Enrico
Russo (Antonio Friello) è un educato amministratore
di condomini, ma dietro la sua facciata rispettabile nasconde
un lato mostruoso ed inconfessabile: quello di essere un serial
killer pedofilo che rapisce, violenta e massacra bambini per
poi nasconderne i resti.
Un poliziotto tormentato (Luca Ward) insieme ad una psichiatra
(Giada Desideri) ed un magistrato (Domenico Fortunato) gli
danno la caccia lottando contro il tempo per evitare un nuovo
spargimento di sangue innocente. Intanto, Enrico circuisce
la sua nuova vittima: Andrea, un bambino di sette anni trascurato
dai suoi genitori, ma, anche se è il suo lato pedofilo
a guidarne le azioni, una sorta di istinto paterno si fa strada
nel suo animo accarezzando il sogno di essere per il bambino
quel padre buono che lui non ha avuto...
Pur
ritenendo apprezzabile lo sforzo di realizzare un thriller
inerente un argomento di denuncia così difficile e
spiacevole, riconoscendo agli autori una certa onestà
di intenti narrativi ed anche il pregio di aver evitato qualsiasi
effettaccio gratuito e voyeuristico, non possiamo ignorare
i molteplici ed evidenti errori di questo film davvero poco
riuscito, a cominciare da una sceneggiatura banale che si
dipana attraverso sviluppi narrativi poco coerenti e contenuti
introspettivi decisamente sopra le righe.
Se il film poi si presenta come un thriller agghiacciante
nei trailer pubblicitari non risulta certo tale alla sua visione,
dove qualsiasi elemento di suspence viene stemperato da una
rappresentazione scenica povera e scarna, dialoghi enfatici
ed un ritmo da fiction televisiva; Raffaele Verzillo, al suo
primo lungometraggio cinematografico, è il regista
della serie tv “Incantesimo” e si vede. La regia,
stiracchiata e senza inventiva, non riesce a dare né
la direzione né il giusto peso drammatico alla storia
che, a causa anche di una sceneggiatura imperfetta, si accartoccia
su sé stessa girando a vuoto in diversi punti di snodo,
con un’improbabile e gratuita storia d’amore ed
un finale raffazzonato, durante il quale l’indagine
arriva ad una svolta assolutamente improbabile ed algida nella
sua catarsi.
“Animanera”
ha quindi la colpa di essere un thriller psicologico senza
approfondimento e senza climax, un film lacunoso anche dal
punto di vista degli interpreti, tutti di origine televisiva
ed insipidi (Giada Desideri, Domenico Fortunato, Elisabetta
Cavallotti), tra i quali però svettano per meriti opposti
Antonio Friello e Luca Ward: il primo ci regala un’interpretazione
convincente di un personaggio malsano e sgradevole, forse
calcando un pò troppo sulla mimica ed il timbro vocale;
il secondo invece esagera fino al ridicolo nella sua caratterizzazione
da agente smargiasso, rifacendosi un pò troppo agli
eroi dei “poliziotteschi” italiani degli anni
’70 come gli indimenticabili Maurizio Merli e Luc Merenda,
i quali comunque erano ben altro rispetto ad un Ward troppo
impostato e rigido come attore che finisce per trasformare
il suo personaggio in una macchietta, confermandosi un professionista
migliore come doppiatore (Pierce Brosnan e Russel Crowe).
Paolo
Pugliese