AN EDUCATION

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia/Drammatico
Regia: Lone Scherfig
Sceneggiatura: Nick Hornby
Cast: Carey Mulligan, Olivia Williams, Alfred Molina, Peter Sarsgaard, Rosamund Pike, Cara Seymour, Emma Thompson, William Melling, Matthew Beard, Dominic Cooper,
Colonna Sonora: Paul Englishby
Produzione: BBC Films, Endgame Entertainment, Finola Dwyer Productions, Wildgaze Films
Paese d’origine: Gran Bretagna - 2009
Durata: 95 minuti
Data di uscita: 5 febbraio 2010

 

Nella piovosa periferia londinese, una bella ragazza di sedici anni vive le sue monotone giornate tra college, studio e noiose esibizioni al violoncello. Un giorno Jenny incontra per caso David, un uomo affascinante e facoltoso, molto più vecchio di lei. Lui inizia a corteggiarla e, a suon di cocktail, battute brillanti e menzogne ben riuscite, riesce a farsi accettare persino dalla famiglia di lei e in particolare dal padre, perfetto esponente di quella società chiusa e rigida, ancora inconsciamente depressa, capace di alimentarsi soltanto dei propri pregiudizi; una società che da lì a pochissimo sarebbe stata spazzata via dalla rivoluzione sessuale e sociale dei ruggenti anni Sessanta e delle canzoni dei Beatles.
David fa scoprire a Jenny un mondo eccitante e sofisticato, fatto di prestigiosi concerti, locali eleganti, aste d’arte, vestiti costosi e gente colta e divertente. Incantata da questo nuovo modo di vivere, la ragazza abbandona gli studi che le avrebbero permesso di passare gli esami ed entrare a Oxford e accetta la proposta di matrimonio di David. Ma poco dopo scopre che l’uomo è già sposato. Jenny si trova costretta a rivedere le sue scelte e a riprendere in mano la vita che prima aveva, con tanto fervore, rifiutato.

An Education è una commedia impegnata molto godibile, che sembra ricalcare un certo cinema francese. Del resto, la Francia è più volte evocata nel film: dalla lingua francese che Jenny studia e che ogni tanto irrompe nei discorsi con gli altri, ai giradischi inquadrati con insistenza; dalle canzoni francesi che Jenny ama tanto, alla Parigi che finalmente ha l’occasione di raggiungere dopo averla a lungo sognata e che la vede camminare con spigliata imprudenza sul bordo della Senna a omaggiare una famosa scena del Jules et Jim di Truffaut.
La Scherfig, regista danese pressoché sconosciuta al grande pubblico, dirige il film con leggerezza e sobrietà, prediligendo i dialoghi intimi e quotidiani ai grandi discorsi esistenziali, le scene che si svolgono all’interno alle ambientazioni esterne, i primi piani e i dettagli rispetto alla visione d’insieme. Concede uno spazio pressoché assoluto agli attori protagonisti, che risultano molto convincenti: la giovane Carey Mulligan, che iconograficamente appare a metà strada tra Audrey Hepburn (con gli abiti eleganti, i voluminosi capelli raccolti e la sigaretta in bocca) ed Audrey Tautou (per via del viso paffuto, i capelli sciolti con la frangetta e l’ampio sorriso ingenuo, ma intrigante), è carina e credibile nel ruolo della promettente studentessa, desiderosa di conoscere un mondo pieno di promesse che la vita sui libri sta rendendo sempre più piatto e prevedibile; Peter Sarsgaard si conferma un attore dotato seppur, in questo caso, un po’ sottotono, capace di regalare al suo personaggio la giusta ambiguità e uno sguardo al contempo dolce ma scivoloso.
Se c’è un difetto nella regia della Scherfig è forse quello di essere stata nel complesso troppo fredda e distaccata, tanto che quella che doveva sembrare una relazione in un certo modo scandalosa, agli occhi dello spettatore risulta banalmente normale: l’essere antiretorico è un pregio solo fino a quando non diventa un facile pretesto per scaricare il peso di tematiche imbarazzanti e di sentimenti vivi e contraddittori.

A regalare al film i suoi pregi migliori è invece la sceneggiatura di Nick Hornby, autore di famosi romanzi divenuti poi apprezzate pellicole come Alta fedeltà e About a Boy. A Hornby si deve la capacità, ormai collaudata, di aver unito in modo del tutto naturale dramma e commedia, ironia e risvolti più amari. E di averci raccontato due storie nello stesso tempo. Una più specifica e collocabile in modo preciso a livello storico-culturale: la rivoluzione sessuale e l’esplodere della cultura giovanile, che fermenta a inizio anni Sessanta, non solo svecchiano la rigida divisione in classi sociali, ma soprattutto modificano radicalmente il ruolo della donna.
D’altra parte An Education tratta di una storia molto più attuale e generalizzabile: il difficile passaggio di una ragazza dall’adolescenza all’età adulta; la frustrazione del presente troppo pieno di impegni scolastici; il desiderio non più procrastinabile che la vita riservi qualche bella sorpresa; la difficoltà di accettare i doveri dell’oggi delegando al domani divertimento e soddisfazioni; la voglia di scoprire, di vivere, anche a costo di bruciare le tappe, sono tutte situazioni che qualsiasi adolescente in fondo ha sperimentato. È la fretta di diventare “grande”, che Jenny esorcizza fumando di nascosto le sigarette e ascoltando le canzoni francesi, e che finalmente può mettere in atto quando incontra un uomo maturo capace di farle vivere esperienze precluse alla maggior parte delle ragazze della sua età. Ma poi, i sogni cominciano pian piano a lasciare spazio alla realtà, con i suoi piccoli compromessi, le sue bugie, le disillusioni; a tal proposito è significativa la scena del primo rapporto sessuale della ragazza, totalmente privo di poesia e molto meno gratificante di come l’aveva immaginato.

Nonostante l’inizio accattivante, il film prosegue poi perdendo lungo la strada ironia e dinamismo, fino alla chiusura forse un po’ banale: Jenny riprende in mano i libri e ottiene l’ammissione a Oxford. Ma proprio sul finale apparentemente scontato si apre una delle riflessioni più interessanti del film: Jenny giunge a comprendere l’importanza dello studio e di una formazione culturale a sue spese; né la famiglia (che crede che lo studio possa dare alla figlia maggiori possibilità di elevarsi socialmente e di sposarsi con un uomo ricco e importante), né l’insegnante, né tantomeno la direttrice del college (un cameo di Emma Thompson) riescono a darle delle risposte convincenti.
Così, quasi in contraddizione, “l’educazione” del titolo non è quella acquisita sui banchi di scuola, ma quella che, a volte a caro prezzo, regala il sempre problematico, stimolante e dolceamaro banco dell’esistenza stessa.

Ilaria Colla