GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA

Genere: Commedia
Regia: Pupi Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati
Cast: Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio, Laura Chiatti, Neri Marcoré, Luisa Ranieri, Fabio De Luigi, Katia Ricciarelli, Gianni Ippoliti, Cesare Cremonini, Gianni Cavina, Pierpaolo Zizzi, Claudio Botosso
Colonna Sonora: Lucio Dalla
Produzione: Duea Film, Rai Cinema
Paese d’origine: Italia - 2009
Durata: 90 minuti
Data di uscita: 3 Aprile 2009

 

Taddeo è un 18enne che ha come mito personale il Bar Margherita davanti casa sua, un luogo d’incontro di politici e di svariati personaggi nella Bologna del 1954. Il ragazzo sogna di diventarne un frequentatore, iniziando a lavorare come autista di Al, carismatico boss del quartiere, interpretato da Diego Abatantuono. Grazie al suo lavoro per Al, Taddeo sarà testimone di numerosi eventi sullo sfondo del Bar Margherita, con protagonisti gente sopra le righe come l’ingenuo aspirante cantante Gian (Fabio de Luigi) che sarà vittima di uno scherzo beffardo ed impietoso, oppure del campione di ballo Sarti (Gianni Ippoliti), del cattivissimo inventore Zanchi (Claudio Botosso), del cleptomane/erotomane Manuelo (Luigi Lo Cascio), del sentimentale e complessato Bep (Neri Marcorè) innamorato della prostituta Marcella (Laura Chiatti), ma anche di eventi all’interno della stessa famiglia del ragazzo: con sua madre (Katia Ricciarelli) concupita dal medico di famiglia, mentre suo nonno (Gianni Cavina) si innamora di una seducente maestra di pianoforte (Luisa Ranieri).

“Gli Amici del Bar Margherita” è una pellicola dai toni alquanto leggeri e scanzonati rispetto alle ultime opere di Pupi Avati (“Il Papà di Giovanna” e “Il Nascondiglio”), che però contiene quegli elementi tipici del suo cinema, ovvero il carattere evocativo nella trama e personaggi, nonché l’ambientazione storica dell’Italietta provinciale degli anni ‘40/’50, molto cara al regista. Eppure, nonostante il nome di Avati e la presenza di molti buoni attori (tra cui spiccano Lo Cascio e due vecchie conoscenze del regista come Cavina e la Ricciarelli), il giudizio su questo film non è positivo: si ha la sensazione di incompletezza, di un’opera non pienamente riuscita sia negli intenti che nei contenuti.

La sceneggiatura non ha un’unicità organica, presentando invece una struttura episodica ruotante intorno al Bar i cui spunti umani e folcloristici non sono approfonditi, ma raccontati quasi fossero delle barzellette legate tra loro da un esilissimo filo narrativo. E, infatti, l’intreccio appare inconsistente e prolisso mentre la galleria dei personaggi è troppo sopra le righe, con una caratterizzazione stereotipata ed una recitazione spesso enfatizzata.
Di bello nel film c’è quell’atmosfera nostalgica dei bei tempi andati che riporta alla memoria film come “I Vitelloni” o “Amarcord” di Fellini, anche se il paragone è leggermente improprio, sia per l’affresco corale troppo effimero, sia per la chiave nostalgica dell’operazione che non riesce a trovare un equilibrio convincente tra il commovente, il ridicolo e l’evocativo.
Certamente “Gli Amici del Bar Margherita” è un film gradevole e ben confezionato, ma che comunque delude chi ama il cinema di Avati.

Valeria Marinaccio