ANCHE LIBERO VA BENE

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico
Regia:
Kim Rossi Stuart
Sceneggiatura:
Kim Rossi Stuart, Linda Ferri, Francesco Giammusso, Federico Starnone
Cast:
Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova
Colonna Sonora:
Banda Osiris
Produzione:
Palomar S.p.a.
Paese d’origine:
Italia- 2006
Durata:
108 minuti

 

Le difficoltà di due giovani genitori alle prese con un rapporto difficile e spesso sofferente visto con gli occhi di un bambino. Davanti a lui ed alla sorellina c’è un padre generoso ed oppressivo che fatica a tenere unita la famiglia ed una madre instabile ed assente per lunghe pause di riflessione che quando torna un’ennesima volta fatica ad entrare dentro casa, allontanata dal compagno.
Con il titolo ispirato al ruolo di un giocatore di calcio nella squadra, ANCHE LIBERO VA BENE segna l’esordio di Kim Rossi Stuart come regista, un attore la cui bellezza ha messo spesso in secondo piano la sua crescente bravura di interprete il quale raggiunge un’ulteriore maturità artistica proponendosi come autore completo (attore, regista e sceneggiatore) di un piccolo film che racconta dinamiche, frizioni e sentimenti all’interno di un nucleo familiare un pò allo sbando. E, sorpresa, Rossi Stuart dirige ed interpreta con misura un film sincero, maturo, struggente senza mai essere retorico o stucchevole. Pur raccontando una storia vista e rivista più volte in tanti altri film, il neo-regista sfodera una regia sobria e diretta dimostrando sia di avere una certa competenza tecnica (seppur ancora acerba) sia soprattutto di essere un sensibile narratore attento ai particolari, raccontando in maniera intensa, toccante e di spessore il classico confronto familiare padre-figlio.
Con molta sensibilità, Kim Rossi Stuart riesce a smarcarsi dal “pressing” di una storia un pò convenzionale e carente dal punto di vista della sceneggiatura (che poteva prestarsi ad una sfilza di stereotipi) e la utilizza per raccontare il quotidiano, proponendo anche elementi non facili da esteriorizzare (come la fuga di una madre, la rivincita di un padre attraverso i successi del figlio) e descritti in modo equilibrato e non forzato. Un plauso anche agli attori misurati tra cui spiccano la bravura dei due bambini, estremamente naturali, e con la Bobulova molto intensa ed un Rossi Stuart che, forse diviso tra i due ruoli di regista e protagonista, non riesce a concentrarsi totalmente sulla caratterizzazione del suo personaggio, apparendo in alcuni tratti naturale ed in altri un pò forzato, se non caricaturale.
Di certo, per quanto sia positivo l’esordio e meritevole lo sforzo del neo regista-attore, il suo film non fa altro che continuare a proporre un certo tipo di cinema italiano senza inventarsi nulla di nuovo: un film interessante e struggente, molto forte dal punto di vista delle emozioni ma appartenente al filone del cinema “non gridato”, intimista e minimalista, dai toni grevi e realistici (come ad esempio il Gianni Amelio di “Le Chiavi di Casa”) che, per il grande pubblico, risulterà certo noioso e poco attraente da andare a vedere al cinema. Invece, i pochi che avranno “il coraggio” di vederlo in sala, si troveranno di fronte ad un film coraggioso e coinvolgente che segna anche l’esordio più riuscito e convincente degli ultimi anni.

Paolo Pugliese