“Amabili
Resti” è l’atteso, nuovo film del regista
neozelandese Peter Jackson, riduzione cinematografica dell’omonimo
best seller di Susie Salmon, pubblicato nel 2002.
Il romanzo è una favola drammatica e romantica al tempo
stesso, che vede la quattordicenne Susie Salmon venire uccisa
da un assassino seriale e pedofilo. Non sarà il suo
omicidio o il colpevole ad essere il tema dominante della
storia, ma ciò che le succede dopo, con la sua vicinanza
alla famiglia. A causa della prematura morte, infatti, la
ragazzina si ritrova in una dimensione onirica sospesa tra
il mondo e l’aldilà, rimanendo vicina ai suoi
genitori, osservando e raccontando al pubblico le reazioni
al lutto e la loro vita che, con il tempo, riprende ad andare
avanti. Ma Susie, dal cielo, osserva anche la vita del suo
omicida...
Peter
Jackson propone un viaggio nella memoria, nell’amore
e nella speranza umana accantonando il cinema epico e spettacolare
dei suoi precedenti “Il Signore degli Anelli”
e “King Kong” in favore di uno stile ricercato
ed introspettivo che ci riporta con la memoria ai tempi del
bellissimo ed amaro “Creature del Cielo”. Il regista,
co-autore anche della sceneggiatura, riesce a trattare i temi
forti ed anche espliciti del romanzo con una sensibilità
ed una delicatezza che convince il pubblico, raccontando una
storia dalle molteplici sfaccettature, nel cui mostrarle,
passa in maniera naturale e disinvolta dai toni drammatici
a quelli thrilling, dal fantasy alla commedia. Non manca un
delicato accento sentimental-adolescenziale che viene esplorato
in maniera lieve durante il film, per poi chiudersi nel contro-finale,
alternandosi in montaggio parallelo con una sequenza molto
amara e di grande effetto inerente i resti terreni di Susie.
Il film ha un’estetica raffinatissima, di grande inventiva
ed impatto –sia visivo che emozionale- con sequenze
di ampio respiro narrativo, unite ad un montaggio ad incastro
e con l’ausilio di effetti speciali tanto spettacolari
quanto non invasivi e funzionali alla storia: immaginosa ed
inventiva risulta infatti la realizzazione della dimensione
dove è confinata Susie, la quale muta d’aspetto
a seconda dei ricordi e degli stati d’animo della ragazzina,
tra boschi incantati, velieri in bottiglia, palloni giganti,
oceani d’erba ed atmosfere anni ‘70.
Il
cast vede la presenza di attori affermati come Rachel Weisz
(“The Constant Gadner”, “La Mummia”),
Mark Wahlberg (“Shooter”, “The Italian Job”)
e Susan Sarandon (“Thelma & Luoise”, “Dead
man walking”), i quali interpretano senza infamia e
senza lode i loro personaggi, venendo però messi in
secondo piano sia dalla freschezza della giovane attrice irlandese
Saoirse Ronan (“Ember-La città della luce”),
davvero molto espressiva e naturale nel ruolo di Susie, sia
dalla performance lucida e tagliente di Stanley Tucci. L’attore,
che siamo abituati a vedere in ruoli brillanti e sopra le
righe, qui è titolare di forse la migliore interpretazione
della sua carriera, quella di un predatore metodico e pignolo,
svuotato da qualsiasi emozione umana che il pubblico intuisce
dal suo sguardo fisso e glaciale, dai lampi animali.
Paolo
Pugliese