AMERICAN GANGSTER

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico/Poliziesco/Biografico
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Cast: Denzel Washington, Russel Crowe, Josh Brolin, Cuba Gooding Jr., Carla Cugino, Armand Assante, Chiwetel Ejiofor, John Hawkes, Edwin Freeman, Jason Furlani
Colonna Sonora: Marc Streitenfeld
Produzione: Universal Pictures, Imagine Entertainment, Relativity Media, Brian Grezer, Scott Free Productions
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 157 minuti
Data di uscita: 18 Gennaio 2008

 

Tratto dall’omonimo best seller di Mark Jacobson, “American Ganster” è il nuovo ed atteso film del regista di “Alien” e ”Blade Runner”, Ridley Scott, alle prese con la storia vera di Frank Lucas: il più grande importatore e trafficante di droga di Harlem durante gli anni ’70 che, in seguito al suo arresto, divenne collaboratore della polizia denunciando per corruzione tre quarti dei poliziotti della sezione narcotici di New York.
Il film si presenta con una ricostruzione dettagliata e fedele delle atmosfere dell’epoca, narrando le fasi della “carriera” di Lucas che dal niente, in una visione distorta del classico sogno americano, riuscì a costruire un vero e proprio impero a conduzione familiare di importazione, raffinazione e smercio al dettaglio di droga purissima. Un caso senza precedenti nella storia del narcotraffico, che vide Lucas acquistare la droga in Vietnam, cioè direttamente alla fonte e senza intermediari, corrompendo alcuni ufficiali dell’esercito americano ed utilizzando gli aerei militari per importare la merce negli USA. Parallelamente alla sua storia, si raccontano anche le attività e le indagini della task force della polizia guidata dal detective Richie Roberts, l’uomo che riuscì alla fine ad arrestare Lucas.

Nei panni dei rispettivi antagonisti Lucas e Roberts ci sono le star Denzel Washington e Russel Crowe (alla sua terza collaborazione con Scott, dopo “Il Gladiatore” ed “Un’Ottima Annata”), che sul grande schermo si alternano senza incontrarsi quasi mai. Il confronto è però impari: Washington è magnifico, calamitando l’attenzione dello spettatore con un’interpretazione asciutta e senza enfasi che dona spessore e carisma al suo ruolo; molto sotto tono, invece, l’interpretazione di Crowe che caratterizza senza troppa convinzione né spunti il proprio personaggio -il classico poliziotto solitario, onesto e tenace- rimanendo in secondo piano rispetto al collega per tutta la durata del film.
Tecnicamente impeccabile (regia e montaggio sono perfetti), “American Gangster”, a dispetto di due ore e mezzo di durata, ha una narrazione scorrevole che appassiona il pubblico a dispetto di numerose lacune, con la storia parallela dei due personaggi le cui vite si avvicinano progressivamente durante la scalata al potere di Lucas e l’indagine di Roberts, fino ad incontrarsi negli ultimi minuti del film.

A posteriori, però, il film si rivela una sorta di Romanzo Criminale americano estremamente patinato, con una trasposizione superficiale degli eventi e molti buchi narrativi. Lo sceneggiatore Steve Zaillian, tra l’altro premio Oscar per “Schindler's List”, si accontenta di illustrare sommariamente personaggi ed eventi senza mai scavare in profondità; oltre ad un ritratto stereotipato dei due ruoli principali di gangster (freddo, sicuro, razionale) e poliziotto (stanco, tenace, dalla vita alla deriva), nel film le tappe dell’ascesa criminale di Lucas sono appena accennate, con la sceneggiatura che si sofferma eccessivamente nel descrivere la dimensione familiare-patriarcale del narcotrafficante e dei suoi fratelli; viene dedicato poi troppo tempo a situazioni sociali esterne che, se da un lato regalano un’efficace ambientazione Vintage, dall’altro tolgono spazio a molti elementi che meritavano di essere focalizzati, con un meccanismo narrativo che appare in alcuni punti anche ripetitivo.
Seppur molto convincente per costumi, oggetti d’epoca e scenografie, la Harlem di “American Gangster” non viene mai realmente raccontata e rimane sempre un semplice sfondo al viavai dei personaggi, così come lo stesso mondo criminale di Lucas non viene mai descritto in maniera approfondita, liquidando con brevi sequenze le lotte per il narcotraffico, i rapporti con altri boss di colore e la coesistenza con i clan di Italiani e Marsigliesi.
La risoluzione del film, specie se arriva dopo due ore e mezzo, è quantomai frettolosa e didascalica, affidandosi ad alcune righe di spiegazione per chiudere la vicenda. Prima dei titoli di coda, però, c’è un’ultima sequenza muta con Denzel Washington davvero bella e crepuscolare, che salva in parte il finale sotto tono di questo film che, tra alti e bassi, tiene comunque lo spettatore incollato alla potrona.

Paolo Pugliese