Cobra,
Mazinga e Negro sono tre poliziotti della Divisione Celere
di Roma, i più conosciuti “celerini” -termine
spregiativo- con cui si rivolgono a loro i folti gruppi di
tifosi e manifestanti di tutta Italia. Nella capitale, conducono
una vita fatta di promesse mancate e di speranze illuse, ma
l’ingresso in sede di una nuova matricola, Adriano,
sembra stabilire un clima nuovo, una sorta di evoluzione in
squadra. Gli equilibri precari già presenti nel gruppo,
però, segneranno i nostri eroi, costretti a prendere
visione dell’inutile corsa al massacro che avviene sotto
i loro occhi, nonostante il loro impegno e la dedizione ad
una causa in cui ancora credono.
Stefano Sollima, regista della versione tv di “Romanzo
Criminale”, che ha risvegliato le platee televisive
dal torpore in cui erano cadute, si presenta sul grande schermo
con l’adattamento del romanzo di Carlo Bonini, edito
dalla Einaudi Editore: rielaborato in gran parte, con i protagonisti
che da tre diventano uno, poi scisso in 3 persone differenti,
più un quarto protagonista che rappresenta il punto
di vista dello spettatore sulla vita di questi uomini. Non
si tratta di una comune squadra di polizia come tante, ma
“carne da macello”: agenti che operano per preservare
la sicurezza, o per bloccare le proteste più accese
e pericolose per l’ordine pubblico. Sempre in prima
linea, a ricevere sputi e insulti, per uno stipendio inferiore
alla vita degradante in cui violenza e odio, frutto della
profonda crisi sociale in cui versa il nostro paese, la fanno
da padrone. Un lavoro che dovrebbe tutelare il cittadino,
ma che ormai è visto, a seconda dei casi, come una
valvola di sfogo per chi ha ormai perso ogni speranza oppure
vive un tradimento da parte dello Stato, colpevole di aver
abbandonato la giustizia e l’equità sociale.
Ambientato in un periodo che va dagli incidenti del G8 di
Genova (2001), all’omicidio del giovane tifoso laziale
Gabriele Sandri (2007), "A.C.A.B." ci mostra un’Italia
in presa diretta, con un montaggio veloce e adrenalinico,
che non indugia sul malcontento che ormai serpeggia ovunque.
La cinepresa usa tinte forti per rendere quanto più
vive ed intense la gamma di emozioni che si staglia sul volto
dei protagonisti: attori non nuovi al linguaggio del cinema
poliziesco, che risultano affascinanti per la loro recitazione.
Da Filippo Nigro ("La Finestra di Fronte", la fiction
"R.I.S."), passando per Marco Giallini (la fiction
"La Nuova Squadra"), a Pierfrancesco Favino ("L'Industriale",
"Romanzo Criminale"), il cast è quanto più
forte ed espressivo che mai, mostrando uomini combattuti tra
le loro debolezze e la violenza quotidiana a cui sono esposti.
Giallini dimostra la saggezza del padre di famiglia; Nigro
e Favino sono, rispettivamente, la scheggia impazzita e la
rabbia; mentre Domenico Diele, questa la sua prima prova al
cinema, è la coscienza del gruppo: uniti nella fratellanza
e nella solidarietà ai colleghi. Uomini soli che possono
contare solo su loro stessi, ma che in gruppo diventano una
forza dirompente. Una pellicola dal tratto forte, un mix tra
un poliziesco e un drammatico, ben ancorato alla nostra realtà
e ai fatti quotidiani che ognuno vive sulla propria pelle,
e su cui una leggera corazza si crea per respingere il marcio
che ci viene addosso.
Alessandro
Cristofaro