Le difficoltà di due giovani genitori alle prese con un
rapporto difficile e spesso sofferente visto con gli occhi di
un bambino. Davanti a lui ed alla sorellina c’è un
padre generoso ed oppressivo che fatica a tenere unita la famiglia
ed una madre instabile ed assente per lunghe pause di riflessione
che quando torna un’ennesima volta fatica ad entrare dentro
casa, allontanata dal compagno.
Con il titolo ispirato al ruolo di un giocatore di calcio nella
squadra, ANCHE LIBERO VA BENE segna l’esordio di Kim Rossi
Stuart come regista, un attore la cui bellezza ha messo spesso
in secondo piano la sua crescente bravura di interprete il quale
raggiunge un’ulteriore maturità artistica proponendosi
come autore completo (attore, regista e sceneggiatore) di un piccolo
film che racconta dinamiche, frizioni e sentimenti all’interno
di un nucleo familiare un pò allo sbando. E, sorpresa,
Rossi Stuart dirige ed interpreta con misura un film sincero,
maturo, struggente senza mai essere retorico o stucchevole. Pur
raccontando una storia vista e rivista più volte in tanti
altri film, il neo-regista sfodera una regia sobria e diretta
dimostrando sia di avere una certa competenza tecnica (seppur
ancora acerba) sia soprattutto di essere un sensibile narratore
attento ai particolari, raccontando in maniera intensa, toccante
e di spessore il classico confronto familiare padre-figlio.
Con molta sensibilità, Kim Rossi Stuart riesce a smarcarsi
dal “pressing” di una storia un pò convenzionale
e carente dal punto di vista della sceneggiatura (che poteva prestarsi
ad una sfilza di stereotipi) e la utilizza per raccontare il quotidiano,
proponendo anche elementi non facili da esteriorizzare (come la
fuga di una madre, la rivincita di un padre attraverso i successi
del figlio) e descritti in modo equilibrato e non forzato. Un
plauso anche agli attori misurati tra cui spiccano la bravura
dei due bambini, estremamente naturali, e con la Bobulova molto
intensa ed un Rossi Stuart che, forse diviso tra i due ruoli di
regista e protagonista, non riesce a concentrarsi totalmente sulla
caratterizzazione del suo personaggio, apparendo in alcuni tratti
naturale ed in altri un pò forzato, se non caricaturale.
Di certo, per quanto sia positivo l’esordio e meritevole
lo sforzo del neo regista-attore, il suo film non fa altro che
continuare a proporre un certo tipo di cinema italiano senza inventarsi
nulla di nuovo: un film interessante e struggente, molto forte
dal punto di vista delle emozioni ma appartenente al filone del
cinema “non gridato”, intimista e minimalista, dai
toni grevi e realistici (come ad esempio il Gianni Amelio di “Le
Chiavi di Casa”) che, per il grande pubblico, risulterà
certo noioso e poco attraente da andare a vedere al cinema. Invece,
i pochi che avranno “il coraggio” di vederlo in sala,
si troveranno di fronte ad un film coraggioso e coinvolgente che
segna anche l’esordio più riuscito e convincente
degli ultimi anni.
Paolo
Pugliese