Andrè
è un truffatore di mezza tacca, un uomo che non ama la
sua vita tanto da essere oppresso da debiti con molti criminali
della sua città fino a decidere di suicidarsi gettandosi
nella Senna da un ponte. Ma mentre sta per farlo, una donna bionda
e bellissima si getta prima di lui (o meglio, si getta per salvarlo)
ed André non potrà fare altro che salvarla. La donna,
misteriosa e statuaria, si chiama Angela e si rivela una sorta
di angelo candido e sceso dal cielo che deciderà di aiutare
André nei modi più disparati e contro la sua volontà.
Sette anni dopo il suo ultimo film, torna al cinema l’ex
“enfant terrible” del cinema francese Luc Besson (“Nikita”
e “Leon”) per narrare una favola di buoni sentimenti,
minimalista e scanzonata. Calata in una Parigi un pò astratta,
fotografata in un luminosissimo bianco e nero, ANGEL-A è
una pellicola che racconta una storia di romantica redenzione,
con alcune suggestioni fiabesche e con una strana coppia di protagonisti:
piccolo, scuro e bruttino lui, alta, bionda e bellissima lei.
Bisogna dire che il meglio di sé Besson lo esprime soprattutto
attraverso il lavoro di regista, con delle belle intuizioni a
livello di inquadrature e dei bei passaggi di cinepresa ma, purtroppo,
lascia molto a desiderare quando lavora come sceneggiatore, scrivendo
film molto leggeri e con poca sostanza narrativa. I bei exploit
di scrittura dei suoi film più famosi quali “Subway”
ed i già citati “Nikita” e “Leon”
appaiono lontanissimi dal livello medio-basso delle sceneggiature
più recenti firmate da Besson (come i due ”Transporter”,
“Yamakasi” e la trilogia di “Taxxi” da
lui scritti e prodotti). Non fa differenza neanche quest’ultimo
ANGEL-A, il quale propone una storiellina moraleggiante che ha
per tema portante la forza dell’amore ma che risulta in
più punti forzata ed affonda inesorabilmente sia a causa
di un buonismo troppo ostentato per non risultare artificiale
sia anche per la povertà dei dialoghi, estremamente piatti
e banali.
Ci si aspettava molto di più da Besson pensando che è
passato davvero parecchio tempo dalla sua ultima fatica cinematografica
(il non riuscitissimo “Giovanna D’Arco”) ed
ANGEL-A si rivela essere una sorta di piccolo “capriccio”
del regista, inferiore alle aspettative del pubblico.
Non tutto però è da gettare: tra i punti di forza
del film ci sono l’eleganza di alcune riprese con un bel
ritratto visivo di Parigi, la dimensione fiabesca calata in un
contesto di criminalità sub-urbana, la simpatia del protagonista
menomato Jamel Debbouze (già visto in “Asterix &
Obelix: Missione Cleopatra” e “Il favoloso mondo di
Amelie”) e, non ultima, la bellezza statuaria dell’ex-fotomodella
danese Rie Rasmussen la quale conferma ancora una volta che l’immaginario
femminile di Besson sia fatto di donne alte e con gambe lunghissime
(o avete già dimenticato Anne Parillaud e Milla Jovovich?).
Paolo
Pugliese