Fergus
e Frankie sono amici inseparabili fin dalle scuole elementari
e insieme hanno condiviso gran parte della loro vita. Mentre
Fergus decide di servire il suo paese unendosi alle forse
speciali inglesi, il SAS, coronando il suo sogno di girare
per il mondo, Frankie decide invece di rimanere in patria
e vivere con la sua ragazza, Rachel. Contattato da Fergus,
diventato ora un contractor, ovvero un mercenario ben retribuito,
Frankie decide di seguire il suo migliore amico nei paesi
devastati dalle bombe, anche per garantire una vita dignitosa
alla sua fidanzata. Dopo
il rimpatrio dovuto a problemi di varia natura, Fergus viene
a sapere che Frankie è stato ucciso in un conflitto
e, in cerca di verità assolute, indagherà con
Rachel per onorare l’amico morto in questo conflitto
insensato.
Ken
Loach si dimostra regista impegnato e dalle cronache dei conflitti
scoppiati in Afghanistan, nelle zone devastate di Baghdad
e di Falluja, vuole dare una dignitosa sepoltura a tutte quelle
vittime spezzate da questa guerra che nasconde solo biechi
e spregevoli interessi di multinazionali, interessate più
a facili guadagni che alla pace. La
fotografia del suo film non lascia scampo: è cupa,
tetra, e ci viene rimandata in tutta la sua carica d’orrore
con scene di video dai telegiornali in cui assistiamo ad un
martirio senza riposo. Inoltre, inserisce nel contesto della
pellicola veri soldati, resi disabili o mutilati nei campi
di battaglia, che dimostrano quanto spesso ciò che
ci viene raccontato dalle tv corrisponde solo ad una facciata
di comodo mentre la verità è spesso, se non
sempre, nascosta per evitare incidenti diplomatici.
Fergus
- l’attore Mark Womack - è ottimo nel ruolo di
un personaggio che combatte per tutte le vittime innocenti
che si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato,
come si ripete spesso durante il film: dimostra una partecipazione,
una recitazione sentita, che ci narra di schegge impazzite
che rimangono nella memoria dei soldati e/o dei mercenari.
Essi decidono di partire volontari e al ritorno sono completamente
trasfigurati, resi macchine di morte che difficilmente possono
ritornare al loro ruolo di marito o padre, se non con molte
difficoltà e con molti sforzi. L’attrice
Andrea Lowe - Rachel - qui al suo debutto al cinema, e John
Bishop, nei panni di Frankie, mostrano una certa intensità
nel loro ruolo ma sono e rimangono figure distanti, molto
sfocate, rispetto a tutto ciò che Fergus ha vissuto
e che ora si porta dentro. Un mondo fatto di morte, di disperazione,
e di alienazione, che ha minato e mina ancora la sanità
di coloro che sopravvivono, costretti a rivivere nei loro
incubi attimi che sono stati e che saranno per sempre.
Un’opera
coraggiosa che Ken Loach affronta non solo partendo dalla
cronaca dei nostri giorni, ma anche dei disagi futuri che
questi uomini mandati al macello ritroveranno in un futuro
prossimo, agghiacciante, pieno di tare mentali e profondi
problemi psichici che sarà un peso per le future generazioni.
Alessandro
Cristofaro