L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE
 
Titolo Originale: Rise of the Planete of Aoes
Genere: Fantascienza, Drammatico
Regia: Rupert Wyatt
Sceneggiatura: Amanda Silver, Pierre Boulle, Rick Jaffa
Cast: James Franco, Tom Felton, Freida Pinto, Andy Serkis, Brian Cox, John Lithgow, Tyler Labine, David Hewlett, David Oyelowo
Colonna Sonora: Patrick Doyle
Produzione: Chernin Entertainment, Twentieth Century Fox Film Corporation
Paese d’origine: USA - 2011
Durata: 105 minuti
Data di uscita: 23 settembre 2010

 

A San Francisco, Will Rodman (James Franco) è un giovane e brillante scienziato che lavora in una grande società farmaceutica, la Gen-Sys, dove svolge ricerche genetiche per sviluppare un virus benigno in grado di ricostituire i tessuti cerebrali danneggiati. L'uomo vuole individuare una cura per l'Alzheimer, malattia da cui è affetto il padre Charles (John Lithgow). Poco prima che la Gen-Sys dia inizio alla sperimentazione umana di un nuovo farmaco promettente e potenzialmente molto redditizio, l'ALZ-112, le scimmie sulle quali Will sta effettuando i test mostrano all'improvviso un comportamento insolitamente aggressivo. Viene così decretato l'esito negativo della ricerca e Will deve interrompere il programma. Nella confusione che segue l'improvvisa interruzione dello studio, Will si trova a dover accudire un neonato di scimpanzé, un maschio, figlio orfano del primate più promettente di quelli sottoposti alla sperimentazione del farmaco. Lo scimpanzé viene chiamato Caesar ed allevato in segreto a casa, mentre Will si occupa del padre malato. Essendo stato esposto all'ALZ-112 quando si trovava nell'utero materno, Caesar dimostra un'intelligenza e alcuni comportamenti insoliti per una scimmia. Ispirato dall'osservazione delle doti inaspettate di Caesar, Will porta avanti a casa la sua ricerca, usando il padre e Caesar come soggetti di sperimentazione. Nel tempo, come il giovane scienziato capisce rapidamente, i traguardi raggiunti sono destinati a far precipitare lui e l'intera razza umana verso il disastro, con la nascita di una nuova razza di scimmie evolute.

Penalizzato da un clima di sfiducia generale, causata dalla sua natura di prequel di un remake (“Planet of Apes” di Tim Burton) che non ha sfondato i botteghini, “L’Alba del Pianeta delle Scimmie” sorprende invece positivamente il pubblico per una propria, solida, identità filmica, questo grazie ad una storia ricca di spunti e sviluppi interessanti. La sceneggiatura parte da un incipit concreto e credibile (la ricerca di un farmaco che stimoli l’autoriparazione organica dei tessuti cerebrali), con un intreccio narrativo agile e lineare ,contenente una progressiva evoluzione dei personaggi principali, insieme ad una denuncia sotto traccia contro la sperimentazione scientifica sugli animali. Nonostante la storia mostri un paio di grossi buchi logici, la conseguente caduta narrativa passa in secondo piano davanti ad un cast di buon livello e soprattutto un’ottima regia, con una distribuzione omogenea ed equilibrata della narrazione e della suspense.
Per essere quindi un film sulla carta senza troppe pretese, “L’Alba del Pianeta delle Scimmie” è un prodotto tecnicamente ben scritto e ben realizzato, avvalendosi anche di buoni effetti speciali che hanno il loro zenit verso il finale, con l’attesa rivolta dei primati contro gli uomini, visivamente spettacolare, ma un po’ troppo sensazionalistica ed affrettata per risultare coinvolgente e realistica.

Spendiamo infine una parola in più sulla metafora di denuncia sociale che il film contiene, stimolante e condivisibile non solo nella sua riflessione sui maltrattamenti verso gli animali, ma anche nell’esprimere concetti come il razzismo, la lotta per libertà e la schiavitù. In un periodo (gli ultimi 10/15 anni) in cui i film non devono avere assolutamente alcun contenuto di tipo eversivo, è bello vedere una pellicola che, attraverso la cronaca di un branco di scimmie che lotta per la propria libertà, cita apertamente la segregazione razziale nella storia degli Stati Uniti, fornendo spunti di riflessione a cui il cinema americano ci aveva disabituati (o aveva tentato di farlo).

Paolo Pugliese
Enrico Peduzzi