Ultima
fatica dell’emergente Paul Weitz, regista di film come
“American Pie” ma anche “About a Boy”
ed “In Good Company”, AMERICAN DREAMZ si presenta
come la commedia più graffiante e cattiva dell’anno,
mettendo principalmente alla berlina la dimensione dei reality
show musicali (tipo lo statunitense “American Idol”
e la sua italica risposta “Amici della DeFilippi”)
ma fornendo tra le righe anche riflessioni grottesco-amarognole
sulla politica, sulla televisione, sul terrorismo, sui compromessi
e sulle velleità fatalmente superficiali e fondate
sul niente di chi vuol diventare famoso a tutti i costi. Ma
andiamo per ordine, cominciando dalla storia. Martin Tweed
(Hugh Grant) è il popolare presentatore dello show
televisivo “American Dreamz” che propone sconosciuti
aspiranti cantanti in gara per diventare famosi. Martin, sorridente
e simpatico davanti alle telecamere, nella vita è un
uomo cinico, ipocrita e senza scrupoli che farebbe di tutto
in nome dell’audience televisiva. Lui è il burattinaio
del suo show che individua personalmente i concorrenti che
possano “funzionare” in Tv (e che lui stesso definisce
“sgorbi”) a dispetto di qualsiasi talento. Tra
i finalisti del reality ci sono il cantante ebreo bravo ma
sprovveduto Sholem e soprattutto la devastante Sally, zuccherosa
cantante di provincia pronta a fare qualsiasi cosa per il
successo, accompagnata dal suo fidanzato, ex-marine reduce
da una permanenza di 4 giorni in Iraq e totalmente in balia
di lei (che lo tradisce in camerino con lo stesso Martin).
Inoltre, colpo di genio del presentatore che intende cavalcare
l’isteria anti-musulmana, c’è Omer: un
giovane cantante arabo di musical che, in realtà, è
un riluttante kamikaze di Al Quaeda conquistato dagli splendori
consumistici americani ma con il compito di farsi saltare
in aria nell’ultima puntata del programma, quando arriverà
come ospite speciale addirittura lo svagato Presidente degli
Stati Uniti.
AMERICAN DREAMZ intende scardinare, fin dal titolo, il classico
e pluri-celebrato “Sogno Americano” relegandolo
ad una vuota aspirazione di notorietà in un reality
televisivo e rappresenta uno dei pochi ed isolati atti di
autocritica (furbetta) hollywoodiana nei confronti del suo
intero sistema, con una storia corale che si propone come
specchio caricaturale e satirico (un pò superficiale,
in verità, ma non si può avere tutto...) di
aspetti di primo piano della società americana come
la Tv spazzatura, le canzonette, la famiglia, il successo
facile ed anche la politica; quest’ultima è rappresentata
con particolare ferocia ed efficacia grazie al personaggio
del Presidente USA interpretato dal bravo Dennis Quaid e dipinto
come un idiota totale, ignorante ed in balia del suo furbo
consigliere (un efficace e strisciante Willem Dafoe). Qualsiasi
riferimento a George Bush jr. non è, insomma, casuale.
Il film si propone di illustrare “un mondo orribile”
(Politica e Tv, ma anche la stessa società familiare
che ne recepisce linguaggio e tendenze) popolato da “gente
orribile” (politici, showmen ed artisti o aspiranti
tali) ed è una commedia amara abbastanza divertente,
sebbene i toni di satira apocalittica sbandierata ai 4 venti
per motivi di promozione interessano soprattutto la forma
più che la sostanza. Si mette, con un tono leggero
(e non è un demerito, anzi!!!), molta carne al fuoco
per quanto riguarda personaggi, argomenti e stereotipi americani,
sparando a zero su diversi bersagli, ma spesso il sarcasmo
non è abbastanza forte assumendo più i toni
dello sfottò demenziale di film come “American
Pie” e vari epigoni che di parabola satirico-paradossale,
anche se alla fine ci si diverte lo stesso con un film che
ironizza e sbeffeggia senza prendersi troppo sul serio (ed
è un altro merito). Molto valide poi le interpretazioni
degli attori, con Hugh Grant e Dennis Quaid perfetti nei rispettivi
ruoli di “bravo presentatore” e “bravo Presidente”,
così come appaiono molto convincenti sia Willem Dafoe
(che fa il verso al consigliere Dick Cheney) sia i giovani
Mandy Moore e Sam Golzari che interpretano una l’odiosissima
Sally (ed è brava a renderla antipatica senza eccessi)
e l’altro il tenero e tutto sommato simpatico kamikaze
Omer.
Paolo
Pugliese