GLI ABBRACCI SPEZZATI

Titolo Originale: Los abrazos rotos
Genere: Dramamtico/Sentimentale/Thriller
Regia: Pedro Almodovar
Sceneggiatura: Pedro Almodovar
Cast: Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Tamar Novas, Rubén Ochandiano, Marta Aledo, Agustín Almodóvar, Enrique Aparicio, Rossy de Palma, Ángela Molina, Carlos Leal, Carmen Machi
Colonna Sonora: Alberto Iglesias
Produzione: ARP Sélection, Milky Way Image Company, Warner Bros.
Paese d’origine: Spagna - 2009
Durata: 124 minuti
Data di uscita: 13 novembre 2009

 

Mateo Blanco è un regista e sceneggiatore cinematografico la cui vita si spezza a causa di un incidente automobilistico nell’isola di Lanzarote, dove perde la vita la sua amante Lena, protagonista del film “Ragazze e Valigie” che stavano girando insieme. Diventato cieco ed incapace di accettare la morte della donna della sua vita, Mateo sopravvive decidendo di scindere la sua identità in due persone differenti, adottando per sempre il suo pseudonimo letterario, Harry Caine, con l'idea che Mateo Blanco sia invece morto accanto alla sua amata Lena.
14 anni dopo, Harry Caine ha ormai cancellato qualsiasi traccia dell’identità di Matteo vivendo grazie alle sceneggiature ed i lavori letterari che scrive, aiutato da Diego, il suo segretario, dattilografo ed aiutante, nonché figlio della sua fedele direttrice di produzione Judit Garcia.
Una notte Diego ha un incidente ed Harry si prende cura di lui in assenza della madre Judit. Nelle notti che seguiranno, lo scrittore sarà al capezzale del ragazzo e Diego gli chiederà per la prima volta di raccontargli il suo passato, quando era Mateo Blanco.

Pedro Almodovar dirige un film affollato ed eterogeneo che fonde il melodramma, la commedia e il cinema noir in una storia sviluppata su tre piani narrativi: da un lato il passato, con il racconto dell'amore clandestino tra Mateo e Lena, amante dell’anziano industriale Ernesto che, scoperta la cosa, decide di distruggere la carriera di Mateo; dall’altro il presente, con la vita di Harry/Matteo e il dramma del figlio omosessuale di Ernesto, da lui vessato in passato; in mezzo, il film nel film, "Ragazze e valigie", commedia al femminile interpretata da Lena e diretta da Mateo, mentre il figlio di Ernesto gira in video il making of del film, facendo da spia al padre (finanziatore della pellicola) sui comportamenti dei due amanti.

Un film non facile, questo “Gli Abbracci Spezzati”, dalla struttura complessa, costruita come un mosaico narrativo composto da molteplici rimandi tra presente e passato che rischiano di renderne ostica la visione e, soprattutto, la lettura dei suoi più intimi significati. Nonostante un impianto narrativo eccessivamente complicato ed un finale ingarbugliato che lascia il pubblico perplesso, non si può fare a meno comunque di apprezzare questo film, elegante e dal ritmo sincopato con la consueta rappresentazione da parte di Almodovar di un fallace ed umano mondo interiore, popolato da sentimenti forti che danno via a drammi e tragedie.
Il regista non disegna alcuna morale della favola, illustrando una storia normale che fa da sfondo agli aspetti che contribuiscono a renderci umani, vitali e imperfetti: da un lato la gelosia, il tradimento, l'abuso di potere, il dramma della fatalità ed il conseguente complesso di colpa; dall’altro il sapore delle emozioni, la forza del desiderio, la ricchezza della memoria e la voglia di vivere nonostante il dolore della perdita e le delusioni.

Almodovar ha stemperato col tempo il gusto per l’eccesso e l’ironia sarcastica e grottesca delle sue prime opere in favore di una maturità narrativa che ha dalla sua l’intensità adulta e mai banale della rappresentazione dell’animo umano nonché il racconto di storie di vita e sentimenti vissuti, ben interpretati da ottimi attori come Penelope Cruz, Lluís Homar e Blanca Portillo.
La pellicola non convince però mai pienamente e nonostante un suo indubbio valore artistico, superiore alla media generale dei cosiddetti film d’autore (termine di cui si abusa fin troppo), rimane comunque inferiore agli standard a cui Almodovar ci ha abituato con pellicole come Volver, Tutto su mia madre e Parla con Lei. La responsabilità di questo è da imputare ad una sceneggiatura che si dimostra didascalica ed in diversi punti anche enfatica, in parte bilanciata da una messa in scena impeccabile, ma in parte debitrice anche di una certa crisi di idee del Maestro.

Marco Valerio