in un incubo esoterico e sanguinolento in cui la moglie si
trasforma in una Strega ninfomane circondata da animali parlanti
e vari simbolismi (ad esempio, la capanna chiamata Eden),
mentre il bosco diventa un Inferno di malvagità privata.
La volontà di trasgressione e provocazione di von Trier
qui però mostra la corda, perdendosi in una ricerca
stilistica (sospettiamo autocompiaciuta) per realizzare
un horror truce e sadomaso in cui la dissoluzione di un rapporto
sentimentale si grava inutilmente di sciamanesimo, psicanalisi
ed esoterismo per trovare giustificazione ad una catarsi di
immagini raccapriccianti tra masturbazioni, sesso estremo,
torture, tentativi di omicidio ed automutilazioni sessuali
sbattute in faccia allo spettatore.
L’operazione
è fin troppo spinta ed apertamente chiara nel suo intento
di provocare disgusto e scandalo per essere genuina ed apprezzabile
come opera cinematografica in sè. Lo stesso Trier ha
dichiarato di aver realizzato il film come terapia per una
sua forte depressione, ma se i risultati sono questi certamente
non giovano al cinema come arte o ricerca espressiva e consigliamo
al regista danese di prendersi una pausa di riflessione e
magari andare anche da un analista...
ANTICHRIST è un film che ha davvero ben poco di cinematografico,
per storia, sviluppi ed interpretazione, prediligendo una
forma visiva molesta, nauseante e ripugnante che tradisce
un aperto disprezzo di Von Trier per le donne, oltre a denunciare
un talento ampiamente sopravvalutato e autocelebrato, ma da
tempo privo di quelle intuizioni originali che ne avevano
decretato il successo iniziale.
Quindi, dopo la sua visione affatto gradevole, è lecito
manifestare l’accusa che l’intero film sia un
sotterfugio di Von Trier per mettere in mostra i suoi livori
e turbamenti puritani in materia di sesso e sentimento, coinvolgendo
il pubblico in un delirio pseudo-erotico-cerebrale così
eccessivo, sadico e pretenzioso da perdere qualsiasi connotazione
trasgressiva e psicologica e diventare suo malgrado un esercizio
vuoto, gratuito e ridicolo.
Marco
Valerio